Cos’era la bestia di Gévaudan?

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28 maggio 2020

Cos’era la bestia di Gévaudan?

 

Tra il 1765 e il 1767, una creatura sconosciuta uccise oltre 100 persone in una regione rurale della Francia e attirò l’inorridita attenzione del mondo.

Joseph A. Williams

 

Tra il 1764 e il 1767, una misteriosa creatura, chiamata “la Bestia”, devastò la regione rurale di Gévaudan, in Francia. Secondo quanto riferito, circa 100 tra uomini, donne e bambini furono vittime della Bête du Gévaudan. Mentre molti francesi, all’epoca, presumevano che la Bestia fosse un lupo – e molti studiosi moderni concordano, alcuni hanno suggerito che la Bestia potrebbe non essere stata affatto un lupo.

Allora, cos’era essa?

 

“Come un lupo, ma non un lupo”

Illustrazione della Bestia di Gévaudan, circa 1765.

Mansell/The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Il primo attacco fatale registrato della Bestia avvenne il 30 giugno 1764, mentre una pastorella di 14 anni, Jeanne Boulet, si stava prendendo cura di un gregge di pecore. La Boulet non fu la prima vittima della creatura. Come ha scritto lo storico Jay M. Smith, in Monsters of the Gévaudan, circa due mesi prima, una giovane donna che curava il bestiame era stata attaccata da una creatura “simile a un lupo, ma non un lupo”, ma riuscì a fuggire, protetta dal branco.

Gli attacchi proseguirono per tutta l’estate e fino all’autunno, secondo il libro di George M. Eberhart del 2002: “Mysterious Creatures: A Guide to Cryptozoology”. La Francia era in un momento di crisi, sulla scia della Guerra dei Sette Anni. La nazione aveva perso battaglie contro la Prussia e gli inglesi, e Luigi XV aveva perso le colonie d’oltremare. La Bestia offriva una scusa perfetta per cui mobilitarsi, e non c’era scarsità di notizie sulla stampa, a proposito degli incontri con l’animale.

 

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La bête féroce (bestia feroce) attaccava e mangiava parzialmente giovani e donne, secondo i rapporti, ma i suoi bersagli erano anche solitari uomini adulti. Ci furono così tanti attacchi che alcuni ipotizzarono che, in realtà, ci fossero due o più bestie.

La terrorizzata popolazione di Gévaudan non rimase inattiva – e singole storie di coraggio affascinarono il pubblico. Come scrive Smith, furono offerti dei premi e i cacciatori setacciarono le campagne alla ricerca della creatura. L’8 ottobre 1764, poche ore dopo un suo assalto, la Bestia fu vista allo Chateau de la Baume, mentre perseguitava un pastore. I cacciatori seguirono l’animale nei boschi della tenuta e snidarono l’animale all’aperto. I cacciatori spararono una scarica di moschetto contro la Bestia che, dopo esser caduta, si alzò e fuggì via.

 

Re Luigi XV invia i cacciatori

Una statua di Marie-Jeanne Valet, che combatte contro la Bestia di Gévaudan in Francia.

Filou-France/Getty Images

 

Persino i bambini venivano celebrati per aver affrontato la Bestia. Il 12 gennaio 1765, la Bestia attaccò il 10enne Jacques Portefaix insieme a un gruppo di sette amici, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Tuttavia, Portefaix condusse un contrattacco con dei bastoni, per scacciare la creatura. I bambini furono premiati da Luigi XV e Portefaix ricevette un’educazione pagata dalla Corona.

L’eroismo di quei bambini spinse la corte del re Luigi XV a inviare dei cacciatori reali, per distruggere la Bestia.

Allora, c’era una taglia di 6.000 livre, per la testa della creatura. Nel frattempo, la storia della Bestia si stava diffondendo e compariva sui giornali da Boston a Bruxelles, diventando una delle prime sorprese mediatiche della storia.

Tra i più notevoli racconti di coraggio, ci fu quello relativo a quando Marie-Jeanne Valet, di 19 o 20 anni, fu attaccata dalla Bestia, l’11 agosto 1765, mentre attraversava il fiume Desges con sua sorella. Armata di una baionetta fissata a un palo, la Valet impalò il petto della Bestia. La creatura fuggì, ma la piccola Valet divenne nota come l’Amazzone e la Fanciulla di Gévaudan.

