Coronavirus: perché dobbiamo agire subito

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Coronavirus: perché dobbiamo agire subito

Politici, leader della comunità e imprenditori: cosa fare e quando?

 

Tomas Pueyo

Mar 10 · 26 minuti di lettura

Aggiornato il 3/12/2020. Ora riflette un aggiornamento sulle strategie di contenimento e attenuazione.

Traduzioni in fondo. Questo articolo ha ricevuto 7 milioni di visualizzazioni nelle ultime 24 ore.

Con tutto ciò che sta accadendo sul Coronavirus, potrebbe essere molto difficile prendere una decisione su cosa fare oggi. Dovresti aspettarti maggiori informazioni? O fare qualcosa oggi? Che cosa?

Ecco cosa tratterò in questo articolo, con molti grafici, dati e modelli con molte fonti:

  • Quanti casi di coronavirus ci saranno nella tua zona?
  • Cosa accadrà quando questi casi si verificheranno?
  • Cosa dovresti fare?
  • Quando?

 

Quando avrai finito di leggere l’articolo, questo è ciò che ne trarrai:

Il coronavirus sta arrivando da te.

Sta arrivando a una velocità esponenziale: all’inizio, gradualmente, e poi all’improvviso.

È una questione di giorni. Forse, una settimana o due.

Quando succederà, il tuo sistema sanitario sarà sopraffatto.

I tuoi concittadini saranno curati nei corridoi.

Gli operatori sanitari, esausti, si indeboliranno. Alcuni ne moriranno.

Dovranno decidere quale paziente riceverà l’ossigeno e quale morirà.

L’unico modo per impedirlo è il prendere le distanze sociale, oggi. Non domani. Oggi.

Ciò significa: mantenere quante più persone possibile a casa, a partire da ora.

Come politico, leader della comunità o leader aziendale, hai il potere e la responsabilità di prevenire questo.

Potresti avere delle paure, oggi: cosa succede se reagisco in modo eccessivo? La gente riderà di me? Saranno arrabbiati con me? Sembrerò stupido? Non sarà meglio aspettare che gli altri facciano i primi passi? Farò troppo male all’economia?

Ma, in 2-4 settimane, col blocco del mondo intero, quando i pochi giorni preziosi di distanziamento sociale che avrai consentito ti avranno salvato la vita, le persone non ti criticheranno più: ti ringrazieranno per aver preso la decisione giusta.

Ok, facciamolo.

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1. Quanti casi di coronavirus ci saranno nella tua zona?

Crescita nei Paesi

Il numero totale di casi è cresciuto esponenzialmente, fino a quando la Cina non è riuscita a contenerlo.

Ma, poi, è fuoriuscito, e ora è una pandemia che nessuno può fermare.

Ad oggi, ciò è dovuto principalmente all’Italia, all’Iran e alla Corea del Sud:

Ci sono così tanti casi in Corea del Sud, Italia e Cina, che è difficile vedere il resto dei Paesi; ma facciamo uno zoom su quell’angolo in basso a destra.

Ci sono dozzine di Paesi, con tassi esponenziali di crescita. Ad oggi, molti di loro sono occidentali.

Se stai al passo con questo tasso di crescita, per una sola settimana, questo è ciò che otterrai:

Se vuoi capire cosa accadrà o come prevenirlo, devi esaminare i casi che sono già passati attraverso situazioni simili a questa: Cina, Paesi dell’Est con esperienza SARS e Italia.

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Cina

Fonte: analisi di Tomas Pueyo su grafico del Journal of American Medical Association, basato sui dati grezzi dei casi del Centro Cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Questo è uno dei grafici più importanti.

Esso mostra, nelle barre arancioni, il numero giornaliero ufficiale di casi nella provincia di Hubei: quante persone sono state diagnosticate in quel giorno.

Le barre grigie mostrano i reali casi quotidiani di coronavirus. Il CDC cinese li ha trovati, chiedendo ai pazienti, durante la diagnosi, quando sono iniziati i loro sintomi.

Fondamentalmente, questi veri casi non erano noti, in quel momento. Possiamo scoprirli solo guardando indietro: le autorità non sanno che qualcuno ha appena iniziato ad avere sintomi. Lo sanno quando qualcuno va dal medico e viene diagnosticato.

Ciò significa che le barre arancioni mostrano ciò che le autorità sapevano, e quelle grigie mostrano ciò che stava realmente accadendo.

Il 21 gennaio, il numero di nuovi casi diagnosticati (arancione) sta esplodendo: ci sono circa 100 nuovi casi.

In realtà quel giorno ci furono 1.500 nuovi casi, in crescita esponenziale. Ma le autorità non lo sapevano.

Quello che sapevano era che, all’improvviso, c’erano 100 nuovi casi di questa nuova malattia.

Due giorni dopo, le autorità hanno chiuso Wuhan. A quel punto, il numero di nuovi casi giornalieri diagnostici era ~400. Nota questo numero: hanno deciso di chiudere la città con soli 400 nuovi casi in un giorno.

In realtà, quel giorno c’erano stati 2.500 nuovi casi, ma essi non lo sapevano.

Il giorno dopo, altre 15 città di Hubei sono state chiuse.

Fino al 23 gennaio, quando Wuhan è stata chiusa, puoi guardare il grafico grigio: sta crescendo in modo esponenziale. I casi effettivi stavano esplodendo. Non appena Wuhan è stata chiusa, i casi sono rallentati.

