Come le pandemie hanno spinto le città a creare più spazi verdi per le persone

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Aggiornato: 28 aprile 2020

Originale: 27 aprile 2020

Come le pandemie hanno spinto le città a creare più spazi verdi per le persone

Dai più ampi viali alberati ai parchi lussureggianti, le pandemie di colera del XIX secolo hanno modellato alcuni dei paesaggi urbani più famosi del mondo.

Christopher Klein

 

Il colera ha lacerato New York, nell’estate del 1832, lasciando le sue vittime con occhi infossati, pelle blu, grave diarrea, nausea e vomito. Esso si era propagato dalle sue origini in Asia e, poi, si era fatto strada attraverso l’Europa, prima di arrivare alle coste di New York. Ci vollero solo poche settimane, affinché il colera pretendesse la vita di oltre 3.500 dei 250.000 abitanti della città (con un simile tasso di mortalità, nel 2020 le vittime a New York supererebbero il numero di 118.000).

Quando il colera tornò per un secondo tempo, nel 1849, il bilancio delle vittime in città superò le 5.000.

Per tutto il 1800, i ricorrenti focolai di colera lasciarono un segno indelebile non solo in termini di decessi, ma anche nello stimolare gli elementi del design urbano, come gli ampi viali e i parchi, che hanno trasformato New York e le altre città principali nelle iconiche metropoli che conosciamo oggi.

 

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Il colera è accusato di essere ‘Aria Nociva’

Le città del diciannovesimo secolo erano luoghi affollati e sporchi, che fornivano un perfetto terreno fertile per malattie come il colera. Mentre l’immondizia, il letame animale e i rifiuti umani fluivano liberamente nelle fonti di acqua potabile, fu il pungente cocktail di esalazioni fetide che essi producevano a diffondere le malattie, come affermato da molti medici professionisti.

I funzionari della sanità pubblica hanno aderito a un’idea risalente al Medioevo, secondo cui le malattie infettive erano principalmente causate da vapori nocivi noti come “miasmi”, emessi dalla materia organica in decomposizione. I sostenitori della teoria del miasma hanno sostenuto l’ipotesi per cui una migliore ventilazione, un drenaggio e alcune pratiche sanitarie avrebbero liberato le città dall’aria maleodorante e nauseabonda.

Ad esempio, i leader della città di New York risposero alle epidemie di colera bandendo 20.000 maiali dal cuore della città e costruendo un sistema di acquedotti lungo 41 miglia, che forniva acqua potabile pulita dal nord della città.

“La paura dei miasmi ebbe probabilmente l’impatto più significativo sull’ambiente edificato a seguito delle epidemie di colera e febbre gialla”, afferma Sara Jensen Carr, professore assistente di architettura, urbanistica e paesaggio presso la Northeastern University. “Principalmente, essa guidò le gigantesche iniziative infrastrutturali intraprese nelle città emergenti, come l’installazione di sistemi sotterranei per le acque reflue. Questa infrastruttura, a sua volta, significava spesso che le strade sopra di essa erano rese più dritte e più larghe, oltre che pavimentate, in modo da poter essere più facilmente lavate alla fine della giornata, affinché le pile dei rifiuti non emettessero gas miasmici. Vennero anche ricolmate le aree paludose delle città, il ché consentì anche l’espansione dell’industria e delle abitazioni”.

Carr, autore dell’imminente libro The Topography of Wellness: Health and the American Urban Landscape, afferma che la familiare griglia stradale delle città, seppur risalente all’antica Roma, crebbe in popolarità grazie ai miglioramenti delle infrastrutture, implementati in risposta alle pandemie. Le lunghe e dritte arterie cancellarono gli ammassi di acqua fetida nelle curve stradali e consentirono l’installazione di lunghe condotte di acqua potabile e fognarie.

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Il Central Park e gli altri progetti dell’Olmsted Park trovano sostegno

Frederick Law Olmsted, circa 1860.

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L’architetto paesaggista Frederick Law Olmsted, un altro sostenitore della teoria dei miasmi, sosteneva i poteri curativi dei parchi, che egli riteneva potessero agire da polmoni urbani, come “prese d’aria sporca e prese d’aria pura”.

“Le sue scritture fanno spesso riferimento all’importanza di avere ampi spazi aperti, per consentire alle persone di accedere all’aria fresca e alla luce solare; egli discute su come l’aria possa essere ‘disinfettata’ dal sole e dal fogliame”, afferma Carr. La pianificazione del Central Park, che sarebbe stata progettata da Olmsted e da Calvert Vaux, iniziò immediatamente dopo la seconda epidemia di colera a New York. Grazie al successo di quel progetto, Olmsted, il cui primo figlio era morto di colera, continuò a progettare più di 100 parchi pubblici e aree ricreative, tra cui quelli di Boston, Buffalo, Chicago e Detroit.

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Il colera trasformò Londra e Parigi

Un cartone animato satirico che mostra il Tamigi durante lo scoppio delle epidemie di colera, scrofola e difterite, intorno al 1850.

Hulton Archive / Getty Images

 

Mentre il colera ruggiva a Londra, nel 1854, prendendosi la vita di circa 10.000 dei suoi abitanti, il medico britannico John Snow mappò le istanze della malattia in un quartiere e trovò un collegamento non con l’aria contaminata, ma con un pozzo pubblico, contaminato da liquami fognari. Nello stesso anno, l’anatomista italiano Filippo Pacini isolò il batterio che causava il colera; ma sarebbero passati decenni, prima che la scoperta fosse estesamente accettata.

Nel frattempo, i liquami grezzi continuavano a traboccare nel Tamigi e, nell’estate del 1858, ciò provocò il ‘Grande Fetore’, un odore così ripugnante che impose la chiusura delle Camere del Parlamento e la costruzione di un moderno sistema fognario, che trasportasse i rifiuti della città abbastanza lontani da Londra, in modo che le maree del fiume li portassero in mare. Inoltre, le coste fangose del Tamigi vennero ristrette e sostituite con argini, con strade e giardini lungo il fiume.

Dall’altra parte del Canale della Manica, in Francia, l’imperatore Napoleone III salì al potere nel 1848, nel bel mezzo di un focolaio di colera, che uccise circa 19.000 parigini. Quale ammiratore dei parchi e delle piazze dei giardini di Londra, il nipote di Napoleone Bonaparte cercò di risistemare Parigi sulla scia della pandemia.

“Apriamo nuove strade; miglioriamo i quartieri della classe operaia, che mancano di aria e luce, rendendoli più sani, e lasciamo che la benefica luce solare si diffonda ovunque, all’interno delle nostre mura”, dichiarò.

Sotto la direzione del barone Georges-Eugène Haussmann, le autorità francesi demolirono 12.000 edifici, costruirono viali e parchi alberati, eressero fontane e installarono un elaborato sistema fognario, che trasformò Parigi nella moderna “Città della Luce”.

“I piani di Haussmann furono in parte progettati per portare luce e aria fresca nella fitta griglia urbana, e furono citati come tali quando ispirarono i piani di Chicago e Washington, D.C.”, afferma Carr; “ma va anche notato che i lunghi viali di Haussmann erano anche un modo conveniente per eliminare le case rovinate, facilitare la sorveglianza e dispiegare rapidamente i militari in tutti gli angoli della città”.

 

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Di

Christopher Klein

 

 

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