La nostra mutevole visione della Terra dallo spazio: foto

https://www.history.com/news/earth-day-blue-marble-space-apollo

20 Aprile , 2020

 

La nostra mutevole visione della Terra dallo spazio: foto

Dall’inizio delle missioni Apollo, i programmi spaziali hanno offerto una prospettiva unica del nostro pianeta.

Kieran Mulvaney

NASA

 

Il programma Apollo pietrificò gli Stati Uniti e il resto del mondo, negli anni ’60, nel suo eroico sforzo di mantenere la promessa del presidente John F. Kennedy di andare sulla luna. Ma la sua eredità più accattivante potrebbe essere stata non quella di visitare quello sterile mondo che è il nostro ‘compagno’ planetario, ma quella di concederci una visuale del magnifico mondo che è casa nostra.

Quando, nel 1968, William Anders, l’astronauta dell’Apollo 8, scattò una fotografia della Terra, parzialmente in ombra, sollevandosi sopra la superficie della Luna, costui fornì l’immagine più chiara mai vista del nostro mondo e della sua fragilità nello spazio.

Galleria – 15 Immagini

 

‘Earthrise’, ‘Blue Marble‘ e ‘Pale Blue Dot

Le missioni Apollo, che si conclusero nel 1972, coincisero con la nascita del moderno movimento ambientalista – la fondazione di Friends of the Earth nel 1969 e Greenpeace nel 1971, la prima Giornata della Terra nel 1970, tra gli altri eventi fondamentali – e la vista della Terra dallo spazio offrì ispirazioni e motivazioni. Molti anni dopo, il fotografo Galen Rowell descrisse la Earthrise come “la più influente fotografia ambientale mai scattata”.

Alla Earthrise seguì la Blue Marble, una visuale della Terra presa dalla navicella spaziale Apollo 17, nel 1972.

Quella fu l’ultima delle missioni lunari dell’Apollo, ma le sonde spaziali della NASA continuarono a lanciare sguardi passionali verso il loro mondo natale.

 

GUARDA: Come fu creata la Terra su HISTORY Vault.

 

Tra quelle immagini, la più famosa fu scattata nel 1990. Su iniziativa di Carl Sagan, che per primo propose di fotografare la Terra con le telecamere di Voyager nel 1981, il Voyager 1 scattò un’immagine appena visibile della Terra, che divenne nota come il “Pallido Punto Blu“. Il Voyager ha catturato anche immagini di Nettuno, Urano, Saturno, Giove e Venere, e il personale del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha montato il set come un mosaico su un muro dell’auditorium. L’immagine della Terra ha dovuto essere ripetutamente sostituita, perché venne toccata da tante persone.

 

Continua a perfezionarsi una biblioteca di immagini della Terra

Nel 1989, la NASA formalizzò una Missione sul Pianeta Terra, in cui l’esame del terzo pianeta dal sole non era più secondario, per questo lavoro, ma centrale. Nei tre decenni successivi, l’osservazione del Programma di Scienze della Terra dell’agenzia si ampliò, unitamente alle capacità tecnologiche e in virtù della crescente necessità che lo facesse.

Attraverso sonde interplanetarie, satelliti orbitanti, astronauti armati di telecamere su navette spaziali e la Stazione Spaziale Internazionale, la NASA e i suoi partner – come l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) – hanno compilato una libreria di immagini del nostro pianeta, in continua crescita.

Le immagini rivelano come la Terra sia alterata per l’uso del suolo, per le attività umane, per i fenomeni meteorologici e per i cambiamenti climatici. Le migliaia e migliaia di immagini rivelano momenti nel tempo e panorami – apparentemente senza tempo – del nostro mondo, da vicino e da lontano.

Come lo stesso Anders ha osservato, 50 anni dopo la sua prima immagine dell’Earthrise: “Partimmo per esplorare la Luna e invece scoprimmo la Terra”.

Di

Kieran Mulvaney

Kieran Mulvaney è l’autore di “Alle Estremità della Terra: una Storia delle Regioni Polari” e, più recentemente, de “Il Grande Orso Bianco: una Storia Naturale e Innaturale dell’Orso Polare”.

 

 

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