 

L’enorme lupo viene colpito dalla guardia del corpo del Re

Il 20 settembre 1765, Francois Antoine, il 71-enne sicario di del re, insieme a suo nipote, spararono a un grosso lupo, che si presumeva fosse la Bestia, vicino a un’abbazia di Chazes. Antoine fu premiato con denaro e titoli, e il cadavere dell’animale fu imbottito di paglia e inviato alla corte reale.

Ma gli attacchi ricominciarono a dicembre, secondo un resoconto nel volume del 1898 della Parisian Illustrated Review. Questa volta, la Bestia sembrava differente, almeno dal punto di vista comportamentale.

Se, prima, la creatura aveva avuto paura del bestiame, stavolta essa non mostrava timore. Dunque, si trattava di una seconda Bestia?

La corte reale scelse di ignorare questi nuovi attacchi, insistendo sul fatto che Antoine aveva ucciso la creatura. Alla fine, un improvviso scoppio di attacchi, all’inizio del giugno 1767, costrinse un nobile locale, il Marchese d’Apcher, a organizzare una caccia. Il 19 giugno, uno dei cacciatori, un uomo del posto di nome Jean Chastel, sparò a un lupo sulle pendici del monte Mouchet.

L’autopsia della Bestia rivelò la presenza di resti umani all’interno dell’animale, che non aveva le caratteristiche di un lupo, così come era stato descritto dai testimoni. Gli attacchi cessarono; tuttavia, seppure si presumeva che l’animale che Chastel aveva infagottato fosse la Bestia, rimanevano dubbi sul fatto che esso fosse davvero un lupo.

 

Descrizione e comportamento della Bestia

La Bestia fu costantemente descritta dai testimoni oculari come qualcosa di diverso da un tipico lupo.

Essa era grande come un vitello o – talvolta – un cavallo. Il suo mantello era di un grigio rossastro, con una lunga e forte coda, simile a quella di una pantera. La testa e le gambe avevano i peli corti e il colore di un cervo. Aveva una striscia nera sulla schiena e “artigli” alle zampe. Molti disegni della Bestia, all’epoca, la raffiguravano come un lupo.

I testimoni descrissero la Bestia come una predatrice che si poneva in agguato e che inseguiva la sua preda, afferrandola poi per la gola. Le ferite trovate sui corpi erano solitamente alla testa e agli arti, con i resti di 16 vittime che sarebbero state decapitate. La creatura si aggirava di sera e di mattina.

 

Ipotesi sulla Bestia

Raffigurazione dell’estinto Hyaenodonte.

Enciclopedia Britannica / UIG / Getty Images

 

Storici, scienziati, pseudoscienziati e teorici della cospirazione hanno proposto tutti delle teorie su cosa fosse la Bestia. Tra le ipotesi: un lupo eurasiatico, un cane da guerra corazzato, una iena a strisce, un leone, una specie di predatore preistorico, un lupo mannaro, un ibrido cane-lupo e un essere umano.

Tra le opzioni, la più fantasiosa è quella che parlava di un lupo mannaro.

Smith sottolinea che Chastel abbia presumibilmente usato un proiettile d’argento per uccidere il lupo, alimentando così la mitologia dei lupi mannari.

Inoltre, non è realistica l’ipotesi che la Bestia fosse un estinto predatore preistorico, come un orso-cane, un lupo preistorico o uno Hyaenodon. È semplicemente poco plausibile l’idea che un animale così grande sia sfuggito ai rilevamenti per migliaia o milioni di anni, come sostiene Smith.

Altri hanno suggerito che un serial killer umano potrebbe essere stato il responsabile degli attacchi.

Molte delle vittime delle Bestie sarebbero state decapitate, cosa che pochi animali potevano fare. Mentre è improbabile che un assassino si aggiri tra le vittime in pieno giorno, indossando un costume bestiale, coloro che sostengono questa teoria credono che l’assassino umano abbia usato un animale per compiere i crimini.

