Cinque progressi che seguirono le pandemie

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15 luglio 2020

 

Cinque progressi che seguirono le pandemie

Le malattie hanno devastato l’umanità, ma hanno anche ispirato sconvolgimenti sociali e innovazioni.

Glenn McDonald

 

Le pandemie hanno devastato le civiltà umane, nel corso della storia. Ma le crisi sanitarie globali hanno anche innescato progressi nella cultura e nella società, cambiando in meglio le vite. Hanno migliorato i sistemi idrici e quelli igienico-sanitari, e le relative scoperte hanno portato a innovazioni nel limitare la diffusione delle malattie, nonché nei trattamenti e nei vaccini.

“La politica pubblica e la società nel suo insieme sono state drammaticamente modellate dalle epidemie”, afferma Katherine Foss, professoressa di Giornalismo e Media Strategici, presso la Middle Tennessee State University, nonché autrice di Constructing the Outbreak: Epidemics in Media & Collective Memory.

Di seguito, sono riportati cinque cambiamenti positivi che, in passato, hanno fatto séguito a epidemie, pandemie e crisi di salute pubblica su larga scala.

 

La peste nera portò a condizioni migliori per i poveri

La peste nera nella Firenze del XIV secolo.

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Per coloro che sopravvissero, la Peste Nera che devastò l’Europa nel XIV secolo portò a un cambiamento fondamentale per vaste fasce della società, vale a dire i lavoratori poveri. La peste creò una carenza di manodopera che conferì potere ai lavoratori e, alla fine, abbatté la tradizione oppressiva della servitù.

“I lavoratori agricoli furono in grado di richiedere migliori pagamenti e migliori condizioni ai loro signori feudali”, afferma David Routt, professore di storia all’Università di Richmond.

Non solo più persone furono in grado di trovare lavoro, ma vi fu anche un miglioramento nella vita e nelle condizioni di lavoro.

“Nelle aree urbane, dove la peste inferse il suo colpo più duro, le autorità divennero più consapevoli dell’importanza dei servizi igienici pubblici, per frenare le epidemie”, dice Routt. “E in alcune città venne implementata la quarantena dei cittadini infettati – tali pratiche erano precorritrici delle moderne concezioni di salute pubblica”.

 

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La pandemia del 1918 migliorò l’assistenza ai pazienti

La pandemia influenzale del 1918, chiamata anche (impropriamente) “influenza spagnola”, spazzò via dai 20 ai 50 milioni di persone in tutto il mondo. Ma portò anche a una seria rivalutazione delle politiche di sanità pubblica, negli Stati Uniti e altrove.

Negli anni ’20, molti governi abbracciarono nuovi concetti di medicina preventiva e medicina sociale, come afferma Nancy Mimm, specialista in salute della popolazione presso l’Università di Harrisburg.

La Russia, la Francia, la Germania e il Regno Unito, tra gli altri, istituirono sistemi sanitari centralizzati, mentre gli Stati Uniti adottarono dei piani assicurativi incentrati sul datore di lavoro. Entrambi questi sistemi estesero l’accesso all’assistenza sanitaria per la popolazione comune, negli anni successivi alla pandemia.

“I medici iniziarono a concentrarsi sulle condizioni sociali e professionali che promuovevano la malattia, non solo per curare la stessa, ma anche per suggerire dei modi per prevenirla”, dice la dottoressa Mimm. “Inoltre, la salute pubblica iniziò ad essere più simile a quella moderna, basata sulla pratica dell’epidemiologia – lo studio dei modelli, delle cause e degli effetti delle malattie”.

Kelly Ronayne, professoressa di storia alla Adelphi University, afferma che le pandemie tendono a generare dei collettivi miglioramenti nella cura del paziente, spesso in modalità facilmente irrilevanti. Ad esempio, dice la professoressa Ronayne, i letti degli ospedali, nel tempo, sono cambiati da legno a metallo, per migliorare l’igiene. Anche le profonde crisi di salute pubblica tendono a generare grandi cambiamenti.

“Le pandemie hanno portato a innovazioni nella vaccinazione; basti pensare al morbillo, alla parotite, alla rosolia, alla malaria e alla poliomielite, per citarne solo alcuni”, dice la Ronayne.

