Alcune rare mutazioni ‘killer’, presenti alla nascita, potrebbero rubare anni della tua vita

https://www.sciencemag.org/news/2020/04/rare-killer-mutations-present-birth-could-be-taking-years-your-life#

Le mutazioni, presenti dalla nascita nel nostro DNA, possono farci morire in giovane età.

Christoph Burgstedt / iStock.com

 

Alcune rare mutazioni ‘killer’, presenti alla nascita, potrebbero rubare anni della tua vita

Di Amanda Heidt, 24 aprile 2020, 12:40

 

Gli scienziati hanno scoperto alcune mutazioni ultra-rare, presenti dalla nascita nelle nostre cellule, che probabilmente rubano anni alla vita di una persona. Ciascuna di queste varianti del DNA, molto probabilmente ereditate dai nostri genitori, possono ridurre la durata della vita di ben 6 mesi, come stimato dai ricercatori. E diverse combinazioni possono dettare per quanto tempo si possa vivere, prima di sviluppare malattie legate all’età, quali il cancro, il diabete e la demenza.

I geni di una persona non stabiliscono una durata specifica della vita naturale, poiché anche la dieta e molti altri fattori svolgono un ruolo importante a tale proposito, ma gli studi hanno dimostrato che le varianti del DNA possono influenzare il processo di invecchiamento. I biologi registrano meno di 1/3 di questa influenza, sui geni che ereditiamo. La fonte di altre variazioni del DNA, che influenzano l’età, è ambientale: danni solari, esposizioni chimiche e altre ‘offese’, che creano migliaia di mutazioni casuali. La raccolta di queste mutazioni ambientali per ciascuna cellula è diversa, e la maggior parte di esse non influisce notevolmente sulla durata della vita di una persona.

La ricerca di queste rare mutazioni, che si trovano in meno di una persona su 10.000, ha richiesto uno sforzo di gruppo. Vadim Gladyshev, genetista della Harvard University, co-autore senior nel nuovo studio, ha collaborato con colleghi accademici e con una società biotecnologica, chiamata Gero LLC, per setacciare la UK Biobank, un database pubblico contenente i genotipi di circa 500.000 volontari.

Utilizzando oltre 40.000 di questi genotipi, il team ha cercato correlazioni tra i piccoli cambiamenti nel DNA e le condizioni di salute, un cosiddetto ‘studio di associazione su tutto il genoma’. In particolare, le varianti che hanno preso di mira eliminano completamente i geni, privando di determinate proteine tutte le cellule del corpo.

In media, ogni persona nasce con sei varianti ultra-rare, che possono ridurre la durata della vita e della propria salute, nonché il tempo di vita prima di sviluppare malattie gravi, come riferito in questo mese dal team, su eLife. Più mutazioni si riscontrano, maggiore è la probabilità che una persona, in giovane età, sviluppi una malattia legata all’età o che muoia. “L’esatta combinazione rileva”, come afferma Gladyshev; ma, in generale, ciascuna mutazione riduce di 6 mesi la durata della vita, e di 2 mesi le condizioni della salute.

I risultati si basano su ciò che è già noto sull’invecchiamento: i ‘geni della famiglia’ sono rilevanti.

Ma, piuttosto che studiare le mutazioni comuni, riscontrate in persone particolarmente longeve, i ricercatori possono ora prendere di mira le varianti più rare, presenti in tutti gli individui. Gladyshev spera che queste informazioni possano essere utilizzate negli studi clinici, per classificare i partecipanti in base alle loro mutazioni, oltre che in relazione a elementi quali il sesso e l’età effettiva.

Egli ammette che i risultati sono potenzialmente controversi, in quanto questi minimizzano il contributo percepito all’invecchiamento delle mutazioni ambientali ‘somatiche’, acquisite nel corso della vita. Le mutazioni somatiche “rientrano in un più ampio universo di cambiamenti, legati all’età, influenzati dallo stile di vita”, sostiene costui, aggiungendo che anche i cambiamenti negli ormoni e nell’espressione genica derivano dall’età. “Tutti questi cambiamenti contribuiscono al processo di invecchiamento, ma non lo causano da soli”.

Jan Vijg, genetista presso l’Albert Einstein College of Medicine, che studia il ruolo delle mutazioni somatiche nell’invecchiamento, concorda su questo punto, anche se aggiunge che le mutazioni somatiche possono ancora causare malattie, come il cancro della pelle, che riducono la durata della vita.

Tuttavia, Alexis Battle, un ingegnere biomedico presso la Johns Hopkins University School of Medicine, indica un importante avvertimento: la nuova ricerca ha esaminato solo l’esoma, ossia l’1% del genoma, che costruisce attivamente le proteine che dirigono le nostre cellule. Il resto è in gran parte una ‘scatola nera’, sebbene vi siano delle prove crescenti che dimostrano che essa può influenzare l’espressione genica.

Sia Battle che Vijg concordano sul fatto che questo DNA potrebbe essere ancor più importante per l’invecchiamento, rispetto alle regioni prese di mira da Gladyshev e dai suoi colleghi.

Andando avanti, Gladyshev vorrebbe ripetere la sua analisi sul DNA dei centenari.

“La maggior parte delle precedenti ricerche si concentrava su ciò di cui dispongono queste persone, che le rende longeve”, dice. “Ma vorremmo esaminare il contrario – ossia, ciò che costoro non hanno”.

 

 

Pubblicato in:

doi: 10.1126/science.abc4494

 

Amanda Heidt

 

24 aprile 2020

Vol. 368, Numero 6489

 

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