COVID-19: cosa devono sapere i veterinari

https://www.avma.org/resources-tools/animal-health-and-welfare/covid-19

 

COVID-19

In questo articolo:

  • Ulteriori informazioni sul COVID-19, inclusi sintomi, trasmissione, diffusione e prevenzione.
  • Ottieni risposte alle domande più frequenti su COVID-19.
  • Trova consigli sulla protezione del personale veterinario e sulla cura dei pazienti veterinari.
  • Rimani aggiornato sulla legislazione correlata e sulle questioni relative alla catena di approvvigionamento.

Cosa devono sapere i veterinari

Aggiornato alle 15:00 il 4 aprile 2020

I funzionari sanitari, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, stanno lavorando duramente per combattere il COVID-19. I professionisti veterinari stanno ricevendo domande dai loro clienti e dai loro team, e l’AVMA è lieta di essere in grado di fornire informazioni e risorse credibili, per aiutare a rispondere a tali domande.

Per garantire che le risorse che vi forniamo siano quanto più precise e aggiornate possibili in questo ambiente in continua evoluzione, l’AVMA è in continuo contatto con CDC, FDA e USDA; con altri gruppi di esperti veterinari e di sanità pubblica statali, nazionali e internazionali; e con organizzazioni intergovernative (come l’OMS e l’OIE), per apprendere gli ultimi sviluppi e i loro potenziali impatti su veterinari, pazienti e clienti.

 

Ecco alcune informazioni-chiave sul COVID-19:

  • Il betacoronavirus, che causa il COVID-19, è il SARS-CoV-2 (precedentemente noto come 2019-nCoV).
  • La diffusione tra persone e nelle comunità è stata segnalata in numerosi paesi, inclusi gli Stati Uniti.
  • La trasmissione si verifica principalmente quando c’è contatto con le secrezioni corporee di una persona infetta, come saliva o goccioline di muco in un colpo di tosse o in uno starnuto. Le persone sono ritenute più contagiose, quando sono più sintomatiche. Potrebbe essere possibile la diffusione, prima che le persone mostrino sintomi; tuttavia, non si ritiene che questo sia il modo principale in cui il virus si diffonde. È anche possibile una trasmissione attraverso il contatto con una superficie o un oggetto contaminati (ad es. fomiti, trucioli) e quindi toccandosi la bocca, il naso o, eventualmente, gli occhi, ma questo sembra essere un percorso secondario. Le superfici lisce (non porose, ad es. controsoffitti, maniglie delle porte) trasmettono i virus meglio dei materiali porosi (ad es. carta-moneta, pellicce di animali domestici), poiché i materiali porosi, specialmente se fibrosi, assorbono e intrappolano il patogeno (virus), rendendo più difficile contrarlo con un semplice tocco. Al momento, non ci sono prove che il virus che causa la COVID-19 possa diffondersi alle persone tramite la pelle o il pelo degli animali domestici.
  • Attualmente, non esistono farmaci antivirali raccomandati o autorizzati dalla FDA, per il trattamento del COVID-19, e non è disponibile alcuna immunizzazione.
  • Nella maggior parte degli Stati, sono stati segnalati casi di COVID-19 e diffusione nella comunità. Quest’ultima significa che le persone sono state infettate dal virus in un’area, compresi alcuni che non sanno come o dove siano stati infettati.
  • Il modo migliore per evitare di ammalarsi è quello di evitare l’esposizione al virus. È fondamentale intraprendere delle tipiche azioni preventive.
  • Mentre due cani in Hong Kong e due gatti (uno in Belgio e uno in Hong Kong), che vivono con persone diagnosticate con COVID-19, sono stati segnalati per essere stati infettati dalla SARS-CoV-2, anche altri cani e gatti, che vivono con le persone infette, rimangono non infetti. Nuovi articoli di ricerca sono stati pubblicati su siti ad accesso aperto, su base quasi giornaliera; essi descrivono i risultati preliminari che suggeriscono che alcuni animali domestici possono essere infettati sperimentalmente con SARS-CoV-2 e possono trasmettere il virus ad altri animali, in un ambiente sperimentale; oppure, possono avere una risposta immunitaria specifica al virus, se esposti a SARS-CoV-2. Tuttavia, si deve prestare attenzione a non interpretare in modo eccessivo i risultati descritti in tali articoli, alcuni dei quali possono riferire su dati provenienti da un numero molto piccolo di animali o possono fornire solo risultati preliminari; e attenti a non estrapolare tali risultati dal potenziale della SARS-CoV-2, che potrebbe infettare naturalmente o essere trasmessa da animali domestici da compagnia. Ad oggi, il CDC non ha ricevuto segnalazioni riferiti ad animali domestici o ad altri animali, che si sono ammalati per COVID-19 negli Stati Uniti. Gli esperti in malattie infettive, nonché le molteplici organizzazioni internazionali e domestiche per la salute umana e animale, continuano a concordare sul fatto che, a questo punto, non ci sono prove per indicare che gli animali domestici, in condizioni naturali, diffondano il COVID-19 ad altri animali, ivi comprese le persone.
  • Se non sei malato per il COVID-19, puoi interagire con il tuo animale domestico come faresti normalmente, e quindi nutrirlo, camminare e giocare con lui. Dovresti continuare a praticare una buona igiene, durante queste interazioni (ad esempio, lavati le mani prima e dopo aver interagito con l’animale; assicurati che l’animale sia tenuto pulito; pulisci regolarmente le ciotole di cibo e acqua, la lettiera e i suoi giochi).
  • Per abbondanza di cautela, si raccomanda che i malati di COVID-19 limitino il contatto con gli animali, fino a quando non saranno note ulteriori informazioni sul virus. Se possibile, chiedi a un altro membro della tua famiglia di occuparsi di giocare con il tuo animale domestico, portarlo fuori e nutrirlo. Se hai un animale di servizio, o se devi prenderti cura del tuo animale domestico, non condividere cibo con lui, non baciarlo e non accarezzarlo, e lavarti le mani prima e dopo ogni contatto con lui.
  • Come sempre, un attento lavaggio delle mani e altre pratiche di controllo delle infezioni possono ridurre notevolmente la possibilità di diffondere qualsiasi malattia. Il compendio delle precauzioni standard del National Association of State Public Veterinarians (NASPHV) è un buon riferimento per un adeguato controllo delle infezioni, nelle pratiche veterinarie.

Origine e diffusione del COVID-19

La malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19) è stata rilevata per la prima volta in Cina, ed ora si è diffusa in oltre 100 località a livello internazionale, anche negli Stati Uniti. Delle informazioni utili, che forniscono una panoramica in tempo reale dei conteggi dei casi a livello globale, sono disponibili presso il John Hopkins Center for Systems Science and Engineering.

Il betacoronavirus, che causa il COVID-19, è il SARS-CoV-2. Come il MERS-CoV (la causa della sindrome respiratoria del Medio Oriente) e la SARS-CoV (la causa della Sindrome Respiratoria Acuta Grave), il SARS-CoV-2 sembra avere la sua origine nei pipistrelli. Il virus sequenziato, ottenuto da pazienti statunitensi, è simile a quello trovato originariamente in Cina, il che suggerisce una singola, recente comparsa di questo virus da una riserva di animali. I pazienti dell’epicentro iniziale dell’epidemia a Wuhan, nella provincia di Hubei, in Cina, avevano un collegamento con un grande mercato ittico e di animali vivi, il che suggerisce una diffusione da animale a persona. È stato poi riportata la diffusione da persona a persona all’interno di Wuhan, seguita da una diffusione da persona a persona al di fuori della provincia di Hubei e in Paesi al di fuori della Cina, tra cui gli Stati Uniti. La diffusione nella comunità è ora evidente negli Stati Uniti e a livello internazionale.

