Il successo del plasma dei convalescenti contro la COVID-19

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Salute, Scienze

 

Il successo del plasma dei convalescenti contro il COVID-19 continua nel nuovo studio

26/04/2020

Sukanya Charuchandra

La rappresentazione grafica di un artista dei globuli rossi che scorrono attraverso una vena.

Immagine: Narupon Promvichai/pixabay.

 

I ricercatori cinesi hanno sperimentato l’uso del plasma sanguigno di pazienti guariti dall’infezione COVID-19, come un possibile modo per curare i pazienti gravemente malati per COVID-19. In un nuovo studio, pubblicato negli Atti della National Academy of Science, i medici hanno riferito che la terapia col plasma dei convalescenti ha migliorato gli esiti di dieci pazienti con casi gravi di COVID-19.

“Ciò è coerente con quello che ho ascoltato altrove”, ha detto a The Wire Science Michael Joyner, un fisiologo della Mayo Clinic che sta conducendo uno studio clinico sul plasma dei convalescenti negli Stati Uniti e che non era coinvolto nello studio eseguito in Cina.

Nella terapia col plasma dei convalescenti, una dose di plasma contenente anticorpi, ottenuta dal sangue di soggetti guariti, viene trasferita a persone malate, per curarle. È una terapia sperimentale che risale a cento anni fa, che venne sperimentata, con diverse efficacia, per il trattamento dell’influenza spagnola e, più recentemente, per quello dell’influenza H1N1 del 2009, nonché per i virus della SARS e della MERS.

Il plasma dei convalescenti può ridurre la durata di una malattia da COVID-19, o può renderla meno pericolosa.

La terapia può essere somministrata in diverse fasi: a un portatore noto, dopo l’esposizione – ma prima dell’infezione, per aumentarne l’immunità, nonché ai pazienti in condizioni critiche e non critiche, per migliorarne gli esiti.

Al momento, mentre i ricercatori stanno esplorando una serie di terapie e di farmaci sperimentali, gli organismi di regolamentazione non hanno ancora approvato degli agenti antivirali specifici, per il trattamento del COVID-19. Il plasma dei convalescenti è una delle tre opzioni a base immunitaria, che possono essere in grado di combattere il COVID-19 (le altre due sono i sieri iperimmuni e i prodotti immunoglobulinici per via endovenosa, che includono anticorpi contro altri coronavirus umani, che possono rispondere altrettanto bene al virus SARS-CoV-2).

Tuttavia, il plasma dei convalescenti è più facile da somministrare, anche a livello di una singola istituzione, rispetto alle altre opzioni, che possono necessitare dell’assistenza delle aziende farmaceutiche.

“Questa è la seconda serie di casi incoraggianti, per i pazienti critici provenienti dalla Cina; ma abbiamo sicuramente bisogno di studi controllati randomizzati di fase 3, per poter valutare il beneficio clinico della terapia con plasma dei convalescenti”, così come Daniele Focosi, uno specialista in trasfusioni dell’Ospedale Universitario di Pisa, in Italia, coinvolto in uno studio clinico multicentrico sul plasma dei convalescenti – e non associato allo studio cinese – ha dichiarato a The Wire Science.

Ancora un altro studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association, ha riferito che cinque pazienti, che stavano ricevendo una ventilazione meccanica e che poi sono stati sottoposti a terapia con plasma dei convalescenti, si sono ripresi dalla malattia.

Rispetto agli studi clinici di fase 3, quelli di fase 2 sono condotti in gruppi più piccoli, per verificarne l’efficacia e la sicurezza, e hanno già dimostrato, durante “precedenti pandemie, che il plasma dei convalescenti è sicuro e parzialmente efficace”.

Nell’ultimo studio, i ricercatori hanno reclutato dieci pazienti – sei maschi e quattro femmine – in tre ospedali in Cina. A un tempo mediano di 16,5 giorni dall’inizio delle rispettive infezioni, sono stati somministrati ai pazienti 200 ml di plasma dei convalescenti, ottenuto da ex pazienti di COVID-19. Inoltre, tutti i pazienti hanno ricevuto anche agenti antivirali e cure di supporto.

I donatori sono stati incaricati di fornire plasma per quattro giorni, dopo la loro dimissione dall’ospedale, e il prodotto ematico raccolto è stato trattato per garantire l’assenza di virus. Gli altissimi titoli di anticorpi necessari per la terapia con plasma dei convalescenti possono essere tratti solo da pazienti che hanno avuto un brutto caso della patologia, subito dopo le loro dimissioni, ha aggiunto Focosi.

Entro tre giorni, tutti i pazienti hanno mostrato solidi miglioramenti in diversi sintomi clinici, tra cui tosse, febbre, respiro corto e dolore toracico. Otto dei dieci pazienti avevano ricevuto una qualche forma di ventilazione o di ossigenazione, e hanno mostrato una bassa dipendenza post-trasfusione.

Sono migliorati anche numerosi parametri immunologici e di altro tipo, dopo la trasfusione. Entro sette giorni, le scansioni radiologiche hanno mostrato che il danno polmonare si era ridotto in misura diversa, nei pazienti. Inoltre, in sette pazienti che avevano avuto viremia, ossia la presenza di particelle di virus nel sangue, la carica virale era impercettibile sette giorni dopo la trasfusione, anche se i ricercatori hanno registrato alti livelli di anticorpi. Ad eccezione di un paziente, che ha sviluppato una macchia rossa facciale, nessuno ha mostrato effetti collaterali.

Il team ha confrontato i propri risultati su questi 10 pazienti con un gruppo di controllo di 10 pazienti, che erano stati abbinati per genere, età e gravità della loro infezione da COVID-19, ma la terapia antivirale e di supporto somministrata non era necessariamente simile tra i pazienti, o addirittura all’interno di ciascuno dei due gruppi. “In questo tipo di brevi rapporti, tutto ciò che puoi provare a fare è abbinare ai casi i controlli che hai”, ha detto Joyner. “Quando vi sarà un numero maggiore di partecipanti, saranno disponibili studi di controllo dei casi più ampi, con una migliore corrispondenza, e saranno disponibili ulteriori approfondimenti sul recupero”.

Anche se tutti i pazienti hanno mostrato un recupero significativo su tutta la linea, e tre di questi sono stati addirittura dimessi (mentre i restanti sette erano sulla buona strada per il completo recupero), i ricercatori hanno concordato che sono necessari ulteriori studi controllati randomizzati più estesi, per valutare l’efficacia della terapia e per aprire la strada al suo uso diffuso. Tali studi potrebbero anche aiutare a fissare il miglior dosaggio e gli opportuni tempi della trasfusione.

Attualmente, ci sono più di 20 studi clinici che utilizzano il plasma dei convalescenti, condotti in tutto il mondo.

 

Sukanya Charuchandra ha scritto per The Scientist, Johns Hopkins Magazine e Firstpost. I suoi interessi di scrittura riguardano la biologia, la medicina e l’archeologia.

 

 

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