Il Giappone pone fine al suo stato di emergenza per la COVID-19

https://www.sciencemag.org/news/2020/05/japan-ends-its-covid-19-state-emergency

Non si sono finora realizzate le preoccupazioni, per cui un affollato treno per pendolari in Giappone contribuirebbe a diffondere la COVID-19.

EDGARD GARRIDO / REUTERS / Newscom

 

Il Giappone pone fine al suo stato di emergenza per la COVID-19

Di Dennis Normile, 26 maggio 2020, 12:45 PM

 

Il reporting di Science sulla COVID-19 è supportato dal Pulitzer Center.

Ieri, il Giappone ha dichiarato una vittoria almeno temporanea, nella sua battaglia contro la COVID-19, e ha trionfato seguendo il proprio copione. Ha portato il numero dei nuovi casi giornalieri a raggiungere livelli bersaglio vicini allo 0,5 su 100.000 persone, con un allontanamento sociale volontario, non molto restrittivo, e senza un’analisi su larga scala. Invece, il Paese si è concentrato sulla ricerca di gruppi di infezioni e sull’attacco delle cause sottostanti, che spesso si sono rivelate essere i sovraffollati luoghi di raccolta, come le palestre e i locali notturni.

“Con questo unico approccio giapponese, siamo riusciti a controllare questa tendenza dell’infezione in soli 1,5 mesi; penso che questo abbia dimostrato il potere del modello giapponese”, ha dichiarato ieri sera il Primo Ministro Shinzo Abe in una conferenza stampa, annunciando la revoca dello stato di emergenza.

Il numero di nuovi casi giornalieri ha raggiunto il picco di 743 il 12 aprile, ma è variato tra 90 e 14 nell’ultima settimana, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Alla conferenza stampa di ieri, Abe ha notato che il numero di pazienti ricoverati con COVID-19 è diminuito dai 10.000 circa, di 1 mese fa, ai 2000.

Questo risultato positivo ha persino convinto alcuni scettici sulla ‘strategia dei gruppi’ adottata dalla nazione.

Il Giappone ha evitato un focolaio “sulla scala verificatasi in molti Paesi occidentali”, afferma Kenji Shibuya, uno specialista della salute globale presso il King College di Londra, che in precedenza aveva messo in guardia a proposito della diffusione non rilevata nella comunità. Costui riconosce la collaborazione del pubblico con le direttive sul soggiorno a casa, nonché il tempismo fortuito dell’emergenza.

Nonostante la revoca dell’emergenza, l’epidemia “non è finita”, afferma Hitoshi Oshitani, un virologo esperto in sanità pubblica dell’Università di Tohoku. ” Mi aspetto che ci siano dei piccoli focolai, di tanto in tanto”, afferma. Sebbene il governo potrebbe prendere in considerazione l’imposizione di nuove restrizioni, egli ritiene che “potremo gestire questi piccoli focolai”.

Il Giappone aveva iniziato a gestire la pandemia in modo errato, quando mise in quarantena la nave da crociera Diamond Princess per 2 settimane a Yokohama, dopo che i passeggeri erano stati infettati dalla COVID-19. Alla fine, 712 delle 3711 persone a bordo sono risultate positive per il nuovo coronavirus e 14 sono morte.

Quindi, laddove gran parte del resto del mondo ha costruito la sua risposta alla pandemia sulla traccia dei contatti diffusi, sull’isolamento e sui test, il Giappone ha adottato una strategia “piuttosto diversa”, afferma Oshitani. “Cerchiamo di identificare i gruppi e di determinare le loro caratteristiche comuni”.

In maniera non sorprende, essi hanno scoperto che la maggior parte dei gruppi ha avuto origine in palestre, pub, locali con musica dal vivo, sale karaoke e strutture simili, in cui le persone si riuniscono, mangiano e bevono, chiacchierano, cantano, si allenano o ballano, restando in contatto fisico per periodi di tempo relativamente lunghi. Essi hanno anche concluso che la maggior parte dei casi primari relativi ai grandi gruppi erano asintomatici o presentavano sintomi molto lievi. “È impossibile fermare l’emersione di gruppi semplicemente testando molte persone”, afferma Oshitani. Ciò li ha portati a sollecitare le persone ad evitare quelle che essi hanno soprannominato le “tre C”: spazi chiusi, folle e ambienti a stretto contatto (closed spaces, crowds and close-contact settings), in cui le persone parlano faccia a faccia. Sembra semplice. Ma “Questa è stata la principale componente della strategia”, afferma Oshitani.

