Gli scienziati affermano che 36 è il numero più probabile di civiltà aliene contattabili

https://www.theguardian.com/science/2020/jun/15/scientists-say-most-likely-number-of-contactable-alien-civilisations-is-36

 

Gli scienziati affermano che 36 è il numero più probabile di civiltà aliene contattabili

 

Nuovi calcoli forniscono stime su dei mondi, in grado di comunicare con gli altri

Nicola Davis

@NicolaKSDavis

Lun 15 giu 2020 – 12.58 BST – Ultima modifica: lun 15 giu 2020 13.49 BST

Stiamo ascoltando… ma c’è qualcosa, là fuori? Fotografia: Wim Wiskerke/Alamy

 

Potrebbero non essere dei piccoli omini verdi. Potrebbero non arrivare in un’immensa astronave.

Tuttavia, secondo i nuovi calcoli, oggi potrebbero esservi più di 30 civiltà intelligenti, nella nostra galassia, in grado di comunicare con gli altri.

Gli esperti affermano che questo lavoro non offre soltanto spunti sulle possibilità di vita al di fuori della Terra, ma potrebbe anche far luce sul nostro futuro e sulla nostra collocazione nel cosmo.

“Penso che sia estremamente importante ed eccitante, poiché – per la prima volta – abbiamo davvero una stima del numero di queste civiltà attive, intelligenti e comunicanti, che potremmo eventualmente contattare, e potremmo scoprire che c’è altra vita nell’universo – una questione che c’è stata per migliaia di anni e che non ha ancora ricevuto risposta”, ha affermato Christopher Conselice, professore di astrofisica all’Università di Nottingham e coautore della ricerca.

Nel 1961, l’astronomo Frank Drake propose quella che divenne nota come l’equazione di Drake, definendo sette fattori che avrebbero dovuto essere conosciuti, al fine di fornire una stima del numero di civiltà intelligenti là fuori. Questi fattori andavano dal numero medio di stelle che si formano ogni anno nella galassia, fino al periodo in cui ci si aspetterebbe che una civiltà invii segnali rilevabili. Ma alcuni di questi fattori sono misurabili”.

Le stime dell’equazione di Drake sono andate da zero a qualche miliardo [di civiltà] – ciò è più simile a uno strumento in grado di pensare alle domande da fare, piuttosto che a qualcosa che è stato effettivamente risolto”, ha affermato Conselice.

Ora, Conselice e colleghi riportano nell’Astrophysical Journal il modo con cui hanno perfezionato l’equazione con nuovi dati e nuove ipotesi, per elaborare le loro stime.

“Fondamentalmente, abbiamo ipotizzato che si sia formata una vita intelligente su altri pianeti [simili alla Terra], così come è successo sulla Terra; quindi, nell’arco di pochi miliardi di anni, la vita si sarebbe formata automaticamente come parte naturale dell’evoluzione”, ha detto Conselice.

L’assunto, noto come Principio Astrobiologico Copernicano, è giusto, in quanto è noto che qualsiasi cosa, dalle reazioni chimiche alle formazioni stellari, si verifica se le condizioni sono giuste, ha detto.

“[Se la vita intelligente si forma] in modo scientifico – e non solo in modo casuale o davvero unico, allora ti aspetteresti di trovare tante civiltà, all’interno della nostra galassia”, ha detto, aggiungendo che, sebbene si tratti di una teoria speculativa, egli crede che la vita aliena avrebbe delle somiglianze nell’aspetto della vita sulla Terra. “Non saremmo così scioccati, se dovessimo vederli”, ha detto.

Sotto la più rigorosa serie di presupposti – dove, come sulla Terra, comparvero delle forme di vita tra 4,5 e 5,5 miliardi di anni dopo la formazione delle stelle – ci sono probabilmente tra le quattro e le 211 civiltà nella Via Lattea, che oggi sono in grado di comunicare con le altre, di cui 36 sono le più probabili. Ma Conselice ha osservato che la stima di questa cifra è conservativa, in quanto tra l’altro essa si basa sui tempi in cui la nostra stessa civiltà ha inviato segnali nello spazio – un periodo di appena 100 anni, finora.

Il team aggiunge che la nostra civiltà dovrebbe sopravvivere almeno per altri 6.120 anni, per la comunicazione bidirezionale. “Sarebbero abbastanza lontani … 17.000 anni luce è il nostro calcolo, per la civiltà più vicina”, ha detto Conselice. “Se trovassimo degli elementi più vicini… ciò significherebbe che la durata della vita delle civiltà [comunicanti] può durare per più di cento anni o di poche centinaia di anni; vale a dire che una civiltà intelligente può durare per migliaia o milioni di anni. Più ci avviciniamo ad esse, migliore sembrerà la sopravvivenza a lungo termine della nostra stessa civiltà”. Il dottor Oliver Shorttle, un esperto di pianeti extrasolari presso l’Università di Cambridge, che non era coinvolto nella ricerca, ha affermato che, per fare tali stime, occorre prendere in considerazione diversi fattori ancora poco conosciuti, tra cui l’inizio della vita sulla Terra e il numero di pianeti – considerati abitabili – simili alla Terra, che potrebbero effettivamente permettere la vita.

