Il duro sistema militare dell’antica Sparta

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8 settembre 2020

Il modo in cui il duro sistema militare dell’antica Sparta addestrava i ragazzi a diventare feroci guerrieri

 

La città-stato greca imponeva brutali gare e allenamenti, che iniziavano all’età di 7 anni.

Patrick J. Kiger

 

Grazie – in parte – alla battaglia delle Termopili del 480 a.C., in cui una piccola forza di soldati spartani rimase indietro per combattere fino alla morte contro un esercito persiano nettamente più vasto, i guerrieri di Sparta sono famosi, da molto tempo, per la loro abilità militare e la loro tenacia. Ancora oggi, la parola “Spartano” evoca l’immagine di un combattente straordinariamente in forma, abile e indifferente al dolore e alla paura.

“Altre città-stato greche avevano eserciti eccellenti”, spiega Kimberly D. Reiter, professoressa associata di storia antica e medievale alla Stetson University. “Sparta è stata riconosciuta dai più come la migliore”.

Come hanno fatto gli Spartani a diventare così prestigiosi? Un fattore era l’agoge, il sistema educativo e di formazione della città-stato greca, che utilizzava metodi duri, estremi e talvolta crudeli per preparare i ragazzi a essere cittadini e soldati spartani.

“L’agoge mirava a instillare virtù militari: forza, resistenza e solidarietà”, come scrisse il defunto storico canadese Mark Golden. Ma questo ottenne tutto ciò a caro prezzo, trasformando l’infanzia dei ragazzi spartani in quella che oggi sarebbe vista come un’esperienza traumatica.

 

L’addestramento iniziava in tenera età

Una donna spartana che dice addio al suo giovane figlio, che sta andando in guerra.

Universal History Archive/Getty Images

 

Secondo l’antico storico greco Plutarco, che scrisse diversi secoli dopo il periodo di massimo splendore di Sparta nel 400 a.C., gli spartani iniziarono a sviluppare i soldati poco dopo la nascita, quando i bambini maschi venivano valutati dagli anziani spartani. Ai bambini “ben fatti e robusti” era permesso di vivere, mentre quelli ritenuti malsani o deformi venivano lasciati morire ai piedi di una montagna.

All’età di sette anni, i ragazzi spartani venivano consegnati dai genitori allo stato, dove erano organizzati in compagnie in cui essi vivevano, studiavano e si formavano insieme.

“Il ragazzo, che eccelleva nel giudizio e che era più coraggioso nel combattimento, veniva nominato capitano della compagnia”, ha scritto Plutarco. “Tutti gli altri lo tenevano d’occhio, obbedendo ai suoi ordini e sottomettendosi alle sue punizioni; quindi, il loro addestramento da ragazzi era una pratica di obbedienza”.

Plutarco ha ritratto i ragazzi spartani come se costoro ricevessero poca istruzione. Ma Stephen Hodkinson, professore emerito di storia antica presso l’Università di Nottingham, nel Regno Unito, dice che ci sono indizi da altre fonti che essi ricevevano “l’istruzione elementare greca standard in lettura, scrittura, numeri, canto e danza”.

Per essere rafforzati ancor di più, i ragazzi spartani erano costretti ad andare a piedi nudi e raramente facevano il bagno o usavano unguenti, in modo che la loro pelle diventasse dura e secca, scrisse Plutarco.

Per l’abbigliamento, veniva data loro una sola mantella da indossare tutto l’anno, per far loro imparare a sopportare il caldo e il freddo, ed essi si rifacevano i propri letti con le piante che dovevano strappare dal terreno a mani nude, dalle rive del fiume.

Secondo Plutarco, man mano che i giovani spartani crescevano, essi dovevano esercitarsi sempre più per costruire i loro corpi. Come osserva Donald G. Kyle, nel suo libro Sport and Spectacle in the Ancient World, i giovani spartani dovevano presentarsi nudi alle regolari ispezioni, e i ragazzi che non sembravano sufficientemente in forma venivano sottoposti a fustigazione.

 

I ragazzi spartani resistevano a competizioni brutali

Formazione di giovani sportivi spartani.

PHAS/Universal Images Group/Getty Images

 

Oltre alle gare a piedi e alla lotta, i loro sport includevano una gara particolarmente brutale, in cui due squadre cercavano di scacciarsi a vicenda da un’isola spingendo, calciando, mordendo i loro avversari e scavando il terreno sotto di loro, secondo il libro di Kyle.

Per rendere la loro vita ancor più dura, i ragazzi spartani venivano nutriti con una dieta povera. Senofonte, filosofo e storico che visse dalla fine del 400 alla metà del 300 a.C., notò che lo scopo era quello di mantenerli magri, cosa che Licurgo, il fondatore del sistema spartano, credeva li avrebbe fatti crescere più alti.