Qual era l’animale? Alcuni hanno ipotizzato che esso fosse un cane da guerra corazzato, il che spiega il suo strano aspetto e il motivo per cui esso scrollò le spalle, in risposta ai colpi di moschetto.

 

Iena striata?

Alcune raffigurazioni della Bestia – e dell’animale ucciso da Chastel – suggeriscono che questo somigliasse a una iena striata. È possibile che una iena striata fosse presente nel territorio privato di una persona e che, in seguito, sia fuggita. Dal momento che essa non era originaria della Francia, sarebbe sembrato insolito.

Tuttavia, le iene striate non sono note per attaccare gli umani.

 

Leone?

Seng Chye Teo/Getty Images

 

Karl-Hans Taake, biologo e autore di “La tragedia di Gévaudan: La disastrosa campagna di una ‘bestia’ deportata”, sostiene che la Bestia potrebbe essere stata un leone maschio immaturo. Come la iena, è possibile che un leone fosse fuggito dalla prigionia. Secondo quanto riferito, la Bestia era una cacciatrice di imboscate, che si impadroniva della preda ghermendola per il collo e che avrebbe eventualmente potuto decapitare una vittima. Un leone, sostiene Taake, potrebbe mostrare questi comportamenti predatori.

È noto che i leoni predano gli umani quali fonti di cibo, come il famoso caso dei leoni di Tsavo, in cui una coppia di leoni uccise oltre 130 persone in meno di un anno. Un altro fatto a supporto è che il territorio della Bestia, di circa 56 per 50 miglia, si allinea con la tipica gamma dei territori di un leone.

I testimoni oculari di quell’epoca, in Francia, probabilmente non avevano familiarità coi leoni viventi; ciò che sapevano su di loro proveniva da immagini molto stilizzate. Un leone maschio subadulto non ha una criniera completamente sviluppata e, talvolta, ha una sorta di cresta lungo la schiena. Questo corrisponde alle descrizioni della bestia da parte di testimoni oculari, sostiene Taake. Un cacciatore di quell’epoca, il capitano Jean Baptiste Duhamel, scrisse: “Penserai indubbiamente, come me, che questo sia un mostro [ibrido], il cui padre è un leone. Resta da capire ciò che era la madre”.

 

Un lupo?

Arterra/Universal Images Group/Getty Images

 

Tra le teorie considerate più credibili c’è quella per cui i lupi perpetuano gli attacchi. Come Smith riporta allo Smithsonian Magazine, “Gévaudan fu seriamente infestata dai lupi“. Egli crede che dei grandi lupi solitari – o un branco di lupi – stessero attaccando singole comunità in tutta la regione.

Smith afferma che molte, delle romanzesche qualità attribuite alla Bestia, siano state indotte dal clero, per suscitare nella popolazione il timore che Dio stesse punendo i francesi per la sconfitta nella Guerra dei Sette Anni. Per i cacciatori, uccidere la bestia era un modo di rivendicare l’onore perduto della Francia.

I lupi sono originari della regione e avevano già attaccato gli umani in precedenza: alcune statistiche mostrano che i lupi attaccarono gli umani 9.000 volte in Francia, tra il XVII e il XIX secolo. Nella maggior parte dei casi, questi tipi di attacchi erano portati da lupi rabbiosi.

Ci sono alcuni potenziali difetti nella “teoria del lupo”, tra cui la frequenza degli attacchi mortali della Bestia, che suggerisce che non si trattava di un singolo lupo rabbioso. Inoltre, nessuna delle vittime sembrò aver contratto la rabbia, il ché suggerisce che anche il loro aggressore non portava la rabbia.

Sebbene vi siano voci forti in merito alle multiple teorie sull’identità della Bestia di Gévaudan, tutti ammettono che la verità non sarà mai completamente conosciuta. Senza alcuna prova genetica o forense, la Bestia di Gévaudan è destinata a rimanere un mistero per sempre.

 

di

Joseph A. Williams

 

 

 

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May 28, 2020

What Was the Beast of Gévaudan?

Between 1765 and 1767, an unknown creature killed over 100 people in a rural region of France—and captivated a horrified world.

