Allarme per la morte delle api, a causa della rapida diffusione della malattia virale

https://www.theguardian.com/environment/2020/may/01/alarm-over-deaths-of-bees-from-rapidly-spreading-viral-disease

 

Api

Allarme per la morte delle api, a causa della rapida diffusione della malattia virale

 

I ricercatori studiano se il nuovo ceppo del virus è responsabile della paralisi cronica delle api

La malattia sembra essere più comune tra le api allevate da professionisti.

Fotografia: Preston Keres/Planetpix/Alamy Stock Photo

 

Patrick Barkham

@patrick_barkham

Pubblicato venerdì 1 maggio 2020, ore 10.00 BST

 

Una malattia virale, che provoca nelle api da miele un forte tremore, un’inettitudine al volo e la morte entro una settimana, si sta diffondendo esponenzialmente in Gran Bretagna.

Il virus della paralisi cronica delle api (CBPV) è stato registrato solo nel Lincolnshire, nel 2007. Un decennio più tardi, esso è stato ritrovato in 39 delle 47 contee inglesi e in sei delle otto contee gallesi, secondo i dati raccolti dalle visite a oltre 24.000 apicoltori.

Oltre alla fatica riscontrata nel volo, le api colpite sviluppano un addome lucente e privo di peli. All’esterno degli alveari, si trovano mucchi di animali morti, con intere colonie spesso spazzate via dalla malattia.

Un team di scienziati, guidato dal Prof. Giles Budge dell’Università di Newcastle, ha identificato le concentrazioni della malattia, con casi concentrati tra gli apiari gestiti da apicoltori professionisti, piuttosto che da guardiani dilettanti. Nello studio, pubblicato su Nature Communications, gli scienziati hanno usato i dati di 130.000 importazioni di api da 25 Paesi, per dimostrare per la prima volta che la malattia aveva quasi il doppio delle probabilità di verificarsi, negli apiari di proprietà di apicoltori che importavano api da miele.

Gli apicoltori professionisti importano quasi ogni anno le api-regine da miele, per reintegrare i loro alveari.

Un altro modo, tramite cui l’apicoltura commerciale potrebbe contribuire alla diffusione della malattia, è quello per cui gli apicoltori tendono a gestire grandi colonie; perciò, il virus sembra trasmettersi rapidamente in alveari densamente popolati.

Ma Budge ha affermato che non era chiaro che la malattia fosse importata tramite le regine, ed era “ingiusto” affermare che la malattia fosse causata dall’apicoltura industriale.

“I coltivatori di api di questo Paese tendono ad essere su scala piuttosto piccola. Un allevatore di api standard potrebbe avere da 100 a 200 colonie. Negli Stati Uniti, gli apicoltori ne hanno fino a 10.000. Anche in Germania, c’è un’apicoltura su vasta scala”, ha detto.

Secondo Budge, gli apicoltori professionisti potrebbero avere problemi in Gran Bretagna, perché hanno molto successo nell’importare le api durante l’inverno e nella costruzione di colonie in primavera, per sfruttare i primi fiori, come la colza dai semi oleosi. Se la temperatura diventa umida, queste grandi colonie vengono quindi confinate in un alveare. “Non puoi avere così facilmente un distanziamento sociale in un alveare, ma puoi gestire le api aumentando lo spazio”, ha detto Budge.

La malattia virale esiste da secoli – i suoi sintomi vennero descritti per la prima volta da Aristotele – ma i ricercatori sono desiderosi di scoprire se un nuovo ceppo, più virulento, è alla base della sua ondata globale.

Negli Stati Uniti, la prevalenza del CBPV era dello 0,7% nel 2010, ma ha raggiunto il 16% nel 2014.

La prevalenza è raddoppiata in Italia dal 5% al 10%, tra il 2009 e il 2010. In Cina, la prevalenza è passata dal 9% al 38%. Le api adulte infette trasportano il virus fino a sei giorni, senza mostrare sintomi, e possono diffonderlo in altre colonie, in siti in cui diverse api foraggiano il cibo.

Ma le api da miele, in genere, non foraggiano per più di 10 km, in Gran Bretagna, e lo studio ha trovato gruppi significativi della malattia fino a 40 km di distanza. Un quarto degli apicoltori ha più siti, quindi questo potrebbe aiutare a diffondere la malattia. Sebbene la malattia, in Gran Bretagna, sembri sulla via dell’estinzione, e non si ripresenti nei periodi caldi tra le stagioni, nel tempo essa ritorna nel Paese, in altre località. La malattia è stata trovata anche nelle popolazioni di calabroni e formiche selvatiche, ma la direzione della trasmissione non è stata chiarita.

Rob Nickless, presidente della Bee Farmers’ Association, che ha sostenuto lo studio, ha dichiarato: “Questo è il tipo di ricerca che porta benefìci pratici al settore, aiutando gli apicoltori a livello basico, per migliorare la salute delle api da miele e per aumentare la produzione di miele nel Regno Unito”.

I ricercatori continueranno a esaminare la genetica della malattia, per determinare se esiste un nuovo ceppo e per cercare di scoprire se le regine importate stiano portando la malattia in Gran Bretagna, o se quelle regine sono semplicemente più sensibili al virus che è già in quest’area.

 

 

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