Il 24 gennaio, quando altre 15 città sono state chiuse, il numero di casi effettivi (di nuovo, in grigio) si è interrotto. Due giorni dopo, è stato raggiunto il numero massimo di casi reali che, da allora, è diminuito.

Nota che i casi in arancione (ufficiali) stavano ancora crescendo esponenzialmente: per altri 12 giorni, sembrava che questo fenomeno stesse ancora esplodendo. Ma non era così. È solo che i casi hanno avuto sintomi più forti e sono andati più spesso dal medico, e il sistema per identificarli era più forte.

Questo concetto dei casi ufficiali ed effettivi è importante. Ricordiamolo per dopo.

Il resto delle regioni cinesi è stato ben coordinato dal governo centrale; quindi, sono state prese delle misure drastiche e immediate. Questo è il risultato:

Ogni linea piatta è una regione cinese con casi di coronavirus. Ognuno di questi aveva il potenziale di diventare esponenziale; ma, grazie alle misure in atto alla fine di gennaio, il virus è stato bloccato prima che potesse diffondersi.

Nel frattempo, la Corea del Sud, l’Italia e l’Iran hanno avuto un intero mese per imparare, ma non lo hanno fatto. Questi Paesi hanno intrapreso la stessa crescita esponenziale di Hubei e hanno superato tutte le regioni cinesi, prima della fine di febbraio.

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Paesi dell’Est

I casi della Corea del Sud sono esplosi, ma ti sei mai chiesto perché non sia successo lo stesso in Giappone, Taiwan, Singapore, Thailandia o Hong Kong?

Taiwan non è nemmeno arrivata a questo grafico, poiché non aveva la soglia dei 50 casi che ho usato.

Tutti questi Paesi erano stati colpiti dalla SARS, nel 2003, e tutti hanno imparato la lezione. Hanno imparato quanto virale e letale potrebbe essere, quindi sapevano di doverla prendere sul serio. Ecco perché tutti i loro grafici, nonostante inizino a crescere molto presto, non sembrano ancora esponenziali.

Finora, abbiamo storie di coronavirus che esplodono, di governi che si rendono conto della minaccia e che la contengono. Per il resto dei Paesi, tuttavia, è una storia completamente diversa.

Prima di parlare di loro, una nota sulla Corea del Sud: il paese è probabilmente un’eccezione. Il coronavirus è stato contenuto per i primi 30 casi. Il paziente 31 era un super-diffusore, che ha passato il virus a migliaia di altre persone. Poiché il virus si diffonde prima che le persone ne mostrino i sintomi, quando le autorità hanno capito il problema, il virus era già là fuori. Ora, stanno pagando le conseguenze di quell’unico caso.

I loro sforzi di contenimento, tuttavia, mostrano che l’Italia lo ha già superato in numerosi casi e l’Iran lo passerà domani (3/10/2020).

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Lo Stato di Washington

Hai già visto la crescita nei Paesi occidentali, e quanto cattive sembrino le previsioni per una sola settimana.

Ora, immagina che il contenimento non avvenga come a Wuhan o in altri paesi dell’Est, e otterrai un’epidemia colossale.

Diamo un’occhiata ad alcuni casi, come lo Stato di Washington, l’area della Baia di San Francisco, Parigi e Madrid.

Lo Stato di Washington è la Wuhan degli Stati Uniti. Il numero di casi è in crescita esponenziale. Attualmente, è a 140. Ma qualcosa di interessante è successo, nella fase iniziale. Il tasso di mortalità era alle stelle. Ad un certo punto, lo Stato ha avuto 3 casi e un morto.

Sappiamo, da altri luoghi, che il tasso di mortalità del coronavirus è compreso tra lo 0,5% e il 5% (ne parleremo più avanti). Come potrebbe il tasso di mortalità essere del 33%?

Si è scoperto che il virus si stava diffondendo inosservato, da settimane. Non è che ci fossero solo 3 casi.

È che le autorità ne conoscevano solo 3, e uno di essi era morto perché più grave è la condizione, maggiore è la probabilità che qualcuno venga sottoposto a un test.

Questo è un po’ come le barre arancioni e grigie in Cina: lì, conoscevano solo le barre arancioni (casi ufficiali), che sembravano buoni: appena 3. Ma, in realtà, c’erano centinaia, forse migliaia di casi effettivi.

Questo è un problema: conosci solo i casi ufficiali, non quelli reali. Ma devi conoscerli. Come puoi stimare quelli effettivi? Si è scoperto che ci sono un paio di modi. E ho un modello per entrambi; quindi, puoi giocare anche con i numeri (link diretto per copiare il modello).

Innanzitutto, attraverso le morti. Se hai morti nella tua regione, puoi usarlo per indovinare il numero di casi attuali reali. Sappiamo approssimativamente quanto tempo impiega quella persona a passare dalla contrazione del virus alla morte, in media (17,3 giorni). Ciò significa che la persona che è morta il 29/2, nello Stato di Washington, è stata probabilmente infettata intorno al 12/2.

Quindi, conosci il tasso di mortalità. Per questo scenario, sto usando l’1% (discuteremo i dettagli più avanti).

Ciò significa che, intorno al 12/2, c’erano già circa 100 casi nell’area (di cui, uno solo è morto, 17,3 giorni dopo).

Ora, usa il tempo medio di raddoppio per il coronavirus (il tempo medio necessario per raddoppiare i casi).