Joseph A. Williams

Between 1764 and 1767 a mysterious creature called the Beast ravaged the rural region of Gévaudan, France. About 100 men, women and children reportedly fell victim to La Bête du Gévaudan. While many French at the time presumed the Beast to be a wolf and many modern scholars agree, some have suggested that the Beast may not have been a wolf at all.

So what was it?

‘Like a Wolf, Yet Not a Wolf’

Illustration of the Beast of Gévaudan, circa 1765.

Mansell/The LIFE Picture Collection/Getty Images

The first recorded fatal attack of the Beast occurred on June 30, 1764 when a 14-year-old shepherdess, Jeanne Boulet, tended a flock of sheep. Boulet was not the creature’s first victim. As historian Jay M. Smith writes in Monsters of the Gévaudan, about two months prior, a young woman tending cattle was attacked by a creature “like a wolf, yet not a wolf” but escaped because the herd defended her.

The attacks continued through the summer and into autumn, according to George M. Eberhart’s 2002 book, Mysterious Creatures: A Guide to Cryptozoology. France was in a slump at the time, on the heels of the Seven Years’ War. The nation had lost battles to Prussia and the British and Louis XV had lost overseas colonies. The Beast offered a perfect foil to rally around—and there was no dearth of reports in the press about encounters with the animal.

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The bête féroce (ferocious beast) attacked and partially ate women and the young, according to the reports, but lone adult men were also targets. There were so many attacks that some speculated there were in fact two or more beasts.

The terrified populace of Gévaudan did not sit idle—and individual stories of bravery captivated the public. As Smith writes, bounties were offered and hunters combed the countryside looking for the creature. On October 8, 1764, hours after a mauling, the Beast was seen at Chateau de la Baume, stalking a herdsman. Hunters followed the animal into the estate’s woods and flushed the animal into the open. The hunters shot a volley of musket fire into the creature—but after a fall, the Beast rose and ran off.

King Louis XV Dispatches Hunters

A statue of Marie-Jeanne Valet fighting the Beast of Gévaudan in France.

Filou-France/Getty Images

Even children were celebrated for taking on the Beast. On January 12, 1765, the Beast attacked 10-year-old Jacques Portefaix and a group of seven friends ranging from ages eight to 12. However, Portefaix led a counterattack with sticks driving off the creature. The children were rewarded by Louis XV, and Portefaix was given an education paid by the crown.

The children’s heroics prompted the court of King Louis XV to send royal hunters to destroy the Beast. There was now a 6,000-livre bounty on the creature’s head. The story of the Beast, meanwhile, was spreading and covered in newspapers from Boston to Brussels, becoming one of history’s first media sensations.

Among the most notable tales of bravery was when 19- or 20-year-old Marie-Jeanne Valet was attacked by the Beast on August 11, 1765 while crossing the River Desges with her sister. Armed with a bayonet affixed to a pole, Valet impaled the Beast’s chest. The creature got away, but Valet became known as the “Amazon” and the “Maid of Gévaudan.”

Large Wolf Is Shot by King’s Gunbearer

On September 20, 1765, Francois Antoine, the king’s 71-year-old gunbearer, and his nephew shot a large wolf near an abbey at Chazes which was assumed to be the Beast. Antoine was awarded with money and titles and the corpse of the animal was stuffed and sent to the royal court.

But attacks started again in December, according to an account in the 1898 volume of the Parisian Illustrated Review. This time, the Beast seemed different, at least behaviorally. Where before the creature had been afraid of cattle, this time it showed no fear. Was this then a second Beast?

The royal court chose to ignore these new attacks, insisting that Antoine had killed the creature. Finally, a sudden outbreak of attacks in early June 1767 compelled a local nobleman, the Marquis d’Apcher, to organize a hunt. On June 19, one of the hunters, a local man named Jean Chastel, shot a wolf on the slopes of Mount Mouchet.

An autopsy of the animal revealed human remains inside, and the animal had non-wolf characteristics as described by witnesses. The attacks ended, but while it was assumed that the beast Chastel bagged was the Beast, doubts remained that it was indeed a wolf.

Description and Behavior of the Beast

The Beast was consistently described by eyewitnesses as something other than a typical wolf. It was as large as a calf or sometimes a horse. Its coat was reddish gray with a long, strong panther-like tail. The head and legs were short-haired and the color of a deer. It had a black stripe on its back and “talons” on its feet. Many drawings of the Beast at the time endow it with lupine characteristics.