In modo rassicurante, essi non hanno tracciato alcun gruppo nei treni pendolari giapponesi, notoriamente affollati. Oshitani dice che gli “untori”, di solito, sono soli e non parlano con altri passeggeri. E tutti questi, ultimamente, indossano le maschere. “Un individuo infetto può infettare altri soggetti in un ambiente di questo tipo, ma questa circostanza è rara”, afferma. Egli sostiene che il Giappone avrebbe notato il tracciamento di grandi epidemie sui treni, se la trasmissione aerea del virus fosse possibile.

Ma i casi sono aumentati in tutto il mese di marzo, mentre le autorità intensificavano gli sforzi per spiegare l’importanza delle “tre C”; i ricercatori ritengono che questa ascesa sia stata in parte guidata dai cittadini che tornano a casa da Paesi stranieri e dai viaggiatori. Quindi, il 7 aprile, la preoccupazione per le tensioni imposte sul sistema sanitario ha spinto il Governo a dichiarare lo stato di emergenza in diverse prefetture-chiave.

Il 16 aprile, l’ordine di emergenza è stato esteso a livello nazionale.

I governi nazionali e locali del Giappone non hanno il potere legale di imporre misure di blocco. Ma le autorità hanno esortato le persone a rimanere il più possibile a casa; le aziende a consentire il lavoro da casa; e bar e ristoranti a chiudere o a servire solo per il take away. Sulla base della modellistica, i membri del comitato consultivo hanno invitato le persone a ridurre dell’80%le loro interazioni con gli altri, al fine di abbassare la curva.

Oshitani dubita che sia stato raggiunto l’obiettivo dell’80%. Ma la gente si è volontariamente conformata alle direttive, in misura abbastanza estesa. “Sorprendentemente, il lieve blocco adottato dal Giappone sembra abbia avuto un vero effetto di quarantena”, dice Shibuya.

Ancora più importante è il fatto che lo stato di emergenza ha richiesto del tempo, per educare il pubblico su comportamenti e ambienti rischiosi. Le maschere, ora, sono quasi onnipresenti. Ci sono stati bar e ristoranti che hanno ignorato le richieste di chiusura o di limitazione delle ore, ma in genere questi locali non sono stati affollati come una volta. “Ora, le persone conoscono molto meglio i rischi del virus”, afferma Oshitani.

Pur riconoscendo che i numeri sono scesi, Shibuya pone ancora in discussione l’attenzione sui gruppi, che non ha funzionato bene nelle grandi città e non ha prevenuto la diffusione negli ospedali e nelle case di cura.

“Questa volta, il sistema sanitario è riuscito a far fronte alla COVID”, afferma, ma esso ha sollecitato le strutture fino a farle crollare. Nel frattempo, il Governo non ha mai testato la priorità che l’epidemia è diventata in altri Paesi. Il Giappone ha condotto 2,2 test per 1000 persone. Per fare un confronto, il tasso nella vicina Corea del Sud è pari a 16 e, negli Stati Uniti, a 43.

Il numero crescente di nuovi casi ha portato il Governo, il 14 maggio, a dichiarare lo stato di emergenza per gran parte del Giappone, in anticipo rispetto al programma previsto per il 31 maggio. L’annuncio di ieri ha completato il passaggio, soccorrendo Tokyo e altre quattro prefetture.

Sebbene lo stato di emergenza sia stato revocato, esistono ancora delle linee-guida governative ampie e dettagliate, per i diversi settori dell’economia. Ieri, Abe ha dichiarato che il governo alleggerirà gradualmente le restrizioni sugli eventi. Il prossimo mese, ricomincerà il baseball professionistico con stadi vuoti, per consentire gradualmente un numero crescente di spettatori. I concerti e gli eventi culturali potranno iniziare con 100 partecipanti, con numeri che aumenteranno gradualmente fino al 50% della capacità di un luogo.

Abe ha avvertito che questi passaggi non ridurranno a zero il rischio di infezione. “Dobbiamo prepararci mediante tentativi ed errori; ci vorrà un tempo considerevolmente lungo, per ripristinare completamente la vita quotidiana”, ha detto.

 

 

Pubblicato in:

doi:10.1126/science.abd0092

Dennis Normile

Dennis Normile è un corrispondente che contribuisce da Shanghai, in Cina.

 

 

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