È 6,2. Ciò significa che, nei 17 giorni necessari affinché questa persona morisse, i casi hanno dovuto moltiplicarsi per ~8 [= 2^(17/6)]. Ciò significa che, se non si diagnosticano tutti i casi, un decesso oggi significa 800 casi effettivi oggi. Lo Stato di Washington ha oggi 22 morti. Con quel rapido calcolo, ottieni oggi circa 16.000 veri casi di coronavirus. Tanti quanti i casi ufficiali in Italia e Iran messi insieme.

Se guardiamo nei dettagli, ci rendiamo conto che 19 di questi decessi provenivano da un gruppo, il che potrebbe non aver ampiamente diffuso il virus. Quindi, se consideriamo quei 19 decessi come uno, il totale dei decessi nello stato è 4. Aggiornando il modello con quel numero, oggi abbiamo ancora circa 3000 casi.

Questo approccio di Trevor Bedford esamina gli stessi virus e le loro mutazioni, per valutare l’attuale numero di casi.

La conclusione è che ci sono probabilmente circa 1.100 casi nello Stato di Washington, in questo momento.

Nessuno di questi approcci è perfetto, ma essi puntano tutti allo stesso messaggio: non conosciamo il numero effettivo dei casi, ma questo è molto più alto di quello ufficiale. Non è in centinaia. È in migliaia, forse di più.

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Baia di San Francisco

Fino all’8/3, l’Area della Baia non ha avuto morti. Ciò ha reso difficile sapere quanti casi reali ci fossero.

Ufficialmente, c’erano 86 casi. Ma gli Stati Uniti sono ampiamente sottostimati, perché non hanno abbastanza kit. Il Paese ha deciso di creare il proprio kit di test, che si è rivelato non funzionante.

Questo era il numero di test effettuati in diversi Paesi, entro il 3 marzo:

Fonti per ogni numero: qui

 

La Turchia, senza casi di coronavirus, ha eseguito il test per abitante per 10 volte, rispetto agli Stati Uniti.

Oggi, la situazione non è molto migliore, con circa 8.000 test eseguiti negli Stati Uniti, il che significa che sono state testate circa 4.000 persone.

Qui, puoi semplicemente valutare una parte dei casi ufficiali, come casi reali. Come decidere quale?

Per l’Area della Baia, stavano testando tutti coloro che avevano viaggiato o che erano in contatto con un viaggiatore, il che significa che essi conoscevano la maggior parte dei casi relativi ai viaggi, ma nessuno dei casi diffusi nella comunità. Avendo un senso di diffusione nella comunità, rispetto alla diffusione tramite i viaggi, potrai sapere quanti casi effettivi ci sono.

Ho esaminato quel rapporto per la Corea del Sud, che ha ottimi dati. Quando lì si sono avuti 86 casi, la percentuale di questi dalla diffusione nella comunità era dell’86% (86 e 86% sono una coincidenza).

Con quel numero, puoi calcolare il numero di casi reali. Se, oggi, l’Area della Baia ha 86 casi, è probabile che il numero reale sia ~600.

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Francia e Parigi

La Francia denuncia oggi 1.400 casi e 30 morti. Usando i due metodi di cui sopra, puoi avere una gamma di casi: tra 24.000 e 140.000.

Il vero numero di casi di coronavirus in Francia, oggi, è probabilmente compreso tra 24.000 e 140.000.

Consentitemi di ripeterlo: è probabile che il numero di casi reali in Francia sia compreso tra uno e due ordini o magnitudo più elevati, rispetto a quanto riportato ufficialmente.

Non mi credi? Diamo di nuovo un’occhiata al grafico di Wuhan.

Fonte: analisi di Tomas Pueyo su grafico e dati del Journal of American Medical Association

Se impiliamo le barre arancioni fino a 1/22, otterremo 444 casi. Ora, aggiungi tutte le barre grigie, e arriverai fino a ~12.000 casi. Quindi, quando Wuhan pensava di avere 444 casi, ne aveva 27 volte di più. Se la Francia pensa di avere 1.400 casi, potrebbe averne decine di migliaia.

La stessa matematica si applica a Parigi. Con circa 30 casi all’interno della città, è probabile che il numero reale di casi sia compreso tra centinaia, forse migliaia. Con 300 casi nella regione dell’Ile-de-France, i casi totali nella regione potrebbero già superare le decine di migliaia.

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Spagna e Madrid

La Spagna ha numeri molto simili alla Francia (1.200 casi contro 1.400, ed entrambe hanno 30 morti).

Ciò significa che le stesse regole sono valide: la Spagna ha probabilmente già oltre 20.000 casi reali.

Nella regione della Comunidad de Madrid, con 600 casi ufficiali e 17 decessi, il numero reale di casi è probabilmente compreso tra 10.000 e 60.000.

Se leggi questi dati e ti dici: “Impossibile, questo non può essere vero“, pensa solo che, con un numero simile di casi, Wuhan era già bloccata.

Con il numero di casi che vediamo oggi in paesi come Stati Uniti, Spagna, Francia, Iran, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia o Svizzera, Wuhan era già in blocco.

E se ti stai dicendo: “Bene, Hubei è solo una regione”, lascia che ti ricordi che essa ha quasi 60 milioni di persone, più grande della Spagna e che ha le dimensioni della Francia.

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2. Cosa accadrà, quando si verificheranno

questi casi di coronavirus?

Quindi, il coronavirus è già qui. È nascosto e sta crescendo esponenzialmente.

