I deformi teschi ‘alieni’ offrono indizi sulla vita durante il crollo dell’impero romano

https://www.livescience.com/alien-skulls-hungarian-graveyard.html

 

I deformi teschi ‘alieni’ offrono indizi sulla vita durante il crollo dell’impero romano

Di Mindy Weisberger – scrittore senior – un mese fa

 

Lo stretto involucro, apposto nell’età infantile, produceva teschi deliberatamente deformati.

Cranio artificialmente deformato di una donna adulta. L’involucro permanente, apposto durante l’infanzia, causava l’allungamento della scatola cranica e le depressioni nel teschio.

(Immagine: © Balázs G. Mende. Centro di Ricerca per le Discipline Umanistiche, Accademia Ungherese delle Scienze, Budapest, Ungheria)

 

Nel corso dei decenni, decine di teschi “alieni”, artificialmente deformati, di più di 1.000 anni fa, sono stati rinvenuti in un cimitero in Ungheria. Ora, questi teschi stanno rivelando come il crollo dell’Impero Romano abbia scatenato dei cambiamenti sociali nella regione.

Durante il V secolo d.C., le persone dell’Europa centrale praticavano la legatura del cranio, una pratica che allunga notevolmente la forma della testa. Questi teschi alterati erano così drasticamente deformati, che alcuni li hanno confrontati con le teste di fantascientifici alieni. Il quinto secolo fu anche un periodo di disordini politici, poiché l’Impero Romano crollò e la gente, in Asia e in Europa orientale, fu sfollata dagli invasori Unni, un gruppo nomade asiatico.

Un cimitero in Mözs-Icsei dűlő, in Ungheria, scavato per la prima volta nel 1961, ospitava la più grande collezione di teschi allungati della regione. Un nuovo studio mette insieme come le comunità che allungavano i crani coesistessero con altre culture, durante i periodi di instabilità politica – e come la tradizione di allungamento del cranio potesse essere stata condivisa tra i gruppi.

 

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La pratica di allungare artificialmente le teste, legandole strettamente durante l’infanzia, può esser fatta risalire all’era paleolitica e si è mantenuta nei tempi moderni, come hanno detto Corina Knipper, l’autrice dello studio, e i coautori István Koncz, Zsófia Rácz e Vida Tivadar a Live Science, in un’e-mail.

La legatura del cranio si diffuse in tutta l’Asia centrale nel II secolo a.C.; si espanse in Europa intorno al II e III secolo d.C. e divenne sempre più popolare in Europa centrale dalla prima metà del V secolo d.C., secondo gli autori.

“Il sito di Mözs, che abbiamo studiato, rappresenta questo periodo di tempo ed è un esempio eccellente di una comunità in cui questa usanza era molto comune”, hanno detto i coautori.

Per il nuovo studio, i ricercatori hanno esaminato 51 teschi allungati, dalle sepolture nel cimitero di Mözs, in quella che una volta era una provincia romana conosciuta come Pannonia Valeria. Le tombe, 96 in tutto, sono state divise in tre gruppi e rappresentavano tre generazioni, dal 430 d.C. fino all’abbandono del cimitero nel 470 d.C.

Si pensa che il primo gruppo di sepoltura sia il gruppo che fondò il cimitero, e i loro resti sono sepolti in tombe in stile romano. Un secondo gruppo è sepolto in tombe di uno stile che sembra aver avuto origine al di fuori della regione, mentre il terzo gruppo è combinato in pratiche di sepoltura che attingono da tradizioni romane e di altro tipo.

Parte superiore del corpo nella Tomba 43, durante gli scavi. La ragazza aveva un cranio artificialmente deformato; fu sepolta con una collana, degli orecchini, un pettine e delle perle di vetro. (Credito dell’immagine: Museo Wosinsky Mór, Szekszárd, Ungheria)

 

Individui con teschi artificialmente allungati sono stati trovati in tutti e tre i gruppi di sepoltura, con i teschi allungati che rappresentano circa il 32% delle sepolture nel primo gruppo, il 65% nel secondo gruppo e il 70% nel terzo gruppo. Tuttavia, le variazioni nella posizione e nella direzione delle scanalature nei crani suggeriscono che, tra i gruppi, furono utilizzate diverse tecniche di associazione.

L’analisi degli isotopi – o le diverse versioni degli atomi – nelle ossa ha fornito ulteriori indizi sulla provenienza degli individui presenti nelle ultime sepolture. Alcuni erano originari della zona vicina a Mözs, e altri si stabilirono lì dopo essere stati sfollati. L’aver trovato persone di diverse origini, mescolate insieme in un cimitero, suggerisce che questi gruppi vivessero insieme, formando una comunità in cui le abitudini e i costumi culturali, che un tempo erano regionali – come la dieta o il legamento della testa – erano condivise e adottate tra i gruppi nel periodo del calo dell’Impero Romano.