 

COVID-19 nell’uomo

Il COVID-19 provoca sintomi simil-influenzali nelle persone, ivi comprese le malattie respiratorie (da lievi a gravi) con febbre, tosse e difficoltà respiratorie. La diffusione da persona a persona è stata indicata come il mezzo principale di trasmissione e sembra verificarsi quando vi è contatto con le secrezioni corporee di una persona infetta, come saliva o goccioline di muco per una tosse o per degli starnuti. È anche possibile la trasmissione attraverso il contatto con una superficie o un oggetto contaminato (cioè, un fomito), seguìto da un tocco della bocca, del naso o, eventualmente, degli occhi, ma questa sembra essere una via secondaria.

Superfici lisce (non porose, ad es. controsoffitti, maniglie delle porte) trasmettono il virus meglio dei materiali porosi (ad es. cartamoneta, pellicce di animali domestici), poiché i materiali porosi, specialmente quelli fibrosi, assorbono e intrappolano il patogeno (virus), rendendo più difficile la sua contrazione tramite un semplice tocco. Al momento, non vi sono prove che il virus che causa la COVID-19 possa diffondersi alle persone tramite la pelle o il pelo degli animali domestici.

Il tempo tra l’infezione e la comparsa dei sintomi (ad es. febbre, tosse, respiro corto) nelle persone è di circa 2-14 giorni. Il periodo di quarantena del COVID-19 per le persone è di 14 giorni dall’ultima data di esposizione.

Negli Stati Uniti, sono stati segnalati casi di COVID-19 e casi di diffusione nella comunità. Le persone, che vivono o viaggiano per i luoghi in cui si sta diffondendo la SARS-CoV-2, sembrano avere un rischio più elevato di esposizione, con un rischio relativo che dipende dalla posizione. Anche gli operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti con COVID-19 hanno un rischio maggiore, così come i contatti stretti delle persone con COVID-19. E, naturalmente, anche coloro che interagiscono regolarmente col pubblico, come i veterinari, affrontano un rischio di esposizione più elevato.

Prevenzione dal COVID-19

La consapevolezza e la prevenzione sono importanti, per ridurre la diffusione del COVID-19:

  • Evitare le persone che sono malate.
  • Chiamare il medico, se si verificano febbre e problemi respiratori.
  • Se sei malato, resta a casa, salvo che per ricevere assistenza medica, e chiama il medico, prima di visitarlo. Riduci al minimo il contatto con altre persone, anche separandoti dagli altri membri della famiglia che non sono malati.
  • Copri bocca e naso, quando tossisci o starnutisci.
  • Evita di toccarti il viso, in particolare occhi, naso e bocca.
  • Lavarsi spesso le mani. Usa acqua e sapone e lavale per almeno 20 secondi. Se il sapone e l’acqua non sono disponibili, utilizza un disinfettante per le mani, contenente almeno il 60% di alcol.
  • Pratica il distanziamento sociale
  • La CDC raccomanda di mantenere una distanza di 6-10 piedi dalle altre persone.
  • Evita di radunarti in luoghi pubblici, incluso il frequentare o l’ospitare grandi raduni sociali. Rimanda questi ultimi, se possibile. Per ridurre l’esposizione, sono stati emessi ordini di emergenza, che devono essere seguiti, relativi alle dimensioni massime delle riunioni.
  • Se stai prendendo in considerazione un piccolo incontro di amici che non superi i limiti stabiliti, fai attenzione che nessuno mostri sintomi di malattia e/o che sia in stretto contatto con un malato. Le riunioni, in genere, rappresentano un rischio e dovrebbe essere seriamente considerata l’alternativa delle riunioni virtuali.
  • Valuta le opzioni di consegna, se devi fare acquisti, inclusi quelli per gli articoli necessari, come i generi alimentari e i farmaci. Se devi fare acquisti di persona, minimizza i tempi di acquisto e fai acquisti fuori-orario, quando è probabile che ci siano meno persone nel negozio.
  • Per quanto difficile possa essere, astieniti dal visitare persone che si trovano in strutture assistenziali; esse sono tra i più vulnerabili. Molte strutture hanno già severamente limitato o vietato i visitatori.
  • Effettua delle visite virtuali con amici e anziani, per rimanere in contatto con loro e per sostenersi a vicenda.
  • Pulisci e disinfetta regolarmente gli oggetti e le superfici, in casa e sul posto di lavoro. Un elenco di prodotti, che l’EPA ritiene efficaci per combattere i patogeni virali, è disponibile presso l’American Chemistry Council Center for Biocide Chemistries (CBC). Seguire le istruzioni dei produttori per l’uso di questi prodotti, comprese le raccomandazioni sulla loro applicabilità a superfici particolari. Altre opzioni includono la candeggina diluita per uso domestico (5 cucchiai di candeggina per gallone d’acqua) e soluzioni alcoliche (con almeno il 70% di alcol).
  • Coloro che vivono in famiglie con una persona malata di COVID-19, dovrebbero monitorare attentamente la propria salute e chiamare immediatamente il proprio medico, se dovessero sviluppare sintomi indicativi di COVID-19.

La CDC raccomanda l’uso di rivestimenti facciali in stoffa in ambienti pubblici, in cui altre misure di distanziamento sociale sono difficili da mantenere (ad esempio, negozi di alimentari e farmacie), in particolare nelle aree di significativa trasmissione del virus. Lo scopo dell’uso dei rivestimenti facciali è quello di rallentare la diffusione del virus e di aiutare le persone che, inconsapevoli di avere SARS-CoV-2, a non trasmetterlo ad altri. I rivestimenti facciali in tela consigliati non sono né le mascherine chirurgiche, né i respiratori N-95. Questi dovrebbero essere mantenuti riservati agli operatori sanitari e agli altri soccorritori medici. Una pubblicazione su Lancet suggerisce che sarebbe ragionevole che le persone vulnerabili evitino le aree affollate e che utilizzino razionalmente le mascherine chirurgiche, quando sono esposte in aree ad alto rischio. Le mascherine devono essere utilizzate da persone con sintomi di COVID-19, per evitare di diffondere la malattia ad altri; le mascherine sono importanti anche per gli operatori sanitari e per le persone che si prendono cura di qualcuno, in casa o in una struttura sanitaria.

La guida è disponibile presso la CDC, per aiutarti a proteggere i tuoi familiari dal COVID-19.

 

Trattare il COVID-19

Attualmente, non esistono farmaci antivirali raccomandati o autorizzati dalla FDA per il trattamento del COVID-19, e non è disponibile alcuna immunizzazione. I veterinari e i nostri team dovrebbero consigliare ai clienti di non auto-medicare o fare degli auto-test, per questa malattia. Almeno una persona è deceduta per aver ingerito fosfato di clorochina destinato ai pesci, credendo erroneamente che esso fosse efficace nella lotta contro il COVID-19.

 

SARS-CoV-2 e animali domestici, compresi quelli da compagnia

Cani a Hong Kong

Giovedì 27 febbraio, il Dipartimento per l’Agricoltura, la Pesca e la Conservazione di Hong Kong (AFCD) ha riferito che i campioni ottenuti il ​​26 febbraio dalle cavità nasali e orali di un Volpino di Pomerania di 17 anni in quaranten,a il cui proprietario era stato diagnosticato per COVID-19, avevano testato una “debole positività” per la SARS-CoV-2, utilizzando un test di reazione a catena della polimerasi con trascrittasi inversa in tempo reale (RRT-PCR). I risultati di un tampone rettale e di un campione fecale erano negativi.

Il test RRT-PCR è sensibile, specifico e non reagisce in modo crociato con altri coronavirus di cani o gatti.

Un risultato “debole positivo” suggerisce che, nei campioni, era presente una piccola quantità di RNA del SARS-CoV-2, ma non distingue tra RNA rilevato da virus intatto e quello rilevato da frammenti di RNA virale.

I test PCR sono stati ripetuti su campioni raccolti il ​​28 febbraio, nonché il 2, il 5 e il 9 marzo, con continui risultati “deboli positivi” su campioni di cavità nasale. Inoltre, il 12 marzo è stato completato il sequenziamento genico del SARS-CoV-2 dal Volpino e dai suoi contatti umani stretti, e le sequenze virali erano molto simili.