Cosa succederà nei nostri Paesi, quando esso colpirà? È facile da sapere, perché abbiamo già diversi luoghi in cui ciò sta accadendo. I migliori esempi sono Hubei e l’Italia.

 

Tassi di mortalità

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) cita un tasso di mortalità del 3,4% (% di persone che contraggono il coronavirus e poi muoiono). Questo numero è fuori contesto, quindi lasciatemelo spiegare.

 

La questione dipende molto dai Paesi e dal momento: tra lo 0,6% in Corea del Sud e il 4,4% in Iran.

Quindi, cos’è? Possiamo usare un trucco, per capirlo. I due modi in cui è possibile calcolare il tasso di mortalità sono: Morti/Casi totali e Morti/Casi chiusi. È probabile che il primo sia sottostimato, perché molti casi aperti possono ancora esitare nella morte. Il secondo è sopravvalutato, perché è probabile che le morti vengano ‘chiuse’ più rapidamente dei recuperi.

Quel che ho fatto è stato vedere come entrambi evolvono nel tempo. Entrambi questi numeri convergeranno verso lo stesso risultato, una volta chiusi tutti i casi; quindi, se si proiettano le tendenze passate verso il futuro, è possibile fare un’ipotesi su quale sarà il tasso finale di mortalità.

Questo è ciò che vedi nei dati. Il tasso di mortalità in Cina è ora tra il 3,6% e il 6,1%. Se lo proietti nel futuro, sembra che esso converga verso ~3,8%-4%. Questo è il doppio della stima attuale, ed è 30 volte peggiore dell’influenza.

È composto da due realtà completamente diverse: Hubei e il resto della Cina.

 

Il tasso di mortalità di Hubei probabilmente convergerà verso il 4,8%. Nel frattempo, per il resto della Cina, probabilmente convergerà a ~0,9%:

Ho anche tracciato i numeri per l’Iran, l’Italia e la Corea del Sud, gli unici paesi con un numero di morti sufficiente a renderlo un po’ rilevante.

 

 

Il rapporto decessi/casi totali, per l’Iran e per l’Italia, sta convergendo verso il 3% -4%. La mia ipotesi è che i loro numeri finiranno anche attorno a quella cifra.

La Corea del Sud è l’esempio più interessante, perché questi 2 numeri sono completamente disconnessi: il rapporto decessi/casi totali è solo dello 0,6%, ma quello decessi/casi chiusi è un enorme 48%. La mia opinione è che il Paese sia estremamente cauto: stanno testando tutti (il tasso di mortalità sembra basso, con così tanti casi aperti) e lasciano i casi aperti più a lungo (quindi, chiudono rapidamente i casi, quando il paziente è morto). Ciò che è rilevante è che il rapporto decessi/casi si è attestato dall’inizio intorno allo 0,5%, suggerendo che esso rimarrà lì.

L’ultimo esempio rilevante è la crociera Diamond Princess: con 706 casi, 6 decessi e 100 recuperi, il tasso di mortalità sarà compreso tra l’1% e il 6,5%. Si noti che anche la distribuzione per età in ciascun Paese avrà un impatto: poiché la mortalità è molto più elevata per le persone anziane, i paesi con una popolazione vecchia, come il Giappone, saranno colpiti più duramente, in media, rispetto ai Paesi più giovani, come la Nigeria.

Ci sono anche fattori meteorologici, in particolare l’umidità e la temperatura, ma non è ancora chiaro come questo influenzerà i tassi di trasmissione e di mortalità.

Questo è il modo in cui possiamo concludere:

  • Vi saranno altri fattori esterni che influenzeranno il tasso di mortalità
  • Escludendo questi, i Paesi preparati vedranno un tasso di mortalità dallo ~0,5% (Corea del Sud) allo 0,9% (resto della Cina).
  • Quei Paesi, che ne saranno travolti, avranno un tasso di mortalità tra ~3%-5%.

In altre parole: quei Paesi, che agiranno rapidamente, potranno ridurre di dieci volte il numero dei morti.

E questo, contando il solo tasso di mortalità. L’agire rapidamente riduce drasticamente i casi, rendendo il tutto ancor più semplice.

I Paesi, che agiscono rapidamente, riducono di almeno di 10 volte il numero dei decessi.

Quindi, a cosa dev’essere preparato un Paese?

 

Quale sarà la pressione sul sistema

Circa il 20% dei casi richiede il ricovero in ospedale, il 5% dei casi richiede l’Unità di Terapia Intensiva (ICU) e circa l’1% richiede un aiuto molto intenso, con elementi quali ventilatori o ECMO (ossigenazione extracorporea).

 

Il problema è che articoli, come i ventilatori e l’ECMO, non possono essere prodotti o acquistati facilmente.

Alcuni anni fa, ad esempio, gli Stati Uniti avevano un totale di 250 macchine per l’ECMO.

Quindi, se improvvisamente hai 100.000 persone infette, molte di loro vorranno sottoporsi al test.

Circa 20.000 richiederanno il ricovero in ospedale, 5.000 avranno bisogno di terapia intensiva e 1.000 avranno bisogno di macchine che, oggi, non abbiamo a sufficienza. E questo è solo per 100.000 casi.

Cioè, senza tener conto di problemi come le maschere. Un Paese come gli Stati Uniti ha solo l’1% delle maschere di cui ha bisogno, per coprire le esigenze dei propri operatori sanitari (12M N95, 30M chirurgici contro 3,5B necessari). In caso di molti casi contemporanei, ci saranno maschere per 2 sole settimane.