In precedenza, gli archeologi avevano ipotizzato che i nuovi arrivati in Pannonia Valeria si stabilissero con le persone che vivevano lì sotto i Romani, sulla base dei reperti trovati nelle tombe; le nuove prove confermano questo, secondo gli studi.

“L’applicazione della nuova tecnologia – analisi degli isotopi – ha aiutato enormemente a comprendere la formazione e lo stile di vita della comunità, durante il V secolo”, hanno affermato i coautori dello studio.

“Abbiamo rivelato informazioni sulla dieta e provato che le persone si trasferirono effettivamente, tramite prove che non sarebbero state accessibili coi soli classici metodi antropologici e archeologici”.

 

I risultati sono stati pubblicati online oggi (29 aprile) sulla rivista PLOS ONE.

 

 

Originariamente pubblicato su Live Science.

 

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https://www.livescience.com/alien-skulls-hungarian-graveyard.html

 

Deformed ‘alien’ skulls offer clues about life during the Roman Empire’s collapse

By Mindy Weisberger – Senior Writer a month ago

Tight wrapping in childhood produced deliberately deformed skulls.

Artificially deformed skull of an adult woman. Permanent binding during childhood caused the elongation of the braincase and depressions in the bone.

(Image: © Balázs G. Mende. Research Centre for the Humanities, Hungarian Academy of Sciences, Budapest, Hungary)

Over decades, dozens of artificially deformed “alien-like” skulls that are more than 1,000 years old have been unearthed in a cemetery in Hungary. Now, these skulls are revealing how the collapse of the Roman Empire unleashed social changes in the region.

During the fifth century A.D., people in central Europe practiced skull binding, a practice that dramatically elongates head shapes. These altered skulls were so drastically deformed that some have compared them to the heads of sci-fi aliens. The fifth century was also a time of political unrest, as the Roman Empire collapsed and people in Asia and eastern Europe were displaced by invading Huns, a nomadic Asian group.

A graveyard in Mözs-Icsei dűlő, Hungary, first excavated in 1961, held the largest collection of elongated skulls in the region. A new study pieces together how skull-binding communities co-existed with other cultures during times of political instability — and how the skull-stretching tradition may have been shared between groups.

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The practice of artificially stretching heads by tightly binding them in childhood can be traced to the Paleolithic era and has persisted to modern times, lead study author Corina Knipper and co-authors István Koncz, Zsófia Rácz and Vida Tivadar told Live Science in an email. Skull binding spread across central Asia in the second century B.C., expanded into Europe around the second and third centuries A.D. and became increasingly popular in central Europe by the first half of the fifth century A.D., according to the authors.

“The site of Mözs that we studied represents this time period and is an excellent example of a community in which the custom was very common,” the co-authors said.

For the new study, researchers examined 51 elongated skulls from burials in the Mözs graveyard, in what was once a Roman province known as Pannonia Valeria. The graves, 96 in all, were divided into three groups and represented three generations, from A.D. 430 until the cemetery was abandoned in A.D. 470.

The first burial group is thought to be the founding group of the cemetery, and their remains are buried in Roman-style graves. A second group is buried in a style that appears to have originated outside the region, while the third group combines burial practices that draw from Roman and other traditions.

Upper part of the body in Grave 43, during excavation. The girl had an artificially deformed skull; she was buried with a necklace, earrings, a comb and glass beads. (Image credit: Wosinsky Mór Museum, Szekszárd, Hungary)

Individuals with artificially stretched skulls were found in all three burial groups, with elongated skulls comprising around 32% of the burials in the first group; 65% in the second group; and 70% in the third group. However, variations in the location and direction of grooves in the skulls suggest that different binding techniques were used among the groups.

Analysis of isotopes, or different versions of atoms, in the bones provided more clues about where individuals in the later burials came from. Some originated near Mözs and others settled there after being displaced. Finding people of different origins mingled together in a cemetery suggests that these groups were living together, establishing a community where cultural habits and customs that were once regional — such as diet or head-binding — were shared and adopted between groups in the waning days of the Roman Empire.

Previously, archaeologists had hypothesized that new arrivals to Pannonia Valeria settled with people who had lived there under the Romans, based on artifacts that were found in the graves; the new evidence confirms that, according to the study.

“The application of new technology — isotope analysis — helped enormously to comprehend community formation and lifestyle during the fifth century,” the study co-authors said. “We revealed information about diet and evidence that people actually moved, which would not have been accessible by classic anthropological and archaeological methods alone.”

The findings were published online today (April 29) in the journal PLOS ONE.

 Originally published on Live Science.

 

 

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