I risultati di un test anticorpale neutralizzante il virus, su un campione raccolto il 3 marzo, erano disponibili anche il 12 marzo ed erano negativi, ma gli ulteriori test sierologici su quel campione di sangue, eseguiti dal laboratorio di riferimento dell’OMS, hanno prodotto risultati positivi, suggerendo che il Volpino aveva sviluppato una risposta immunitaria al virus. L’isolamento del virus è stato effettuato con risultati negativi.

Erano negativi anche i risultati della RRT-PCR, condotta sui campioni nasali il 12 e 13 marzo, e il giorno successivo il cane fu rilasciato al suo proprietario. Gli esperti della School of Public Health dell’Università di Hong Kong e del College of Veterinary Medicine and Life Sciences della City University di Hong Kong ritengono che la coerenza e la persistenza dei risultati suggeriscano che il virus potrebbe essersi diffuso dalle persone infette al Volpino, in questo caso particolare.

I test sono stati condotti dai laboratori dell’AFCD e della School of Public Health dell’Università di Hong Kong.

Quest’ultima è un laboratorio di riferimento accreditato dall’OMS, per i test del SARS-COV-2. Il Volpino era uno dei due cani da compagnia in quarantena. Il secondo cane ha avuto risultati costantemente negativi dei test per il virus. Nessuno dei due cani ha mostrato segni di malattie respiratorie, durante la quarantena.

Sfortunatamente, il Volpino che era risultato positivo è scomparso tre giorni dopo il rilascio. Il cane aveva 17 anni e aveva problemi di salute in corso, che erano probabilmente i responsabili della morte di questo cane, piuttosto che il COVID-19.

Il 18 marzo, l’AFCD ha riferito che anche un pastore tedesco di due anni, il cui proprietario si era dimostrato positivo per il COVID-19, era stato testato come positivo per il SARS-CoV-2, tramite RRT-PCR. Il cane aveva anche risultati positivi di un test eseguito il 19 marzo e, poi, risultati negativi il 23 marzo. Un altro cane di razza mista, della stessa area, è risultato negativo. Nessuno dei due cani ha mostrato segni di malattie respiratorie. Entrambi i cani sono in quarantena e continuano a essere monitorati e testati.

A partire dal 25 marzo, l’AFCD aveva condotto test su 17 cani e 8 gatti, appartenenti a famiglie con casi umani confermati di COVID-19, o a persone a stretto contatto con pazienti confermati, e solo 2 cani (descritti sopra) erano risultati positivi per SARS-CoV-2.

 

Gatto in Belgio

Durante la terza settimana di marzo, l’Agenzia Federale per la Sicurezza della Catena Alimentare (FASFC) in Belgio ha riferito di essere stata informata, il 18 marzo, dalla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Liegi, che l’RNA virale del SARS-CoV-2 era rilevato dalla PCR (RT-PCR e PCR sequenziale ad alto rendimento; specifiche non fornite) nelle feci e nel vomito di un gatto con segni clinici digestivi e respiratori. Il gatto era di proprietà di una persona infetta da SARS-CoV-2 ma, secondo il comitato scientifico della FASFC, non è noto se le sequenze di virus fossero simili nel gatto e nel proprietario.

Non sono disponibili informazioni su quali altre condizioni, potenzialmente in grado di portare a segni respiratori o gastrointestinali, siano state considerate o valutate per questo gatto. Secondo quanto riferito, il gatto si è ammalato una settimana dopo che il suo proprietario era tornato dall’Italia, ma non è nota neppure la data in cui sono stati raccolti i campioni – in relazione a quando sono comparsi per la prima volta i segni clinici del gatto e a come sono stati raccolti quei campioni (ad esempio: direttamente dal gatto o dal pavimento). Poiché altre cause eziologiche della malattia del gatto sembrano non essere state escluse, né si sa molto sui campioni in cui è stato rilevato materiale virale, non è possibile stabilire un chiaro legame tra la presenza di materiale virale e i segni clinici coerenti con l’infezione da coronavirus. Secondo quanto riferito, le condizioni del gatto sono migliorate 9 giorni dopo l’insorgenza dei segni clinici.

Al momento, disponiamo di informazioni limitate sul rapporto tra SARS-CoV-2 e cani e gatti. Tuttavia, presi collettivamente, al momento sembra che cani e gatti non siano infettati facilmente da SARS-CoV-2; non abbiamo quasi nessuna prova che essi si ammalino, né ci sono prove del fatto che gli animali domestici possano trasmettere SARS-CoV-2 alle persone o ad altri animali domestici.

 

Gatto a Hong Kong

Il 31 marzo, l’AFCD ha riferito che un gatto domestico, che viveva in una casa con un soggetto malato per COVID-19, era risultato positivo al SARS-CoV-2, attraverso campioni delle cavità orale, nasale e rettale. Il gatto è in quarantena e non ha mostrato segni clinici di malattia.

 

Animali domestici nelle case di proprietari con COVID-19

Sembra che cani e gatti non siano prontamente infettati da SARS-CoV-2; non abbiamo quasi nessuna prova del fatto che essi si ammalino, né alcuna prova che quelli che possono essere naturalmente infettati diffondano il SARS-CoV-2 ad altri animali domestici o a persone. Per maggiore cautela, si raccomanda che i malati di COVID-19 limitino il contatto con gli animali, fino a quando non si conosceranno ulteriori informazioni sul virus.

Se sei malato di COVID-19, chiedi a un altro membro della tua famiglia di occuparsi di nutrire e giocare con il tuo animale domestico e di portarlo fuori. Se hai un animale di servizio o se devi prenderti cura del tuo animale domestico, non condividere del cibo con lui, non baciarlo e non abbracciarlo, e lavati le mani prima e dopo ogni contatto con lui.

Non condividere piatti, bicchieri, tazze, utensili da cucina, asciugamani o biancheria da letto con altre persone, né con animali domestici in casa. Ulteriori indicazioni sulla gestione degli animali domestici, nelle case in cui le persone sono malate per COVID-19, sono disponibili presso il CDC.

 

Test sugli animali da compagnia

Ad eccezione del singolo rapporto di malattia del gatto belga, che non è stato possibile confermare, non sono stati segnalati ulteriori casi di animali domestici o da compagnia, che si siano ammalati in seguito all’esposizione naturale al SARS-CoV-2, e non esiste motivo per pensare che gli animali domestici, compresi quelli da compagnia, negli Stati Uniti, possano essere una fonte di infezione da coronavirus che causa il COVID-19.

Ad oggi, il CDC non ha ricevuto segnalazioni di animali domestici – o di altri animali – che si ammalano di COVID-19 negli Stati Uniti. Pertanto, i test di routine sugli animali domestici per il COVID-19 non sono raccomandati da AVMA, CDC, USDA o dall’American Association of Veterinary Laboratory Diagnosticians (AAVLD). Poiché la situazione è in continua evoluzione, i funzionari della Sanità Pubblica e degli Animali potrebbero decidere – con molta cautela – di testare determinati animali.

Negli Stati Uniti, la decisione di testare sarà presa in collaborazione tra funzionari locali, statali e federali della Sanità Pubblica e degli Animali. Le risposte alle domande frequenti, poste da funzionari statali della Sanità Pubblica e degli Animali e dal pubblico, sono disponibili presso l’USDA.

Dopo che è stata presa la decisione di testare, i funzionari statali per la salute degli animali designeranno un veterinario nominato dallo stato, un veterinario accreditato dall’USDA o un diagnostico straniero per le malattie degli animali, al ine di raccogliere il campione utilizzando adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) e opportuni metodi di raccolta dei campioni.

Ancora una volta, a detta degli esperti, il COVID-19 è trasmesso principalmente da persona a persona. Ciò supporta una raccomandazione contro i test sugli animali domestici per la SARS-CoV-2, salvo che per ordine ufficiale. Se gli animali domestici, inclusi cani o gatti, presentano segni respiratori o gastrointestinali, i veterinari devono testare i più comuni agenti patogeni e le classiche condizioni.