Paesi come il Giappone, la Corea del Sud, Hong Kong o Singapore, nonché le regioni cinesi al di fuori di Hubei, sono stati preparati e hanno ricevuto le cure di cui necessitano i pazienti.

Ma il resto dei Paesi occidentali va piuttosto nella direzione di Hubei e dell’Italia. Quindi, cosa sta succedendo lì?

 

Che aspetto assume un sistema sanitario sopraffatto

Le storie accadute a Hubei e in Italia stanno iniziando a diventare stranamente simili. Hubei ha costruito due ospedali in dieci giorni ma, anche così, è stata completamente sopraffatta.

Entrambe si sono lamentate del fatto che i pazienti hanno inondato i loro ospedali. Essi dovevano essere curati ovunque: nei corridoi, nelle sale d’attesa…

Consiglio vivamente questo breve thread di Twitter, che dipinge un quadro piuttosto duro per l’Italia

Medico Humanitas su Facebook: “Situazione drammatica, altro che normale influenza”

Pubblichiamo l’intervento sui social di Daniele Macchini, medico alle Cliniche Humanitas Gavazzeni. Una testimonianza…

bergamo.corriere.it

 

Gli operatori sanitari trascorrono ore con un solo equipaggiamento protettivo, perché non ce n’è abbastanza.

Di conseguenza, non possono lasciare per ore le aree infette. Quando lo fanno, si ‘sbriciolano’, esausti e disidratati. I turni non esistono più. Alle persone viene impedito di ritirarsi in pensione, per poter coprire le esigenze. Persone, che non hanno idea dell’assistenza infermieristica, vengono addestrate nottetempo allo svolgimento di ruoli critici.

Tutti sono di guardia, continuamente. Cioè, fino a quando non si ammalano. Il che succede molto spesso, perché costoro sono costantemente esposti al virus, senza un equipaggiamento protettivo sufficiente. Quando ciò accade, essi devono rimanere in quarantena per 14 giorni, durante i quali non potranno fornire aiuto. Nel migliore dei casi, si perdono 2 settimane. Nel peggiore dei casi, moriranno.

I fatti peggiori accadono nelle ICU, quando i pazienti devono condividere ventilatori o ECMO. Questi apparecchi sono, infatti, impossibili da condividere; quindi, gli operatori sanitari devono determinare quale paziente potrà utilizzarli. Ciò significa, effettivamente, chi può vivere e chi deve morire.

 

Coronavirus: ‘We must choose who to treat,’ says Italian doctor

An Italian doctor in Lombardy, a region of Italy that has been quarantined due to the new coronavirus (Covid-19)…

www.brusselstimes.com

 

Dopo alcuni giorni, dovremo scegliere. […] Non tutti possono essere intubati. Decidiamo in base all’età e allo stato di salute.” – Christian Salaroli, MD italiano.

Tutto questo è ciò che spinge un sistema ad avere un tasso di mortalità di ~4%, invece che di ~0,5%.

Se vuoi che la tua città o il tuo Paese facciano parte del 4%, non fare nulla oggi.

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3. Cosa dovresti fare?

Appiattire la curva

Questa è una pandemia, ora. Non può essere eliminata. Ma quello che possiamo fare è ridurne l’impatto.

Alcuni Paesi sono stati esemplari, in questo. Il migliore è Taiwan, che è estremamente connesso con la Cina e che, ancora oggi, ha meno di 50 casi. Questo recente documento spiega tutte le misure che hanno preso all’inizio, focalizzate sul contenimento.

Response to COVID-19 in Taiwan: Big Data Analytics, New Technology, and Proactive Testing

This Viewpoint describes the outbreak response infrastructure developed by the Taiwanese government following the SARS…

jamanetwork.com

 

Sono stati in grado di contenerlo, ma la maggior parte dei Paesi non aveva queste competenze e non è riuscita a farlo. Ora, stanno facendo un gioco diverso: l’attenuazione. Devono rendere il più innocuo possibile questo virus. Se riduciamo il più possibile le infezioni, il nostro sistema sanitario sarà in grado di gestire molto meglio i casi, riducendo il tasso di mortalità. E, se riusciremo a diffonderlo nel tempo, raggiungeremo un punto in cui il resto della società potrà essere vaccinato, eliminando totalmente il rischio. Quindi, il nostro obiettivo non è quello di eliminare i contagi del coronavirus. È di posticiparli.

Più rimanderemo i casi, migliore sarà il funzionamento del sistema sanitario; minore sarà il tasso di mortalità e maggiore sarà la percentuale della popolazione che verrà vaccinata prima che venga infettata. Come appiattiamo la curva?

 

Distanziamento sociale

C’è una cosa molto semplice, che possiamo fare e che funziona: il distanziamento sociale.

Se tornate al grafico di Wuhan, ricorderete che, non appena si è verificata la chiusura, i casi sono diminuiti.

Questo, perché le persone non hanno interagito tra loro e il virus non si è diffuso.

L’attuale consenso scientifico è che questo virus può diffondersi entro 2 metri (6 piedi), se qualcuno tossisce.

Altrimenti, le goccioline cadranno a terra e non ti infetteranno.

L’infezione peggiore, quindi, si verifica attraverso le superfici: il virus sopravvive per ore o giorni su diverse superfici. Se si comporta come l’influenza, può sopravvivere per settimane su metallo, ceramica e plastica.