La dott.ssa Patricia Sanchez-Baracaldo, presso l’Università di Bristol, esperta sulle modalità tramite cui la Terra diventò abitabile, è stata più ottimista, nonostante abbia sottolineato che furono necessari molti sviluppi sulla Terra, affinché esistessero condizioni di vita complesse, inclusa la fotosintesi. “Ma sì, se ci siamo evoluti in questo pianeta, è possibile che la vita intelligente si sia evoluta in un’altra parte dell’universo”, ha detto.

Il professor Andrew Coates, del Mullard Space Science Laboratory presso lo University College di Londra, ha affermato che le ipotesi formulate da Conselice e colleghi erano ragionevoli, ma che la ricerca della vita probabilmente si sarebbe effettuata più vicina a casa, per ora.

“[La nuova stima] è un risultato interessante, ma che sarà impossibile testare utilizzando le tecniche attuali”, ha detto. “Nel frattempo, la ricerca sul fatto che siamo soli nell’universo includerà la visita di probabili oggetti all’interno del nostro sistema solare, ad esempio tramite il nostro rover Rosalind Franklin Exomars 2022 su Marte, e con future missioni su Europa, Enceladus e Titano [lune di Giove e Saturno]. È un momento affascinante, nella ricerca della vita in altri luoghi”.

 

 

https://www.theguardian.com/science/2020/jun/15/scientists-say-most-likely-number-of-contactable-alien-civilisations-is-36

 

Scientists say most likely number of contactable alien civilisations is 36

New calculations come up with estimate for worlds capable of communicating with others

Nicola Davis

@NicolaKSDavis

Mon 15 Jun 2020 12.58 BST Last modified on Mon 15 Jun 2020 13.49 BST

We’re listening … but is anything out there? Photograph: Wim Wiskerke/Alamy

They may not be little green men. They may not arrive in a vast spaceship. But according to new calculations there could be more than 30 intelligent civilisations in our galaxy today capable of communicating with others.

Experts say the work not only offers insights into the chances of life beyond Earth but could shed light on our own future and place in the cosmos.

“I think it is extremely important and exciting because for the first time we really have an estimate for this number of active intelligent, communicating civilisations that we potentially could contact and find out there is other life in the universe – something that has been a question for thousands of years and is still not answered,” said Christopher Conselice, a professor of astrophysics at the University of Nottingham and a co-author of the research.

In 1961 the astronomer Frank Drake proposed what became known as the Drake equation, setting out seven factors that would need to be known to come up with an estimate for the number of intelligent civilisations out there. These factors ranged from the the average number of stars that form each year in the galaxy through to the timespan over which a civilisation would be expected to be sending out detectable signals.

But few of the factors are measurable. “Drake equation estimates have ranged from zero to a few billion [civilisations] – it is more like a tool for thinking about questions rather than something that has actually been solved,” said Conselice.

Now Conselice and colleagues report in the Astrophysical Journal how they refined the equation with new data and assumptions to come up with their estimates.

“Basically, we made the assumption that intelligent life would form on other [Earth-like] planets like it has on Earth, so within a few billion years life would automatically form as a natural part of evolution,” said Conselice.

The assumption, known as the Astrobiological Copernican Principle is fair as everything from chemical reactions to star formation is known to occur if the conditions are right, he said. “[If intelligent life forms] in a scientific way, not just a random way or just a very unique way, then you would expect at least this many civilisations within our galaxy,” he said.

He added that, while it is a speculative theory, he believes alien life would have similarities in appearance to life on Earth. “We wouldn’t be super shocked by seeing them,” he said.

Under the strictest set of assumptions – where, as on Earth, life forms between 4.5bn and 5.5bn years after star formation – there are likely between four and 211 civilisations in the Milky Way today capable of communicating with others, with 36 the most likely figure. But Conselice noted that this figure is conservative, not least as it is based on how long our own civilisation has been sending out signals into space – a period of just 100 years so far.

The team add that our civilisation would need to survive at least another 6,120 years for two-way communication. “They would be quite far away … 17,000 light years is our calculation for the closest one,” said Conselice. “If we do find things closer … then that would be a good indication that the lifespan of [communicating] civilisations is much longer than a hundred or a few hundred years, that an intelligent civilisation can last for thousands or millions of years. The more we find nearby, the better it looks for the long-term survival of our own civilisation.”

Dr Oliver Shorttle, an expert in extrasolar planets at the University of Cambridge who was not involved in the research, said several as yet poorly understood factors needed to be unpicked to make such estimates, including how life on Earth began and how many Earth-like planets considered habitable could truly support life.

Dr Patricia Sanchez-Baracaldo, an expert on how Earth became habitable, from the University of Bristol, was more upbeat, despite emphasising that many developments were needed on Earth for conditions for complex life to exist, including photosynthesis. “But, yes if we evolved in this planet, it is possible that intelligent life evolved in another part of the universe,” she said.

Prof Andrew Coates, of the Mullard Space Science Laboratory at University College London, said the assumptions made by Conselice and colleagues were reasonable, but the quest to find life was likely to take place closer to home for now.

“[The new estimate] is an interesting result, but one which it will be impossible to test using current techniques,” he said. “In the meantime, research on whether we are alone in the universe will include visiting likely objects within our own solar system, for example with our Rosalind Franklin Exomars 2022 rover to Mars, and future missions to Europa, Enceladus and Titan [moons of Jupiter and Saturn]. It’s a fascinating time in the search for life elsewhere.”

 

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