 

Mantenere al sicuro gli animali domestici

Per i responsabili proprietari di animali domestici, è fondamentale prepararsi in anticipo. Assicurati di aver preparato un kit di emergenza, con cibo per almeno due settimane per il tuo animale domestico e con tutti i farmaci necessari. Di solito, pensiamo a kit di emergenza come questo, in termini di ciò che potrebbe essere necessario per un’evacuazione, ma è bene averne anche uno preparato, in caso di quarantena o di autoisolamento, quando non puoi uscire di casa.

Mentre raccomandiamo queste pratiche come buone, è importante ricordare che, al momento, non vi è motivo di pensare che, negli Stati Uniti, gli animali domestici, compresi quelli da compagnia, possano essere una fonte di infezione da SARS-CoV-2. Di conseguenza, non vi è alcun motivo di rimuovere gli animali domestici dalle case in cui è stato identificato il COVID-19 nei membri della famiglia, a meno che non vi sia il rischio che l’animale stesso non possa essere curato adeguatamente. In questa emergenza, gli animali domestici e le persone hanno bisogno del sostegno gli uni degli altri, e i veterinari sono lì per sostenere la buona salute di entrambi.

 

Dalla letteratura

Una pre-stampa di un articolo di ricerca, pubblicato online su bioRxiv il 30 marzo, ha sollevato la preoccupazione pubblica che i gatti e i furetti potrebbero essere in grado di essere infettati da SARS-CoV-2 e trasmettere il virus ad altri animali. Una breve comunicazione del 2003, pubblicata sulla rivista Nature durante l’epidemia di SARS, forniva allo stesso modo i risultati dell’infezione sperimentale di gatti e furetti con il virus correlato, il SARS-CoV. Sottolineiamo la necessità di cautela, nel non interpretare in modo eccessivo i risultati descritti in questi articoli e nel non estrapolarli alla possibilità che il SARS-CoV-2 possa infettare o essere trasmesso naturalmente da animali domestici. La nostra logica è la seguente:

  • I lavori pubblicati su bioRxiv sono rapporti preliminari, che non sono stati sottoposti a revisione paritaria. Un disclaimer sui documenti del sito web, ivi pubblicati, sostiene che essi “non devono essere considerati come condotte-guida conclusive, relative alla salute/alla pratica clinica, né devono essere riportati nei media come informazioni consolidate”.
  • L’infezione indotta sperimentalmente non rispecchia l’infezione indotta naturalmente. Il fatto che un animale può essere sperimentalmente infettato da un virus, non significa di per sé che esso sarà naturalmente infetto da quello stesso virus.
  • Il numero di animali utilizzati in questi esperimenti era molto ridotto e le conclusioni tratte si basano su punteggi di dati raccolti da questi pochi animali – in alcuni casi, erano inclusi solo due animali.
  • Solo due, dei sei gatti non infetti nello studio del 2020, sono stati infettati attraverso la trasmissione di SARS-CoV-2 da gatti con infezione sperimentale. I risultati di così pochi animali non dovrebbero essere usati come prove conclusive del fatto che i gatti infetti possano facilmente trasmettere COVID-19, particolarmente in condizioni naturali.
  • Una seconda pre-stampa, pubblicata il 3 aprile su bioRxiv, descriveva un’indagine sulla possibilità che i gatti fossero esposti alla SARS-CoV-2 e montassero una risposta anticorpale contro il virus durante l’epidemia iniziale del COVID-19 a Wuhan, in Cina. Ancora una volta, una dichiarazione di non responsabilità sui documenti pubblicati su bioRxiv afferma che essi “non devono essere considerati come condotte-guida conclusive, relative alla salute/alla pratica clinica, né devono essere riportati nei media come informazioni consolidate”.
  • Il sangue è stato raccolto da 39 gatti, prima dell’inizio dell’epidemia (marzo-maggio 2019) e da 102 gatti dopo l’inizio (gennaio-marzo 2020), e i sieri sono stati conservati prima del test.
  • Gli anticorpi contro il SARS-CoV-2 non sono stati rilevati in alcun campione raccolto prima dell’epidemia, suggerendo che il virus non circolava a Wuhan prima dell’inizio dell’epidemia
  • Dopo l’epidemia, sono stati rilevati anticorpi specifici per il SARS-CoV-2 in 15 campioni di siero su 102, ottenuti da gatti (14,7%). Questi 15 gatti vivevano con un proprietario che aveva COVID-19 (n=3), in una clinica veterinaria (n=6), o in strada come randagi, fino a quando non sono stati trasferiti in un rifugio per animali dopo l’insorgenza dell’epidemia (n=7).
  • Non è stato riportato quanti, degli 87 gatti sieronegativi per SARS-CoV-2, vivessero con persone che avevano COVID-19.
  • Undici, dei campioni ELISA-positivi, erano positivi anche dopo un test di neutralizzazione del virus, basato sulla coltura di tessuti (VNT). I titoli più alti di anticorpi neutralizzanti (1:360 o 1:1080) sono stati trovati in campioni dei tre gatti che vivevano con proprietari che avevano COVID-19; quattro gatti non presentavano anticorpi neutralizzanti rilevabili, e tutti gli altri titoli erano <1:40.
  • I risultati della sierologia di oltre 100 gatti a Wuhan, durante il picco dell’epidemia, forniscono la prova iniziale che i gatti possono essere esposti al virus, probabilmente tramite persone infette, e suscitare una risposta anticorpale.
  • Tuttavia, il basso tasso di sieroconversione e i titoli, da bassi a inesistenti, degli anticorpi anti-virus in tutti i gatti – tranne i tre che vivevano con persone diagnosticate con COVID-19, suggeriscono che i gatti potrebbero non essere prontamente infettati dal SARS-CoV-2 in condizioni naturali.
  • Non è noto il significato di questo basso livello di esposizione, con conseguente sieroconversione allo sviluppo della malattia virus-mediata nei gatti, o alla trasmissione del virus dai gatti ad altri animali, comprese le persone.

Nulla, in questi articoli di ricerca, fornisce prove conclusive che gatti, furetti o altri animali domestici possano essere facilmente infettati dal SARS-CoV-2, né dimostra che gatti, furetti o altri animali domestici trasmettano il virus in condizioni naturali. E, nonostante il numero di casi globali di COVID-19 abbia superato il milione di persone al 2 aprile 2020, abbiamo visto solo esempi di due cani e un gatto a Hong Kong, che hanno avuto risultati positivi nei test di infezione. Nessuno di questi animali ha mostrato segni di malattia coerenti con il COVID-19. Questi tre animali vivevano a stretto contatto con una o più persone con una diagnosi confermata e con sintomi clinici di COVID-19.

Non è possibile trarre alcuna conclusione affidabile, in merito al gatto in Belgio, a causa delle domande relative alla raccolta e all’analisi dei campioni per i test per SARS-CoV-2 e all’assenza di una valutazione di quel gatto per altre cause più comuni dei suoi segni clinici. Infine, non ci sono prove che suggeriscano che cani o gatti, che vivono con persone non infette o asintomatiche, possano essere infettati da SARS-CoV-2 attraverso il contatto accidentale con una persona infetta fuori casa o che visiti temporaneamente la casa.

Pertanto, l’AVMA mantiene le sue raccomandazioni relative al SARS-CoV-2 e agli animali da compagnia.