Ciò significa che oggetti quali pomelli delle porte, tavoli o pulsanti dell’ascensore possono essere terribili vettori di infezione.

L’unico modo per ridurre veramente la diffusione è quello del distanziamento sociale: mantenere le persone il più possibile a casa, il più a lungo possibile, fino a quando questo virus non si allontanerà.

Ciò è già stato dimostrato in passato. Vale a dire, nella pandemia di influenza del 1918.

Apprendere dall’influenza pandemica del 1918

 

Puoi vedere che Filadelfia non ha agito rapidamente, e che ha avuto un picco enorme dei tassi di mortalità.

Confronta questo con St Louis, che lo aveva fatto.

Quindi, guarda Denver, che ha adottato misure e poi le ha allentate. Hanno avuto un picco doppio, col secondo più alto del primo.

Se generalizzi, questo è ciò che trovi:

Questo grafico, per l’influenza del 1918 negli Stati Uniti, mostra quante altre morti ci furono per ciascuna città, a seconda della velocità con cui furono prese delle misure. Ad esempio, una città come St Louis prese delle misure 6 giorni prima di Pittsburg ed ebbe meno della metà dei decessi per cittadino.

In media, un’adozione di misure 20 giorni prima ha dimezzato il tasso di mortalità.

L’Italia lo ha finalmente capito. Hanno inizialmente bloccato la Lombardia domenica e, un giorno dopo, lunedì, hanno capito il loro errore e hanno deciso di bloccare l’intero paese.

Speriamo di vedere i risultati nei prossimi giorni. Tuttavia, ci vorranno da una a due settimane, per poterlo vedere. Ricorda il grafico di Wuhan: c’è stato un ritardo di 12 giorni tra il momento in cui è stato annunciato il blocco e il momento in cui i casi ufficiali (arancione) hanno iniziato a scendere.

 

In che modo i politici possono contribuire al distanziamento sociale?

La domanda che i politici si pongono oggi non è se dovrebbero fare qualcosa, ma piuttosto qual è l’azione appropriata da intraprendere.

Esistono diverse fasi per controllare un’epidemia, iniziando con l’anticipazione e terminando con l’eradicazione. Ma oggi è troppo tardi per la maggior parte delle opzioni. Con questo livello di casi, le uniche due opzioni che i politici hanno di fronte sono il contenimento e l’attenuazione.

 

Contenimento

Il contenimento consiste nell’accertarsi che tutti i casi siano identificati, controllati e isolati. È quello che stanno facendo così bene Singapore, Hong Kong, Giappone o Taiwan: limitano molto rapidamente il numero di persone che entrano, identificano i malati, li isolano immediatamente, usano pesanti dispositivi di protezione per proteggere i loro operatori sanitari, tracciano tutti i loro contatti, li mettono in quarantena…

Ciò funziona estremamente bene, quando sei preparato e lo fai presto; e non è necessario fermare l’economia, per farlo accadere.

Ho già propagandato l’approccio di Taiwan. Ma anche la Cina sta facendo bene. Le forze con cui questo Paese è andato a contenere il virus sono sbalorditive. Ad esempio, avevano fino a 1.800 squadre, di 5 persone ciascuna, che rintracciavano ogni persona infetta, nonché tutte le persone con cui queste avevano interagito, quindi tutte le persone con cui queste ultime avevano interagito, e isolavano il gruppo. È così che sono stati in grado di contenere il virus in un Paese di miliardi di persone.

Questo non è ciò che hanno fatto i Paesi occidentali. E ora è troppo tardi. Il recente annuncio degli Stati Uniti, secondo cui è stata bandita la maggior parte dei viaggi dall’Europa, è una misura di contenimento per un Paese che, fino ad oggi, ha 3 volte i casi che Hubei aveva quando ha chiuso; casi che crescono in maniera esponenziale.

Come possiamo sapere se è abbastanza? Si scopre che potremmo saperlo, osservando il divieto di viaggi imposto da Wuhan.

Link alla fonte

 

Questo grafico mostra l’impatto che il divieto di viaggi di Wuhan ha avuto, ritardando l’epidemia.

Le dimensioni della bolla mostrano il numero giornaliero dei casi. La riga superiore mostra i casi, quando non viene fatto nulla. Le altre due linee mostrano l’impatto, se viene eliminato il 40% e il 90% dei viaggi. Questo è un modello creato dagli epidemiologi, perché non possiamo saperlo con certezza.

Se non vedi molte differenze, hai ragione. È molto difficile riscontrare qualsiasi cambiamento, nello sviluppo dell’epidemia.

I ricercatori stimano che, nel complesso, il divieto dei viaggi a Wuhan ne abbia ritardata la diffusione in Cina di 3-5 giorni.

Ora, cosa hanno pensato i ricercatori, a proposito dell’impatto della riduzione della trasmissione?

Il blocco superiore è uguale a quello che hai visto prima. Gli altri due blocchi mostrano decrescenti velocità di trasmissione. Se la velocità di trasmissione scende del 25% (attraverso il distanziamento sociale), la curva si appiattirà e il picco sarà ritardato di 14 settimane intere. Se riduci il tasso di transizione del 50%, non potrai vedere l’epidemia anche a partire da un quarto.

Il divieto di viaggiare in Europa, imposto dall’amministrazione Americana, è positivo: esso ci ha probabilmente fatto guadagnare qualche ora, forse un giorno o due. Ma non di più. Non è abbastanza.