Ma la fame dei ragazzi aveva anche lo scopo di incoraggiarli a rubare cibo dagli orti e altri luoghi, “per renderli migliori combattenti e più intraprendenti nel procurarsi provviste”, ha scritto Senofonte. Ma, per assicurarsi che imparassero l’astuzia, i ragazzi che venivano stati sorpresi a rubare venivano frustati.

Tali dure punizioni erano una parte importante del sistema di addestramento spartano. Gli Spartani lo trasformarono persino in un rituale annuale, in cui i ragazzi cercavano di rubare i formaggi da un altare del tempio, il che richiedeva loro di eludere le guardie armate di fruste.

“La fustigazione era una prova di coraggio e di stoicismo”, dice Reiter. “I ragazzi aspettavano con ansia la dimostrazione pubblica della loro forza d’animo”.

L’Agoge era un “processo su ordalia”, come ha scritto Paul Cartledge, professore emerito di cultura greca presso l’Università di Cambridge, nel suo libro del 2003 Spartan Reflections. Ma quello era un passo fondamentale per poter essere selezionati per una delle mense, i gruppi comuni da pranzo, e diventare un cittadino e un soldato spartano a tutti gli effetti.

 

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A rigor di termini, l’Agoge non includeva l’addestramento militare, che non iniziava sul serio finché i ragazzi non diventavano soldati adulti. Il suo vero obiettivo era quello di preparare i maschi spartani ad essere membri accondiscendenti della società, pronti a sacrificare tutto per Sparta. Diversamente dalle altre città-stato greche, Sparta “era eccezionale nella sua stabilità socio-politica”, dice Hodkinson. “La ragione di ciò era, in parte, quella per cui l’educazione dei ragazzi instillava comportamenti che incoraggiavano l’armonia e la cooperazione”.

Ma l’enfasi, che la scuola spartana poneva sulla forma fisica, aiutava i soldati spartani sul campo di battaglia.

“Li rendeva più duri e più forti, più in grado di sostenere il peso di uno scudo, fatto fondamentalmente in legno pesante, sotto il sole estivo; intraprendenti e migliori nel respingere e nel resistere”, dice Cartledge.

Il vero segreto degli Spartani non era l’idoneità fisica o l’indifferenza al dolore e alla sofferenza, ma piuttosto un livello superiore nell’organizzazione. Le truppe spartane si esercitavano senza sosta, fino a quando non giungevano ad eseguire le tattiche alla perfezione. “Probabilmente, era il loro addestramento nelle manovre tattiche che conferiva davvero ai soldati spartani una superiorità sul campo di battaglia”, scrive J.F. Lazenby nel suo libro, The Spartan Army.

“Senofonte dice che un esercito spartano potrebbe eseguire manovre che altri non potrebbero fare, a causa del suo addestramento”, dice Cartledge.

Secondo Plutarco, gli spartani continuavano un regolare addestramento militare per tutta la loro vita adulta.

“A nessuno era permesso vivere come voleva, poiché tutti, nella loro città, come in un accampamento militare, avevano sempre un regime prescritto”, ha scritto. Come scrive Cartledge in Spartan Reflections, fino all’età di 60 anni, agli spartani veniva finalmente concesso il permesso di ritirarsi dall’esercito, a condizione che costoro vivessero così a lungo.

 

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Sparta non era invincibile

Formazione ad Echelon di Epaminonda, nella battaglia di Leuctra.

Nastasic/Getty Images

 

La stabilità promossa dall’agoge “portava anche a una certa inflessibilità”, afferma Hodkinson. Gli Spartani, nonostante la loro efficienza, facevano molto affidamento su una serie limitata di manovre e, quando fallivano, non avevano un piano B.

Fuori dal campo di battaglia, la rigida accettazione dello status quo imposto dal sistema educativo spartano rendeva loro difficile affrontare i problemi nella loro società, come la disuguaglianza nella proprietà della terra e la decrescita della popolazione.

“Alla fine, ciò produsse una sorta di blocco concettuale, in quanto gli Spartani non potevano immaginare alcun altro tipo di vita”, spiega Reiter. “Questo rese molto difficile, per gli spartani, accettare l’innovazione in guerra o in politica”.

In questo senso, il regime, che contribuì a rendere gli Spartani così duri, ha contribuito anche alla caduta finale di Sparta. Nel 371 a.C., Tebe, una città-stato rivale, sconfisse Sparta nella battaglia di Leuttra, impiegando manovre di cavalleria creative e poco ortodosse, che gli Spartani erano troppo inflessibili per contrastare. Ciò pose fine al dominio militare di Sparta, anche se la loro spaventosa reputazione sopravvisse nella storia.

 

Di Patrick J. Kiger

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