Queste raccomandazioni, che sono supportate dalla guida dei Centri Statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) e dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE), indicano che:

  • I proprietari di animali senza sintomi di COVID-19 dovrebbero continuare a praticare una buona igiene, durante le interazioni con gli animali. Ciò include il lavarsi le mani prima e dopo tali interazioni e il maneggiare alimenti, rifiuti o forniture.
  • Per abbondanza di cautela, i malati di COVID-19 dovrebbero limitare il contatto con gli animali, fino a quando non saranno note ulteriori informazioni sul virus. Chiedi a un altro membro della tua famiglia di occuparsi di nutrire e giocare con il tuo animale domestico e di portarlo fuori. Se hai un animale di servizio o se devi prenderti cura del tuo animale domestico, non condividere il cibo, non baciarlo, non abbracciarlo e lavati le mani prima e dopo ogni contatto con loro.
  • Al momento, gli animali da compagnia non devono essere sottoposti a test di routine per il COVID-19. Gli animali malati o feriti dovrebbero ricevere cure veterinarie. Il proprietario o il custode degli animali dovrebbe prima consultare il veterinario per telefono, per determinare se è necessario un esame in clinica. Se del caso, devono essere condotti test per le malattie infettive che comunemente causano malattie degli animali da compagnia. Se si osserva una nuova malattia afferente, che non può essere spiegata altrimenti, e l’animale da compagnia ha avuto contatti stretti e prolungati con una persona con infezione da COVID-19 confermata o sospetta, il veterinario deve contattare un veterinario della Salute Pubblica o il funzionario sanitario designato, per discutere se sia necessario o meno testare quell’animale per COVID-19.

Sebbene queste pratiche siano raccomandate come buone, è importante ricordare che, al momento, non ci sono prove che gli animali domestici – che siano naturalmente esposti alla SARS-CoV-2 – si ammalino di COVID-19 o diffondano il virus ad altri animali domestici, né vi è alcuna prova che essi possano trasmettere il SARS-CoV-2 alle persone. Di conseguenza, non vi è alcun motivo per rimuovere gli animali domestici dalle case, anche se il COVID-19 è stato identificato nei membri della famiglia, a meno che non vi sia il rischio che l’animale stesso non possa essere curato adeguatamente. Durante questa emergenza pandemica, gli animali domestici e le persone hanno bisogno gli uni del sostegno degli altri, e i veterinari sono lì per sostenere la buona salute di entrambi.

 

Mantenere sani i team veterinari

Tieniti informato sulla situazione locale del COVID-19 e sappi a chi rivolgerti, per ottenere informazioni affidabili e aggiornate nella tua comunità locale. Monitora il sito Web COVID-19 del CDC e i siti Web dei dipartimenti sanitari locali e statali. Anche il Novel Coronavirus Hotspot Illness Radar della International Association of Emergency Managers può fornire informazioni utili.

Il coordinamento con i funzionari sanitari statali e locali è fortemente incoraggiato per tutte le imprese, in modo che informazioni tempestive e accurate possano guidare le risposte appropriate in ogni luogo in cui si svolgono le loro operazioni. Poiché l’intensità di un focolaio può variare in base alla posizione geografica, i funzionari sanitari locali forniranno una guida specifica per le loro comunità. Gli obiettivi sono: ridurre il rischio dei dipendenti di contrarre COVID-19, ridurre la trasmissione tra i dipendenti, mantenere sano l’ambiente di lavoro e mantenere sane le attività aziendali.

Poiché al momento non è disponibile un vaccino per prevenire il COVID-19, il modo migliore per evitare di ammalarsi è quello di evitare l’esposizione al virus. L’AVMA ha sviluppato una guida per proteggere i veterinari durante la pandemia. È fondamentale intraprendere azioni preventive tipiche: i membri del team devono informare il proprio supervisore, rimanere a casa quando sono malati ed evitare un contatto ravvicinato (definito come entro circa 2 metri) con chiunque mostri sintomi di malattia.

I membri del team devono lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, per almeno 20 secondi, soprattutto dopo essersi soffiati il ​​naso, dopo aver tossito o starnutito, dopo essere andati in bagno e prima di mangiare (se il sapone e l’acqua non sono prontamente disponibili, usare un alcool disinfettante per le mani a base di alcol, con almeno il 60% di alcol). Evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca; coprire i colpi di tosse o starnutire in un fazzoletto, quindi gettare il fazzoletto nella spazzatura. Evitare di utilizzare telefoni, scrivanie, uffici e altri strumenti e attrezzature di lavoro di altri dipendenti, quando ciò è possibile. Se strumenti e attrezzature sono condivisi, si consiglia di pulirli e disinfettarli frequentemente.

Prendi in considerazione la possibilità di suddividere i dipendenti dello studio in team più piccoli, per quanto possibile, che rimangano uniti e che si astengano o che limitino il contatto con altri team. Che abbiano degli spostamenti sfalsati, per consentire la disinfestazione dei locali e delle attrezzature, e qualora i membri di una particolare squadra debbano isolarsi.

I membri del team sanitario veterinario, che presentino sintomi di malattia respiratoria acuta, devono seguire i passaggi raccomandati dal CDC. Questi includono il rimanere a casa, salvo che per avere cure mediche, e l’astensione dal lavoro fino a quando non saranno liberi dalla febbre (la febbre è definita come una temperatura di 100,4 °F o superiore, usando un termometro orale) o da segni di febbre, senza l’uso di medicinali antipiretici o che ne alterino i sintomi (ad es., soppressori della tosse) per almeno 72 ore; o fino a quando altri sintomi (tosse, mancanza di respiro) non siano migliorati; e che siano trascorsi almeno 7 giorni dalla prima comparsa dei sintomi. I membri del team, che sembrano avere sintomi di malattia respiratoria acuta all’arrivo sul luogo di lavoro, o che si ammalano durante la giornata, devono essere immediatamente separati dagli altri membri del team e dai clienti, e rimandati a casa.

Comunica del COVID-19 con il tuo team. Le politiche flessibili per i congedi per malattia sono importanti e i membri del team devono esserne informati. Rivedi le politiche delle risorse umane, per assicurarsi che le politiche e le pratiche siano coerenti con le raccomandazioni sulla salute pubblica e con le leggi statali e federali vigenti nel luogo di lavoro.

Se a un membro del team venisse confermato come infettato dal COVID-19, il proprietario dello studio veterinario dovrebbe informare gli altri membri del team della loro possibile esposizione al COVID-19, ma mantenendo la riservatezza, come richiesto dalla legge. I membri del team, che sono vicini a un altro dipendente con COVID-19 confermato, devono contattare il proprio medico o il dipartimento sanitario locale, per determinare il modo migliore di procedere. È possibile che i funzionari della sanità pubblica chiedano la chiusura temporanea della clinica veterinaria, per l’isolamento e la disinfestazione del personale.

La CDC ha sviluppato una guida provvisoria per aziende e datori di lavoro, nonché delle raccomandazioni provvisorie per la prevenzione e il controllo delle infezioni, per pazienti con COVID-19 sospetto o confermato in ambito sanitario. Le superfici della clinica veterinaria o dell’ospedale, che vengono toccate frequentemente, come le postazioni di lavoro, le tastiere, i pomelli, i controsoffitti e gli stetoscopi, devono essere spesso pulite e asciugate dai dipendenti, con salviette monouso, tra una pulizia e l’altra. Fornisci dei contenitori per lo smaltimento senza contatto. Posiziona i disinfettanti per le mani in molteplici luoghi, tra cui le sale per esami, gli uffici e le sale delle conferenze, per incoraggiare l’igiene delle mani. La CDC ha inoltre sviluppato una guida per i datori di lavoro in merito alle strutture di pulizia e disinfezione, nonché raccomandazioni sulla pulizia ambientale e sulla disinfestazione per le strutture della comunità degli Stati Uniti che abbiano un COVID-19 sospetto o confermato. L’Amministrazione per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (OSHA) ha anche una guida alla preparazione dei luoghi di lavoro per il COVID-19.

 

Cura dei pazienti veterinari e interazioni con i clienti

Strategie per interazioni più sicure con i clienti, incluso il triage

La consultazione con i funzionari sanitari statali e locali è fortemente incoraggiata, in modo che le tempestive e accurate informazioni possano guidare le risposte appropriate in ogni luogo in cui si svolgano le loro operazioni. Poiché l’intensità di un focolaio può variare in base alla posizione geografica, i funzionari sanitari locali forniranno una guida specifica per le loro comunità.