Si ha un contenimento, quando ciò che è necessario è l’attenuazione.

Una volta che ci sono centinaia o migliaia di casi nella popolazione, l’impedire che ne arrivino altri, il rintracciare quelli esistenti e l’isolare i loro contatti non è più sufficiente. Il livello successivo è l’attenuazione.

 

Attenuazione

L’attenuazione richiede un forte distanziamento sociale. Le persone devono smettere di uscire, per ridurre la velocità di trasmissione (R), da R = ~2–3, tenuta dal virus senza misure, a inferiore a 1, in modo che alla fine esso si estingua.

Queste misure richiedono la chiusura di aziende, negozi, trasporti di massa, scuole, l’applicazione di blocchi…

Peggiore è la situazione, peggiore sarà il distanziamento sociale. Prima imporrai misure pesanti, meno tempo sarà necessario per conservarle, più facile sarà identificare i casi di infezione e meno persone verranno infettate.

Questo è ciò che Wuhan ha dovuto fare. Questo è ciò che l’Italia è stata costretta ad accettare. Perché quando il virus dilaga, l’unica misura è che tutte le aree infette smettano immediatamente di propagarlo.

Con migliaia di casi ufficiali – e decine di migliaia di casi effettivi – questo è ciò che devono fare Paesi come l’Iran, la Francia, la Spagna, la Germania, la Svizzera o gli Stati Uniti.

Ma non è ciò che stanno facendo.

Alcune aziende lavorano da casa, il che è fantastico. Alcuni eventi di massa sono stati annullati.

Alcune aree interessate si sono messe autonomamente in quarantena.

Tutte queste misure rallenteranno il virus. Abbasseranno la velocità di trasmissione da 2.5 a 2.2, forse a 2.

Ma esse non sono sufficienti a portarci sotto quota 1, per un periodo di tempo prolungato, per poter fermare l’epidemia. E, se non riusciamo a farlo, dobbiamo avvicinarlo a quota 1 il più a lungo possibile, per appiattire la curva.

 

Quindi, la domanda diventa: quali sono i compromessi che potremmo fare, per abbassare la R?

Questo è il menu che l’Italia ci ha messo di fronte:

  • Nessuno può entrare o uscire dalle aree di blocco, a meno che non vi siano comprovati motivi familiari o lavorativi.
  • I movimenti all’interno delle aree devono essere evitati, a meno che questi non siano giustificati per urgenti motivi personali o lavorativi, e che non possano essere rinviati.
  • Le persone con sintomi (infezione respiratoria e febbre) sono “altamente invitate” di rimanere a casa.
  • Il tempo libero standard, per gli operatori sanitari, è sospeso.
  • Chiusura di tutti gli istituti scolastici (scuole, università…), palestre, musei, stazioni sciistiche, centri culturali e sociali, piscine e teatri.
  • Bar e ristoranti avranno limitati orari di apertura, dalle 6 alle 18, con almeno un metro di distanza (~3 piedi) tra le persone.
  • Tutti i pub e i club devono chiudere.
  • In tutte le attività commerciali, deve essere assicurata la distanza di un metro tra i clienti. Quelle che non possono realizzare questo, devono chiudere. I templi possono rimanere aperti, finché potranno garantire questa distanza.
  • Le visite in ospedale di familiari e amici sono limitate
  • Le riunioni di lavoro devono essere posticipate. Il lavoro da casa deve essere incoraggiato.
  • Tutti gli eventi sportivi e le competizioni, pubblici o privati, sono cancellati. Gli eventi importanti possono essere tenuti a porte chiuse.

 

Poi, due giorni dopo, hanno aggiunto: “No; in effetti, è necessario chiudere tutte le attività commerciali che non sono cruciali. Quindi, ora stiamo chiudendo tutte le attività commerciali, gli uffici, i caffè e i negozi.

Rimarranno aperti solo i trasporti, le farmacie e i negozi per la spesa“.

Un approccio è quello di aumentare gradualmente le misure. Purtroppo, ciò concederà del tempo prezioso alla diffusione del virus. Se vuoi essere sicuro, fallo nello stile di Wuhan. Le persone potrebbero lamentarsi ora, ma ti ringrazieranno più tardi.

In che modo i leader aziendali possono contribuire al distanziamento sociale?

Se sei un dirigente d’azienda e vuoi sapere cosa dovresti fare, la migliore risorsa per te è Staying Home Club.

 

Chi sta a casa, a causa del COVID-19?

Un elenco di tutte le società WFH o degli eventi, cambiato a causa del covid-19

Stayinghome.club

 

È un elenco delle misure di allontanamento sociale che sono state messe in atto da società tecnologiche statunitensi – finora, 138.

Esse vanno dal permesso per lavorare da casa, alle limitazioni imposte sulle visite, sui viaggi e sugli eventi.

Ci sono più cose che ogni azienda deve determinare, come: cosa fare con i lavoratori ad ore; se tenere l’ufficio aperto o meno; come condurre interviste; cosa fare con le mense…

Se vuoi sapere come la mia azienda, Course Hero, ha gestito alcuni di questi temi, insieme a un annuncio-modello per i tuoi impiegati, ecco cosa ha fatto la mia azienda (qui, la versione ‘vedi solo’).

 

4. Quando?

È molto probabile che tu, finora, abbia concordato con tutto quello che ho detto, e che ti stessi chiedendo fin dall’inizio quando prendere le decisioni. In altre parole, quali fattori scatenanti dovremmo avere per ogni misura.

