I cinque errori dei traduttori più esperti

http://wantwords.co.uk/school/mistakes-experienced-translators-make/

 

https://www.traduzione-testi.com/traduzioni/tecniche-di-traduzione/i-cinque-errori-dei-traduttori-piu-esperti.html

https://www.traduzione-testi.com/traduzioni/tecniche-di-traduzione/i-cinque-errori-dei-traduttori-piu-esperti-2.html

 

 

 

Lezione 135: i 5 errori commessi dai più esperti traduttori

 

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.

Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.

Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Sono stato lì, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.

Ma, che dire, dei traduttori più esperti? Forse, non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse, abbiamo le nostre fonti fidate. O, forse, non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nelle mie riflessioni, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). Eh no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e, forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.

 

Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza

Ovviamente, l’avere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?

Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere, nel contempo, positivo e complicato.

L’eccessiva dipendenza rispetto a quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestare allo stesso la giusta attenzione.

E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.

Cosa succede con questo potente strumento?

Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

 

Non seguire gli sviluppi

Ricordo che, quando ero un traduttore novello, seguivo tutto: leggevo tutte le riviste, mi iscrivevo a tutte le newsletter, partecipavo a tutti gli eventi possibili.

Naturalmente, non dovremmo farlo per sempre. Ma quello che ho notato, ora, è che ho sempre minor probabilità di leggere una rivista del settore, ho minor probabilità di visitare il blog di un collega, è meno probabile che mi concentri su quel che sta accadendo.

Ebbene, tutte queste fonti sono ancora lì, da qualche parte, nella periferia, ma non do più loro molta attenzione, così come facevo prima.

Mi dico che sono troppo impegnato a lavorare, che mi aggiornerò con le newsletter durante il fine settimana, che l’anno prossimo andrò a questo o a quell’evento – ma non faccio mai nulla di tutto questo.

Quel che posso fare, attualmente, è – tutt’al più – scorrere tra i titoli e le linee tematiche, per ottenere una sintesi di ciò che sta accadendo.

Ovviamente, ora sono aggiornato sui principali sviluppi, ma non ho la stessa spinta che avevo un tempo, per entrare nei dettagli.

 

Sono già stato lì, ho già avuto quell’atteggiamento

L’essere stati in questo settore, per alcuni anni, ti consente di ottenere abbastanza facilmente l’atteggiamento del “sono stato lì, ho fatto questo”: hai letto articoli simili, hai ascoltato discussioni simili, hai partecipato ad eventi simili o hai persino lavorato a progetti simili; quindi, non c’è nulla di nuovo per te, non riesci più a capire perché qualcuno potrebbe essere entusiasta di assistere ad una conferenza, di sostenere un’opportunità o di intervenire in un progetto; è tutto molto casuale, quasi prosaico.

Niente più ti sorprende, pochissime cose ti interessano o ti ispirano.

In una certa misura, è normale sentirsi così. Ma, a volte, possiamo fare un passo di troppo e scoraggiare un collega più giovane, o minare il suo entusiasmo, insistendo sul fatto che non sia cambiato niente.

È difficile conservare lo stesso atteggiamento da principianti; ma il permettere che l’approccio del “sono stato lì, ho fatto questo” influenzi il tuo pensiero, rischia di rendere il lavoro meno divertente per te.

O, a volte, potremmo finire col trascurare le idee utili che potrebbero aggiungersi al nostro repertorio, poiché esse si nascondono tra le cose che già conosciamo.

 

La maledizione della conoscenza

Quel che ho notato, e che stavo facendo io stesso, era che stavo lanciando acronimi, nomi, idee, persone ed aziende, supponendo che tutti sapessero di cosa stavo parlando. Questa conoscenza interna è spesso fonte di orgoglio, segno di appartenenza e di possesso di informazioni privilegiate.

È facile dimenticare che l’arrivo al punto di capire tutto questo, e di vedere le connessioni nel settore, richiede anni – e certamente mi ci sono voluti alcuni anni. All’improvviso, ci aspettiamo che tutti coloro che sono intorno a noi – dal collega al nuovo arrivo nel settore – ottengano gli stessi acronimi, nomi e concetti. E, quando non vi riescono, siamo spesso portati a pensare che essi abbiano vissuto in una caverna…

Quel che ho realizzato, nel corso degli anni, è che sarei in una posizione molto migliore, se dovessi assumere che i miei interlocutori non abbiano questa conoscenza privilegiata – cioè, se volessi comunicare, e non se volessi impressionarli. Ed, ovviamente, sta a me condividere le informazioni con loro.

 

L’analisi di Rosy

Non abbiamo, forse, tutti noi, la sensazione che le cose siano andate meglio in passato, qualche volta? Sono certamente colpevole di questo. Le tariffe erano più alte, eravamo trattati meglio, le agenzie di traduzione con cui lavorare erano più gentili, e tutto ciò che abbiamo ora è peggiore, o piuttosto carente.

Lo stesso principio si applica ad alcuni meccanismi maggiori, in questo settore: siamo ora minacciati più che mai, posto che ora è più facile, per le persone non qualificate, affermare di essere traduttori, e così via.

È un errore – in generale, le cose stanno migliorando, ma il nostro sentimento ci dice che siamo in una situazione sempre peggiore.

Questo modo di pensare ci colpisce in modo negativo ma, a volte, può anche indurci a scoraggiare i colleghi più giovani: le cose non vanno bene come prima, quindi forse vorrai pensarci due volte.

Alla fine della giornata, dovremmo sapere che l’invecchiamento è inevitabile, ma la maturazione è facoltativa. Speriamo che, essendo consapevoli del fatto che, a volte, facciamo questi errori, possiamo diventare non solo dei traduttori più esperti, ma anche più saggi.

 

Condividi questo elemento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!