 

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Cambiamenti nell’equipaggiamento protettivo e nell’ alloggiamento

I registri suggeriscono che il concetto di allontanamento sociale ha una storia molto lunga. La classica maschera contro la peste, indossata dai dottori medievali e dotata di una grande fronte a forma di becco, venne progettata – in parte – per favorire la distanza fisica tra medico e paziente. Secondo la teoria dei miasmi, la malattia si diffonde nell’aria attraverso i cattivi odori. La maschera a forma di becco, riempita di erbe, venne progettata per consentire all’aria malata di spargersi altrove, prima di raggiungere il medico.

Il concetto di distanziamento sociale influenzò anche la progettazione degli edifici residenziali. Dopo la pandemia del 1918, i funzionari della sanità pubblica riconobbero che le abitazioni urbane ravvicinate stavano contribuendo alla diffusione della malattia. I successivi provvedimenti legislativi affrontarono tale questione.

“Negli anni ’30, il New Deal di Franklin D. Roosevelt richiedeva che tutti gli appartamenti avessero scale antincendio, corridoi principali larghi tre piedi e bagni separati”, dice la Ronayne.

L’allontanamento sociale ebbe un impatto anche sulla moda.

“La crinolina, all’interno degli abiti da donna, forniva il necessario distanziamento dagli uomini”, dice la Ronayne, riferendosi alle gonne a cerchio, popolari nel XIX secolo. “Ciò era dovuto in parte alle norme sociali, ma aiutò anche le donne a evitare di contrarre una malattia mortale”.

 

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Le pandemie ispirarono grandi opere d’arte

Mentre le pandemie infliggevano sofferenze e perdite per milioni di persone, gli artisti risposero incanalando le loro esperienze nell’arte, nella letteratura e nella musica.

“L’autore medievale Giovanni Boccaccio ambientò il suo capolavoro, il Decameron (1351), nell’epoca della peste bubbonica del 1348, a cui l’autore assistette in prima persona nella sua Firenze”, dice la storica culturale Rebecca Messbarger, co-fondatrice del programma Medical Humanities alla Washington University.

L’elenco potrebbe continuare: l’autore britannico Daniel Defoe e lo scrittore italiano Alessandro Manzoni scrissero romanzi storici basati sulla pandemia di peste del XVII secolo, che colpì l’Europa. La crisi influenzale del 1918 diede origine ad alcune delle più importanti opere letterarie dell’inizio del XX secolo, tra cui Wasteland di T.S. Eliot’s, The Second Coming di William Butler Yeats e Mrs. Dalloway di Virginia Woolf. E la pandemia di AIDS degli anni ’80 ha prodotto artisti come David Wojnarowicz, Therese Frare e Keith Haring.

“Questi artisti hanno tradotto le loro personali esperienze delle devastazioni e della perdita, portate dalla malattia, in immagini grafiche che, in altri tempi, sarebbero state nascoste dalla quarantena sociale e politica”, dice Messbarger.

 

L’epidemia ispirò i Padri Fondatori a prendere in considerazione la salute pubblica

Nel 1793, un’epidemia di febbre gialla dilagò per le strade di Filadelfia, che all’epoca era la più grande città d’America e la capitale della Nazione. In quei tempi, Philly era la patria di alcuni influenti responsabili politici, tra cui George Washington, John Adams, Thomas Jefferson e Alexander Hamilton.

L’epidemia di Filadelfia convinse i Padri Fondatori che la salute sociale, economica e politica della Nazione era inestricabilmente legata alla salute pubblica, secondo la professoressa Jeanne Abrams dell’Università di Denver, autrice del libro Revolutionary Medicine: The Founding Fathers and Mothers in Sickness and in Health.

Tra i primi passi, nell’affrontare la questione della salute pubblica nel 1798, il presidente John Adams affermò la necessità di quarantene più severe, applicate a livello nazionale, in caso di epidemie. Adams firmò anche la Legge per il soccorso dei marinai malati e disabili, che principalmente istituì ospedali nei porti di tutto il Paese, per prendersi cura dei marinai malati. Ma la funzione di tale istituzione si espanse fino a diventare quello che ora è il Servizio Sanitario Pubblico.

Come dice Abrams, “La prima esperienza dei fondatori con le epidemie li portò, fin da subito, a rendersi conto che il Governo ha validi motivi per assumersi alcune responsabilità, riguardo alla salute dei suoi cittadini”.

 

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Glenn McDonald

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