Se ci si trova in un’area con casi attivi di COVID-19, e in base al tipo di clinica e alla capacità di mantenere una distanza appropriata dalle altre persone (da sei a 10 piedi, per la CDC), si dovrebbe prendere in seria considerazione la limitazione dell’assistenza personale del paziente ad animali gravemente malati, a casi urgenti/emergenze e a casi/procedure che hanno implicazioni per la salute pubblica.

Dato che, negli Stati Uniti, si sta verificando una diffusione comunitaria del COVID-19, è generalmente consigliabile riprogrammare appuntamenti e procedure non urgenti, in modo da limitare l’esposizione del personale e del pubblico. I veterinari dovranno usare il giudizio professionale, per determinare se un caso sia urgente o meno.

In alcune giurisdizioni, sono stati emessi ordini esecutivi che influenzeranno tali decisioni (consultare il foglio di calcolo dell’AVMA e confermare con le autorità statali e locali). Le domande relative alle vaccinazioni per la rabbia devono essere indirizzate alle autorità locali. In genere, si tratterà dell’agenzia locale per il controllo degli animali, ma in alcuni casi potrebbe trattarsi del dipartimento sanitario locale. In alcuni stati, c’è stato un coordinamento per i protocolli tra i dipartimenti statali di agricoltura, sanità pubblica e i consigli medici veterinari. Le cliniche veterinarie dovrebbero anche essere consapevoli del fatto che limiti alle riunioni in tutto lo Stato (ad esempio, 10 persone) potrebbero applicarsi all’attività nelle loro cliniche. Nella maggior parte dei casi, questi non si applicano ai dipendenti della clinica, ma potrebbero applicarsi ai clienti nelle sale d’attesa. Dovrebbero essere consultate le autorità locali, per ulteriori chiarimenti.

Gli animali malati o feriti devono ricevere cure veterinarie. Occorrerà essere strategici, nell’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI), tra cui maschere, abiti e guanti (vedere i collegamenti alle strategie di conservazione in “Uso dei dispositivi di protezione individuale” e “Impatti potenziali della catena di approvvigionamento”). Cercare di utilizzare attivamente la telemedicina e il teletrasporto di emergenza.

La guida è disponibile sul sito web dell’AVMA, all’indirizzo avma.org/Telemedicine. Lo svolgimento del triage pre-visita può aiutare a proteggere te e il tuo personale, mentre stabilisci le priorità e determini quali pazienti debbano essere visitati in clinica. Può anche aiutarti a gestire le risorse del personale. E, indipendentemente dal modo in cui interagisci con i tuoi clienti e i tuoi pazienti, ricorda che è fondamentale tenere una buona cartella clinica.

Chiarire lo stato medico del cliente, rispetto al COVID-19. Se il proprietario di un animale è malato di COVID-19, la telemedicina può essere utilizzata per valutare le condizioni e le esigenze dell’animale. Si noti che, nel mezzo di questa emergenza, alcuni Stati – non tutti – hanno applicato la discrezionalità normativa per non richiedere temporaneamente un esame di persona, al fine di stabilire una relazione veterinario-cliente-paziente (VCPR). L’AVMA è consapevole che le seguenti condizioni e/o direttive di emergenza sono state fornite dai seguenti stati: Alaska, Arizona, California, Colorado, Florida, Georgia, Idaho, Kentucky, Michigan, Minnesota, Mississippi, North Carolina, North Dakota, Oregon, Pennsylvania, South Carolina, Texas, Vermont e West Virginia (collegamenti forniti alle informazioni, ove disponibili).

Il foglio di calcolo degli ordini di Stato dell’AVMA fornisce maggiori dettagli, e dovresti verificare con il tuo consiglio veterinario statale per confermare e assicurarti di conoscere la situazione nel tuo particolare Stato.

A livello federale, la FDA ha pubblicato delle linee-guida, per l’implementazione immediata, che sospendono temporaneamente l’applicazione di alcuni aspetti dei requisiti federali della VCPR che si applicano al consumo di “farmaci non-approvati” (“extralabel drugs”) e ai VFD (21 CFR 530 e 21 CFR 558.6).

La guida riconosce gli eventuali requisiti vigenti della VCPR dei singoli Stati, riconosce gli attuali requisiti federali della VCPR relativi agli esami e alle visite locali da eseguire di persona e, infine, indica che la sospensione dei requisiti segnalati nella guida è una misura temporanea, per l’epidemia di COVID-19. Se l’animale deve essere visitato di persona, in virtù dei vigenti requisiti statali o perché la presentazione del caso non è appropriata per l’uso della telemedicina, il proprietario malato dovrebbe avere un familiare o un amico sani, che portino il ​​suo animale malato in un ospedale o in una clinica veterinaria.

Prendi in considerazione di incontrare i clienti con animali malati nelle loro auto, piuttosto che farli portare nella tua sala d’attesa. Quando si incontrano i clienti, per precauzione, i membri del team veterinario devono mantenere una distanza appropriata e indossare DPI adeguati. Prendi in considerazione l’uso del telefono o della videoconferenza, per raccogliere informazioni sulla storia e sui segni clinici e per condurre consultazioni di follow-up.

Prendi in considerazione la prescrizione remota, in linea con i requisiti federali e statali. Abilita la raccolta di farmaci senza contatto, con un tempo e una posizione di raccolta specifici e sicuri. Ottieni il pagamento per i servizi via telefono o online. Ciò dovrebbe ridurre il rischio, sia per i membri del team veterinario che per i clienti, poiché si ritiene ancora che il contatto da uomo a uomo sia la principale modalità di trasmissione del COVID-19.

L’AVMA ha prodotto un diagramma di flusso che può aiutare nella gestione dei casi. Il Compendio delle Norme Veterinarie dell’Associazione Nazionale dei Veterinari di Stato e di Sanità Pubblica Precauzioni per la Prevenzione delle Malattie Zoonotiche del Personale Veterinario delinea le linee-guida generali per il controllo e la prevenzione delle infezioni.

 

Considerazioni per i veterinari, che lavorano via telefono e con visite domestiche

I veterinari, che lavorano via telefono e con visite domestiche, possono prendere in considerazione la possibilità di esaminare gli animali nel loro veicolo, all’esterno, o di chiedere l’assistenza di una clinica locale.

Se un veterinario, che lavora via telefono e con visite domestiche, deve esaminare un animale in una casa in cui qualcuno è malato di COVID-19, e non sono disponibili altre opzioni, dovrà consultare un responsabile locale della Sanità Pubblica, per ricevere assistenza. Devono essere considerati adeguati DPI in tutti i casi e i veterinari, che lavorano via telefono e con visite domestiche, dovrebbero garantire di avere accesso ai materiali per il lavaggio delle mani e la disinfestazione.

 

Medicina veterinaria di approvvigionamento alimentare

Gli aspetti della “salute unica” (“One Health aspects”) del COVID-19 evidenziano quanto sia importante bilanciare le esigenze della salute degli animali con quelle della salute umana. Poiché i veterinari per gli “animali alimentari” svolgono un ruolo-chiave nel mantenere un approvvigionamento alimentare sicuro e stabile, l’accesso ai loro clienti e ai loro pazienti è fondamentale. Altrettanto decisivo è il fatto che i veterinari di animali alimentari incorporano attivamente misure preventive nelle visite alle strutture, per ridurre il rischio di infezione da SARS-CoV-2 per sé stessi, i loro membri del team veterinario e altri soggetti.

L’AVMA ha sviluppato una risorsa per quei casi in cui viene chiesto ai veterinari di animali alimentari di entrare in una proprietà di un individuo malato di COVID-19, o che può avere un altro membro della famiglia o della struttura che ne è colpito. I veterinari dovrebbero entrare in tali strutture solo dopo aver cercato l’assistenza di funzionari sanitari locali e statali, e dovrebbero seguire attentamente le linee-guida di tali agenzie, oltre a quelle emesse dal CDC.