Witnesses described the Beast as an ambush hunter which stalked its prey and seized it by the throat. The wounds found on the bodies were typically to the head and limbs with the remains of 16 victims reportedly decapitated. The creature prowled in the evenings and in the mornings.

Beast Theories

Depiction of the extinct Hyaenodon.

Encyclopaedia Britannica/UIG/Getty Images

Historians, scientists, pseudoscientists and conspiracy theorists have all proposed theories about what the Beast was. Among the suspects: a Eurasian wolf, an armored war dog, a striped hyena, a lion, some kind of prehistoric predator, a werewolf, a dog-wolf hybrid and a human.

Of the candidates the most fanciful is the werewolf. Smith points out that Chastel purportedly used a silver bullet to slay the wolf, thereby feeding into werewolf mythology.

Also unrealistic is that the Beast was an extinct prehistoric predator such as a Bear-dog, Dire Wolf, or Hyaenodon. The idea that such a large animal would evade detection for thousands to millions of years is just too implausible, Smith argues.

Others have suggested that a human serial killer may be responsible for the attacks. Many of the Beasts victims were reported to be decapitated, something few animals could do. While it is unlikely that a killer would roam about for victims in broad daylight wearing a bestial costume, those who support this theory believe that the human killer used an animal to carry out the crimes. What was the animal? Some have speculated that it was an armored war dog, which explains its strange appearance and why it shrugged off musket shots.

Striped Hyena?

Some depictions of the Beast—and the animal slain by Chastel—suggest it resembled a striped hyena. It is possible that a striped hyena may have been in a person’s private holding and then escaped. Since it was not native to France, it would have appeared unusual. However, striped hyenas are not known to attack humans.

Lion?

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Karl-Hans Taake, a biologist and author of The Gévaudan Tragedy: The Disastrous Campaign of a Deported ‘Beast,’ argues the Beast may have been an immature male lion. Like the hyena, it is possible that a lion escaped from captivity. The Beast reportedly was an ambush hunter that seized prey by the neck and could possibly decapitate a victim. A lion, Taake argues, could exhibit these predatory behaviors.

Lions have been known to prey upon humans as food sources, such as the famous case of the lions of Tsavo, in which a lion pair killed over 130 victims in under a year. Another supporting fact is that the territory of the Beast, at roughly 56 by 50 miles, aligns with a lion’s typical range.

Eyewitnesses in France at the time were likely not familiar with living lions and what they did know about them came from very stylized imagery. A sub-adult male does not have a fully developed mane and sometimes has a mohawk type of stripe running down its back. This matches descriptions of the beast by eyewitnesses, Taake argues. One hunter at the time, Captain Jean Baptiste Duhamel, wrote, “You will undoubtedly think, like I do, that this is a monster [hybrid], the father of which is a lion. What its mother was remains to be seen.”

A Wolf?

Arterra/Universal Images Group/Getty Images

Among the theories considered most credible is that wolves perpetuated the attacks. As Smith tells Smithsonian, “Gévaudan had a serious wolf infestation.” He believes that large lone wolves were attacking individual communities across the region or that it was a wolf pack.

Smith asserts that many of the fantastical qualities attributed to the Beast were induced by clergy who stirred up fear in the populace that God was punishing the French for its defeat in the Seven Years’ War. For hunters, killing the beast was a way of reclaiming France’s lost honor.

Wolves are native to the region and had attacked humans before—some statistics show that wolves attacked humans 9,000 times in France between the 17th and 19th centuries. In most cases these types of attacks were by rabid wolves.

There are some potential flaws to the wolf theory, including the frequency of the Beast’s deadly attacks, suggesting it was not a single rabid wolf. Also none of its victims seem to have contracted rabies, suggesting that their attacker also did not carry rabies.

Although there are strong voices arguing multiple theories about the identity of the Beast of Gévaudan, all admit that the truth will never be fully known. Without any genetic or forensic evidence, the Beast of Gévaudan is bound to forever remain a mystery.

By

Joseph A. Williams

 

 

 

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