Contaminazione aerotrasportata della COVID-19

https://www.sciencenews.org/article/covid-19-coronavirus-airborne-aerosol-transmission

 

Contaminazione aerotrasportata della COVID-19

Alcuni scienziati sostengono che il virus può fluttuare nell’aria per lunghi periodi di tempo

 

Gli esperti affermano che il coronavirus può diffondersi nell’aria, e ciò rende particolarmente importanti le mascherine e la corretta ventilazione in spazi interni affollati, come l’Aeroporto Internazionale di Pechino Capitale, per controllare la diffusione della COVID-19.

XiFotos/iStock Unreleased/Getty Images

 

Di Jonathan Lambert

7 luglio 2020, alle 11:53

Aggiornato l’8 luglio 2020 alle 11:35

 

Si sta intensificando il dibattito scientifico sull’evidenza che il coronavirus possa fluttuare nell’aria per lunghi periodi di tempo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente minimizzato l’importanza di tale trasmissione aerea, sottolineando invece, con prove sostanziali, i rischi di uno stretto contatto con le persone infette.

Ma ora, oltre 200 esperti hanno firmato una lettera aperta all’OMS, sostenendo che è tempo di riconoscere le prove che il coronavirus è trasmissibile per via aerea.

La lettera, pubblicata il 6 luglio su Clinical Infectious Diseases, sostiene che l’Istituto di Sanità Pubblica deve aggiornare le proprie raccomandazioni di prevenzione, per aiutare le persone a evitare tali rischi.

“Riconosciamo che ci sono prove emergenti in questo campo”, ha dichiarato Benedetta Allegranzi, coordinatrice dell’unità globale di prevenzione delle infezioni dell’OMS, il 7 luglio, in una conferenza stampa.

“Dobbiamo essere aperti a queste prove e comprenderne le implicazioni, sia riguardo alle modalità di trasmissione, sia riguardo alle precauzioni che devono essere prese”. L’OMS prevede di pubblicare, nei prossimi giorni, delle linee-guida aggiornate.

Ecco ciò che devi sapere sul dibattito in corso e cosa significa combattere la diffusione della COVID-19.

 

Cos’è la trasmissione aerea?

All’inizio dell’epidemia, gli scienziati pensavano che il virus si diffondesse in gran parte attraverso frammenti di sputo o di muco che fuoriusciva dalle persone. Quelle goccioline, larghe fino a circa un millimetro, cadrebbero dall’alto in breve tempo. L’OMS ha a lungo sostenuto che il coronavirus si diffonde principalmente attraverso queste goccioline più grandi, che non si spostano più facilmente per circa sei piedi (m 1.80).

Ma i ricercatori stanno sempre più pensando che il coronavirus possa rimanere in aria per un periodo di tempo più lungo, e che possa viaggiare più lontano in piccoli frammenti, chiamati aerosol, che possono essere generati da persone che parlano, respirano o cantano (SN:4/2/20).

Questi aerosol, che hanno un diametro inferiore ai 5 micron, possono rimanere nell’aria per lunghi periodi di tempo in luoghi senza ventilazione, potendo così probabilmente infettare le persone molto tempo dopo che l’individuo infetto si è allontanato.

 

Qual è la prova che il virus è aerotrasportato?

Studi di laboratorio hanno scoperto che il coronavirus infettivo può persistere nell’aria per almeno tre ore, se aerosolizzato artificialmente, sebbene questi risultati siano difficili da rendere in condizioni reali. Ma le prove di eventi relativi ai “super-infetti” attestano anche la trasmissione aerea. Ad esempio, una singola persona infetta in un coro a Mount Vernon, nello stato di Washington, ha infettato almeno altre 45 persone, molte delle quali erano lontane oltre un metro e ottanta dal cantante malato (SN: 17/04/20).

E uno dei primi focolai di Guangzhou, in Cina, è stato collegato a un singolo caso positivo, che aveva mangiato in un ristorante il 24 gennaio (SN: 18/06/20). Quella persona ne ha infettate altre nove, quella notte, e un’analisi dei modelli di flusso d’aria suggerisce che i virus sono stati spinti fino a 20 piedi da un condizionatore d’aria. Gli scienziati stanno ancora cercando di capire se la trasmissione aerea sia una caratteristica comune della diffusione di COVID-19, ma l’evidenza indica che ciò accade effettivamente.

 

Perché ciò è rilevante?

La modalità di trasmissione informa le strategie di prevenzione. L’OMS ha continuamente sottolineato l’importanza del distanziamento sociale e del lavaggio delle mani, per combattere la diffusione della COVID-19. Queste misure, sebbene siano ancora importanti, non sono sufficienti contro un virus aerotrasportato, che può viaggiare lontano in spazi chiusi e scarsamente ventilati. Le maschere possono essere necessarie in tali situazioni, anche con un’adeguata distanza sociale.

Gli autori della lettera aperta chiedono all’OMS di prendere in considerazione l’aggiornamento delle sue raccomandazioni, in modo tale da includere eventualmente l’evitare il sovraffollamento negli edifici pubblici, la corretta ventilazione degli spazi interni e l’introduzione della luce germicida ultravioletta nei sistemi di filtrazione dell’aria, per aiutare a mitigare la trasmissione aerea. Anche una semplice finestra aperta potrebbe creare una ventilazione sufficiente, per impedire a un coronavirus aerotrasportato di infettare un nuovo soggetto.

 

Domande o commenti su questo articolo? Inviaci un’e-mail a feedback@sciencenews.org

 

Nota dell’editore:

Questa storia è stata aggiornata l’8 luglio 2020, per includere i commenti dell’OMS durante la sua conferenza stampa del 7 luglio.

 

Citazioni

Morawska e D.K. Milton. È tempo di affrontare la trasmissione aerea della COVID-19. Clinical Infectious Diseases. Pubblicato online il 6 luglio 2020. doi: 10.1093/cid/ciaa939.

van Doremalen et al. Aerosol e stabilità superficiale del SARS-CoV-2 rispetto al SARS-CoV-1. The New England Journal of Medicine. Vol 382, 16 aprile 2020. doi: 10.1056/NEJMc2004973.

Lu et al. Focolaio della COVID-19 associato all’aria condizionata nei ristoranti, Guangzhou, Cina, 2020. Emerging Infectious Diseases. Vol. 26, luglio 2020. doi: 10.3201/eid2607.200764.

 

Informazioni su Jonathan Lambert

Jonathan Lambert è lo scrittore delle scienze biologiche, che parla di tutto, dall’origine delle specie all’ecologia microbica. Ha conseguito un master in biologia evolutiva presso la Cornell University.

 

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