 

Modello basato sul rischio per l’innesco

Per risolvere questo, ho creato un modello.

 

Coronavirus: quando chiudere l’ufficio?

Come utilizzare il modello Coronavirus per il lavoro da casa – Questo modello dovrebbe aiutare te e la tua azienda a decidere se…

docs.google.com

 

Esso ti consente di valutare: il numero probabile di casi nella tua zona; la probabilità che i tuoi dipendenti siano già infetti; come si evolve la questione nel tempo; come ciò dovrebbe dirti se rimanere aperto.

Ci dice cose quali:

  • Se la tua azienda ha 100 dipendenti nell’area dello Stato di Washington, che ha 11 morti per coronavirus, c’è una probabilità del 25% che almeno uno dei tuoi dipendenti sia infetto, e dovresti chiudere immediatamente.
  • Se la tua azienda ha 250 dipendenti, principalmente nella South Bay (contee di San Mateo e Santa Clara, che insieme presentano 22 casi ufficiali e il numero reale è probabilmente di almeno 54), entro il 9/3 avrai ~2% di possibilità di avere almeno un dipendente infetto.
  • Se la tua azienda è a Parigi (nel centro della città) e ha 250 dipendenti, oggi c’è una probabilità dello 0,85% che uno dei tuoi dipendenti abbia il coronavirus e che, entro domani, sarà dell’1,2%; quindi, se ti senti a tuo agio con un probabilità dell’1%, dovresti chiudere il tuo ufficio entro domani.

 

Il modello utilizza definizioni come “azienda” e “impiegato”, ma lo stesso modello può essere utilizzato per qualsiasi altra cosa: scuole, trasporto di massa… Quindi, se hai solo 50 dipendenti a Parigi, ma tutti prenderanno la RER, incontrando migliaia di altre persone, improvvisamente la probabilità che almeno una di esse venga infettata è molto più alta, e dovresti chiudere immediatamente il tuo ufficio.

Se stai ancora esitando, perché nessuno sta mostrando i sintomi, renditi conto che il 26% dei contagi si verifica prima che ci siano sintomi.

 

Fai parte di un gruppo di leader?

Questa matematica è egoista. Esamina individualmente il rischio di ogni azienda, assumendo tutti i rischi che vogliamo, fino a quando l’inevitabile minaccia del coronavirus chiuderà i nostri uffici.

Ma, se fai parte di un gruppo di leader aziendali o di politici, i tuoi calcoli non valgono solo per una società, ma per l’intero complesso. La matematica diventa: qual è la probabilità che una delle nostre aziende sia infetta? Se sei un gruppo di 50 aziende, con 250 dipendenti in media, nella zona della baia di San Francisco, c’è una probabilità del 35% che almeno una delle aziende abbia un dipendente infetto, e una probabilità del 97% che ciò accadrà nella prossima settimana.

Ho aggiunto una scheda nel modello, per poter valutare.

 

Conclusione: il costo dell’attesa

Prendere una decisione, oggi, potrebbe sembrare spaventoso, ma non dovresti pensarla in questo modo.

Questo modello teorico mostra diverse comunità: una non considera le misure di distanza sociale, una le considera nel giorno n di un focolaio, l’altra il giorno n+1. Tutti i numeri sono assolutamente fittizi (li ho scelti per paragonarli a quello che è successo in Hubei, con circa 6.000 nuovi casi al giorno, nel peggiore dei casi).

Essi sono lì solo per illustrare quanto può essere importante un singolo giorno, per qualcosa che cresce esponenzialmente. Puoi vedere che il ritardo di un giorno consente il raggiungimento di successivi picchi superiori, ma i casi giornalieri convergono a zero.

Ma cosa dire, per quanto riguarda i casi cumulativi?

In questo modello teorico, che ricorda vagamente Hubei, aspettare un altro giorno crea il 40% in più di casi!

Quindi, forse, se le autorità di Hubei avessero dichiarato il blocco il 22/1, anziché il 23/1, avrebbero potuto ridurre il numero di casi di 20.000.

E, ricorda, questi sono solo casi. La mortalità sarebbe molto più alta, perché non solo ci sarebbe direttamente il 40% di morti in più. Ci sarebbe anche un collasso molto più elevato del sistema sanitario, che porterebbe a un tasso di mortalità fino a 10 volte superiore, come abbiamo visto prima.

Quindi, la differenza di un giorno nell’adozione di misure di allontanamento sociale può portare all’esplosione del numero di morti nella tua comunità, moltiplicando più casi e un maggior tasso di mortalità.

Questa è una minaccia esponenziale. Ogni giorno è decisivo. Se stai ritardando una decisione di un solo giorno, forse non stai contribuendo a pochi casi. Probabilmente, ci sono già centinaia o migliaia di casi nella tua comunità. Ogni giorno, in cui non si ha distanziamento sociale, questi casi crescono in modo esponenziale.

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Questa è probabilmente l’unica volta, nell’ultimo decennio, in cui la condivisione di un articolo potrebbe salvare vite umane. Devono capirlo, per evitare una catastrofe. Il momento di agire è adesso.

 

Inizierò ad aggiungere collegamenti alle traduzioni qui. Non posso verificarli; quindi, se le traduzioni sembrano sbagliate, per favore fatemelo sapere.

 

Scritto da

Tomas Pueyo

 

 

 

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