Di conseguenza, i veterinari dovrebbero acquisire familiarità con la Guida Intermedia CDC per i Professionisti della Sanità Pubblica, che Gestiscono le Persone con COVID-19 in Assistenza Domiciliare e Isolamento che hanno Animali Domestici o Altri Animali, e avere accesso ad adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI), prima di prendere la decisione di entrare in tale struttura.

I veterinari degli animali alimentari dovrebbero:

• Resta a casa, se sono malati

• Garantire che adottino misure autoprotettive adeguate, per ridurre l’esposizione

o Praticare una buona igiene

o Praticare il distanziamento sociale ed evitare il contatto umano

• Mantenere una rigorosa bio-sicurezza

• Conservare e non accumulare provviste e forniture, compresi i DPI

• Sviluppare e mantenere piani di emergenza aziendale e incoraggiare i propri clienti a fare altrettanto

Medicina per i rifugi

I veterinari dei rifugi, le agenzie di controllo degli animali e le organizzazioni umane in cui essi lavorano, svolgono un ruolochiave nella promozione della salute pubblica, del benessere e del trattamento umano degli animali. Durante la pandemia di COVID-19, l’obiettivo continua ad essere quello di mantenere gli animali da compagnia insieme ai loro proprietari. Tuttavia, ci saranno circostanze in cui i rifugi ricevono animali da compagnia dalla casa di una persona nota o sospettata per avere il COVID-19. In questi casi, la gestione degli animali dovrebbe rispondere alle esigenze della salute umana e di quelle della salute e del benessere degli animali.

Per facilitare la preparazione e stabilire pratiche che possano aiutare le persone e gli animali da compagnia a rimanere sani e salvi, sono state sviluppate le Raccomandazioni Provvisorie per l’Assunzione di Animali da Compagnia nelle Case in cui sono presenti Esseri Umani con COVID-19, in collaborazione con l’American Veterinary Medical Association, con la University of Wisconsin-Madison Shelter Medicine Program, con la Association of Shelter Veterinarians, con la University of California-Davis Koret Shelter Medicine Program, con la University of Florida Maddie’s Shelter Medicine Program e coi Centers for Disease Control and Prevention (CDC) COVID-19 One Health Team.

Inoltre, durante questo periodo di dichiarate Emergenze Nazionali e Statali sulla Salute Pubblica per il COVID-19, sono necessarie alcune modifiche temporanee al modo in cui le strutture di cura e di controllo degli animali forniscono servizi, per rispondere alle esigenze della salute umana, sostenere la conservazione degli scarsi DPI, promuovere il benessere degli animali e mantenere un’adeguata capacità per i servizi essenziali di accoglienza.

Pertanto, l’AVMA si unisce all’Associazione dei Veterinari dei Rifugi (ASV), al Madison Shelter Medicine Program dell’Università del Wisconsin, al Davis Koret Shelter Medicine Program dell’Università della California, al Maddie’s Shelter Program dell’Università della Florida e alla Dr.ssa Jeanette O’Quin dell’Ohio State University, nel sostenere le seguenti raccomandazioni della National Animal Control & Control Association (NACA), durante la pandemia di COVID-19.

  • Le agenzie di controllo degli animali dovrebbero adottare misure attive per eliminare le immissioni non essenziali dei rifugi per animali
  • Interrompere l’attività a bassa priorità/non di emergenza (ad es., la raccolta di animali randagi non aggressivi, le lamentele di disturbo)
  • In questo momento, continuare a rispondere alle chiamate di emergenza e a quelle ad alta priorità (ad es., assistenza delle forze dell’ordine, animali randagi feriti o malati, morsi e reclami di cani pericolosi)
  • Per preservare le forniture mediche essenziali e ridurre al minimo il potenziale di esposizione per contatto umano, i rifugi e le cliniche sterilizzate dovrebbero limitare gli interventi chirurgici ai soli casi di emergenza
  • La mancanza di servizi di sterilizzazione immediatamente disponibili non dovrebbe essere una ragione per l’eutanasia nei rifugi.

Inoltre, l’AVMA sollecita i politici locali a esercitare temporaneamente una discrezionalità, rispetto alle raccomandazioni contro le vendite o le adozioni di cani e gatti intatti, da parte di organizzazioni umane e di agenzie di controllo degli animali (ad esempio, quelle condivise nell’ambito della politica dell’AVMA sul controllo della popolazione di cani e gatti), durante lo stato dichiarato e le emergenze nazionali di sanità pubblica per il COVID-19. Tale discrezionalità è necessaria per soddisfare le esigenze della salute umana, sostenere la conservazione di DPI carenti, promuovere un buon benessere degli animali e mantenere un’adeguata capacità per i servizi essenziali di accoglienza. Sono riconosciuti potenziali impatti negativi sugli sforzi per gestire efficacemente la sovrappopolazione di animali da compagnia, ma sono ritenuti gestibili in questo momento.

Uso di dispositivi di protezione individuale

I dispositivi di protezione individuale scarseggiano e la loro conservazione è fondamentale. CDC e AVMA hanno una guida disponibile. La FDA ha inoltre fornito strategie di conservazione di guanti e mascherine chirurgiche.

 

Usa la telemedicina per aiutare i pazienti veterinari

Come farlo

Con la crescente preoccupazione per il COVID-19, l’uso della telemedicina è diventato un modo importante per proteggere e monitorare la salute dei pazienti veterinari e dei team veterinari. L’uso della telemedicina può aiutare a prevenire la diffusione del COVID-19, poiché consente ai pazienti veterinari di essere adeguatamente controllati e monitorati solo se ne hanno veramente bisogno, quando effettuano il viaggio in clinica insieme ai loro proprietari.

L’AVMA dispone di risorse per supportare il tuo utilizzo della telemedicina su avma.org/Telemedicine. Mentre una varietà di strumenti di comunicazione sono disponibili per condurre visite di telemedicina, l’AVMA ha anche compilato un elenco di fornitori per l’assistenza – (Si prega di comprendere che si stanno evolvendo le offerte, mentre si sviluppa la crisi del COVID-19; come tale, stiamo facendo del nostro meglio per fornire informazioni aggiornate, ma potrebbero verificarsi dei cambiamenti).

 

Requisiti della VCPR relativi all’uso della telemedicina

Si noti che la guida alla telemedicina può essere diversa nei diversi Stati, in particolare quando gli Stati si adeguano per rispondere alla crisi del COVID-19. Nel mezzo di questa emergenza, alcuni Stati – non tutti – hanno applicato la discrezionalità normativa per non richiedere temporaneamente un esame di persona, al fine di stabilire una VCPR. L’AVMA è consapevole del fatto che le seguenti condizioni e/o indicazioni di emergenza sono state fornite dai seguenti stati: AlaskaCalifornia, North Carolina, North Dakota, Oregon, PennsylvaniaSouth CarolinaTexas e West Virginia (collegamenti forniti su informazione, ove disponibili).

Si prega di consultare la commissione di medicina veterinaria per il proprio Stato, per avere informazioni più aggiornate.

A livello federale, la FDA ha pubblicato delle linee-guida, per l’immediata attuazione, che sospendono temporaneamente l’applicazione di alcuni aspetti dei requisiti federali della VCPR che si applicano all’uso “extralabel” di farmaci e all’emissione di direttive sui mangimi veterinari ([VFD]; 21 CFR 530 e 21 CFR 558,6).

La guida riconosce i requisiti VCPR vigenti nei singoli Stati, riconosce gli attuali requisiti federali VCPR relativi agli esami di persona e alle visite locali, e indica che la sospensione dei requisiti indicati nella guida sono misure temporanee per l’epidemia di COVID-19.

Sostanze controllate e telemedicina

A seguito della dichiarazione sull’emergenza di sanità pubblica, da parte del Segretario alla Salute e ai Servizi umani (DHHS) il 31 gennaio, la Drug Enforcement Administration (DEA) ha lavorato con la DHHS per consentire ai professionisti registrati alla DEA di iniziare a emettere prescrizioni per sostanze controllate ai pazienti che erano non oggetto di una valutazione medica di persona.

I professionisti registrati dalla DEA, che — per definizione — includono i veterinari, sono stati informati che possono emettere prescrizioni di sostanze controllate, tramite la telemedicina, per la durata della dichiarazione di emergenza (ovvero, si tratta di un’eccezione temporanea) se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

  • La prescrizione è rilasciata per un legittimo scopo medico da un professionista, che agisce nel normale corso della sua pratica professionale.
  • La comunicazione in telemedicina viene condotta utilizzando un sistema di comunicazione interattiva audiovisivo, in tempo reale e bidirezionale.
  • Il professionista agisce in conformità con la legge federale e statale applicabile.

Quest’ultima è importante, perché gli atti di pratica veterinaria statale e le leggi farmaceutiche statali continuano ad applicarsi. Per ulteriori informazioni sulla capacità di utilizzare la telemedicina per la prescrizione di sostanze controllate, consultare la propria commissione medica veterinaria di Stato e la commissione statale di farmacia.

Impatti della catena di approvvigionamento di farmaci e medicinali

Carenza di medicinali e forniture mediche

L’epidemia di COVID-19 ha sollevato preoccupazione per i potenziali problemi di forniture mediche, compresi i prodotti farmaceutici e medici, come i dispositivi di protezione individuale (DPI, ad es. guanti, maschere, camici), i teli chirurgici e, più recentemente, i ventilatori.

Nessuna delle attuali carenze è segnalata da una delle 32 compagnie farmaceutiche per animali che producono farmaci finiti o fonti di ingredienti farmaceutici attivi in Cina, per il mercato degli Stati Uniti, secondo la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. Tuttavia, sei di queste aziende hanno indicato di ravvisare interruzioni nella catena di approvvigionamento, che potrebbero presto portare a carenze.

La FDA sta lavorando con queste aziende, per identificare gli interventi necessari a mitigare potenziali carenze; questo è stato fatto anche per i prodotti medici umani. L’agenzia sta condividendo informazioni sul suo sito web, in merito alla disponibilità di farmaci e forniture mediche.

Alcuni membri hanno segnalato all’AVMA i limiti relativi all’adempimento degli ordini o alla carenza di alcune forniture mediche (ad esempio, maschere e guanti). E, il 4 marzo, il governatore dell’Ohio ha chiesto a tutti gli operatori sanitari, ivi compresi i veterinari, di ritardare le procedure elettive per conservare i DPI e le forniture mediche. Altri potranno seguire l’esempio. La FDA ha condiviso le strategie chirurgiche di conservazione della maschera e dei camici. Mentre le raccomandazioni della FDA sono principalmente rivolte ai fornitori di assistenza sanitaria umana, alcune di queste strategie potrebbero essere prese in considerazione nella pratica veterinaria (ad esempio, uso esteso di maschere; camici riutilizzabili, piuttosto che usa-e-getta) e l’AVMA ha compilato una guida correlata.

L’AVMA è in stretto contatto con la FDA e sta supportando gli sforzi di questa per raccogliere informazioni sulla carenza di farmaci (tra cui i i farmaci animali e quelli umani usati nella medicina veterinaria), gli additivi per alimenti/mangimi e gli altri prodotti necessari ai veterinari per pratiche indipendenti, gruppi di pratica e distributori veterinari.

I professionisti veterinari e i distributori devono inviare un’e-mail all’AVMA, all’indirizzo coronavirus@avma.org, per segnalare eventuali problemi della catena di approvvigionamento, ed includere in essi le informazioni dettagliate sul prodotto in questione e sul suo produttore/distributore, ove possibile.

 

Condivisione dei DPI e dei ventilatori, a sostegno della medicina umana

Inoltre, per quanto riguarda i ventilatori e i DPI, i funzionari federali, statali e locali ei nostri colleghi di medicina umana hanno iniziato a fare richieste di donazioni. In collaborazione con l’Association of American Veterinary Medical College, nei campus in cui sono presenti sia gli ospedali per l’insegnamento veterinario, sia gli ospedali per l’insegnamento della medicina umana, il nostro personale ospedaliero per l’insegnamento veterinario sta cercando di capire come collaborare con i colleghi di medicina umana per colmare le lacune nelle attrezzature, nella condivisione dei DPI disponibili, degli aghi, di siringhe e farmaci, nonché per la condivisione di ventilatori e la riproposizione di macchine anestetiche che potrebbero essere utilizzate come ventilatori.

Gli ospedali di insegnamento veterinario (grandi e piccoli animali) hanno forniture di ossigeno e possono anche essere convertiti in strutture per l’assistenza sanitaria umana, se necessario. Inoltre, l’American College of Veterinary Emergency and Critical Care, in collaborazione con l’American College of Veterinary Anesthesia and Analgesia, sta promuovendo la raccolta di informazioni sulla disponibilità dei ventilatori dalle strutture di emergenza veterinaria e di terapia intensiva in tutto il Paese, e alcuni ospedali specializzati hanno già promesso l’accesso a tali ventilatori alle strutture di assistenza sanitaria umana, nelle loro comunità.

Il 24 marzo, la FDA ha emesso un’autorizzazione all’uso di emergenza per ventilatori, macchine di gas anestetico modificate per l’uso come ventilatori nonché dispositivi di respirazione a pressione positiva, modificati per l’uso come ventilatori, connettori per tubi del ventilatore e accessori del ventilatore, durante la pandemia di COVID-19.

I medici veterinari, che desiderano donare i DPI o altre forniture mediche, sono incoraggiati a contattare prima le loro associazioni mediche veterinarie locali e statali, per verificare se esistono attuali ordini locali o statali per farlo e/o se le associazioni veterinarie hanno istituito un sistema per coordinare tali donazioni.

La collaborazione diretta tra le associazioni mediche veterinarie statali locali e i centri e le agenzie di gestione delle emergenze locali e statali facilita l’identificazione e il soddisfacimento dei bisogni, aiuta a garantire allocazioni adeguate delle risorse e consente un coordinamento più diretto con gli sforzi federali di gestione delle emergenze, se necessario. Ancora una volta, l’operazione inizia a livello locale: ciò aiuta non solo a dirigere i materiali verso i punti in cui essi sono immediatamente necessari, ma conserva anche le risorse necessarie (persone e trasporti) per trasferire tali materiali. Ulteriori informazioni sugli sforzi federali sono disponibili attraverso la FEMA.

 

Considerazioni commerciali

La medicina veterinaria come attività essenziale

L’AVMA sta lavorando duramente per garantire che la medicina veterinaria sia classificata come un’attività essenziale. Con varie giurisdizioni che limitano la fornitura di beni e servizi a quelli che sono “essenziali”, l’AVMA ha sostenuto con forza che le pratiche veterinarie siano considerate “essenziali”, in modo da poter continuare a fornire servizi critici nelle nostre comunità. Anche la National Association of Veterinary Technicians in America (NAVTA) ha sostenuto attivamente questo intervento. Ciò è importante nei casi in cui, alle strutture di vendita al dettaglio non essenziali, venga chiesto di chiudere o di riutilizzare i dispositivi di protezione individuale (DPI), a causa del COVID-19.

I team veterinari forniscono cure essenziali per gli animali malati e feriti, svolgono un ruolo fondamentale nella protezione della salute degli animali che entrano nella fornitura di cibo, e servono la comunità locale come membri di fiducia, in situazioni di catastrofe. Il 19 marzo, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha pubblicato una guida sulla forza lavoro delle infrastrutture critiche essenziali. Sono inclusi i servizi sanitari e veterinari. Sebbene questo non sia oggetto di un mandato federale, è una raccomandazione alle giurisdizioni statali e locali.

In alcuni — non in tutti — gli Stati o i locali in cui le imprese non essenziali sono state chiuse o, in caso di coprifuoco, ai dipendenti delle imprese essenziali può essere richiesto di dimostrare la propria occupazione all’interno di quelle attività essenziali, quando essi viaggiano da e verso il lavoro. L’AVMA ha creato un modello per una lettera di autorizzazione per i lavoratori essenziali nel periodo del  COVID-19.

Condividi questo elemento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!