Nel Medioevo, vennero utilizzati il distanziamento sociale e la quarantena, per combattere la Morte Nera

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Wellcome Library / CC BY 4.0

Aggiornato: 27 mar 2020

Originale: 25 marzo 2020

 

Nel Medioevo, vennero utilizzati il distanziamento sociale e la quarantena, per combattere la Morte Nera

Nel lontano XIV secolo, i funzionari della sanità pubblica non conoscevano i virus, ma capivano l’importanza del mantenere la distanza e di disinfettare.

Dave Roos

 

Quasi 700 anni fa, i medici e i funzionari sanitari, sopraffatti nel combattimento contro un devastante focolaio di peste bubbonica nell’Italia medievale, non conoscevano i virus, né i batteri, ma avevano sufficienti informazioni sulla Morte Nera, per poter attuare alcune delle prime misure anti-contagio nel mondo.

A partire dal 1348, subito dopo l’arrivo della pestilenza in città come Venezia e Milano, i funzionari delle città misero a punto alcune misure di emergenza per la salute pubblica, che hanno poi prefigurato le migliori pratiche odierne di distanziamento sociale e di disinfezione delle superfici.

“Sapevano di dover stare molto attenti coi prodotti oggetti di scambio, perché la malattia potrebbe propagarsi su oggetti e superfici, e di dover fare in modo di limitare il contatto tra le persone”, afferma Jane Stevens Crawshaw, un docente senior di storia moderna europea alla Oxford Brookes University.

Un affresco italiano della peste del XIV secolo, proveniente dalle Storie di San Nicola da Tolentino.

DeAgostini/Getty Images

 

La prima quarantena

La città portuale adriatica di Ragusa (l’odierna Dubrovnik) fu la prima ad approvare la normativa che richiedeva la quarantena obbligatoria di tutte le navi e le carovane commerciali in arrivo, al fine di controllare l’infezione.

L’ordine, che è miracolosamente sopravvissuto negli archivi di Dubrovnik, recita che, il 27 luglio 1377, il Maggior Consiglio della città approvò una legge “che stabilisce che coloro che provengono da aree infestate dalla peste non devono entrare in [Ragusa], né nel suo distretto, a meno che non trascorrano un mese sull’isolotto di Mrkan o nella città di Cavtat, ai fini della disinfezione”.

Mrkan era un’isola rocciosa disabitata, a sud della città, e Cavtat era situata alla fine della strada per carovane, utilizzata dai commercianti terrestri in rotta per Ragusa, come scrive Zlata Blazina Tomic in “Expelling the Plague: The Health Office and the Implementation of Quarantine in Dubrovnik, 1377-1533” (Espulsione della peste: l’ufficio sanitario e l’implementazione della quarantena a Dubrovnik, 1377-1533).

 

Tomic afferma che alcuni storici della medicina considerano l’editto di quarantena di Ragusa come uno dei più alti traguardi della medicina medievale. Ordinando l’isolamento di marinai e commercianti in buona salute per 30 giorni, i funzionari Ragusani mostrarono una notevole comprensione dei periodi di incubazione.

I nuovi arrivati avrebbero potuto non mostrare i sintomi della peste, ma sarebbero stati trattenuti abbastanza a lungo per determinare se fossero effettivamente liberi dalla malattia.

 

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Significato di un ’Quarantino’ di 40 giorni

Il periodo di 30 giorni, previsto nell’ordine di quarantena del 1377, era noto in italiano come un trentino, ma Stevens Crawshaw afferma che i medici e i funzionari avevano anche l’autorità di imporre soggiorni forzati più o meno lunghi. La parola inglese “quarantena” discende direttamente dal “quarantino”, la parola italiana che indica un periodo di 40 giorni.

Perché 40 giorni? I funzionari sanitari potrebbero aver prescritto una quarantena di 40 giorni, perché questo numero aveva un grande significato simbolico e religioso per i cristiani medievali. Quando Dio inondò la Terra, piovve per 40 giorni e 40 notti; inoltre, Gesù digiunò nel deserto per 40 giorni.

Stevens Crawshaw afferma che, anche prima dell’arrivo della peste, la nozione biblica di un periodo di purificazione di 40 giorni era passata alle pratiche sanitarie. Dopo il parto, ad esempio, la nuova madre doveva riposare per 40 giorni.

 

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Le leggi di quarantena hanno funzionato?

Nonostante la nuova legge sulla quarantena, Ragusa continuò ad essere colpita duramente da epidemie di pestilenza, nel 1391 e nel 1397. Essendo una città marittima, che viveva di commercio, sarebbe stato impossibile rinchiuderla completamente per la malattia, senza provocare danni economici.

Ma, anche se le misure di quarantena non protessero completamente i ragusani dalla malattia, Stevens Crawshaw ritiene che le leggi possano aver avuto un altro scopo: il ripristino del senso dell’ordine.

“Qualsiasi tipo di epidemia comporta rischi di collasso sociale, di panico diffuso o di autocompiacimento, che può essere altrettanto pericoloso”, afferma Stevens Crawshaw. “Vi sono molte emozioni che devono essere riconosciute e anticipate, e che facevano parte della politica di sanità pubblica di 600 anni fa, tanto quanto lo sono ora”.

 

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La peste di Firenze nel XIV secolo, come descritta da Giovanni Boccaccio.

Archivio Bettmann/Getty Images

 

Ragusa costruì anche il primo ospedale per la peste

La quarantena non era l’unico strumento, nella battaglia che vigeva in Europa contro la peste, che avrebbe periodicamente devastato il continente fino al XVII secolo. Ragusa fu anche la prima città a istituire un ospedale temporaneo per la peste su un’altra isola, chiamata Mljet. Questo nuovo tipo di struttura di trattamento, finanziata dallo Stato, diventerà presto noto in tutta Europa come il “lazzaretto”.

Stevens Crawshaw, che ha scritto un libro sugli ospedali per la peste, afferma che il nome lazzaretto è un’alterazione della parola Nazaretto, il soprannome dell’isola lagunare su cui Venezia costruì il suo primo ospedale permanente per la peste, Santa Maria di Nazareth.

Il lazzaretto svolgeva due funzioni: esso operava come centro di cure mediche e come struttura di quarantena. Era questo un modo per prendersi compassionevolmente cura sia dei nuovi arrivati che dei cittadini locali che si ammalavano di peste, mantenendoli isolati dai cittadini sani. In un lazzaretto, i pazienti infetti da peste ricevevano cibo fresco, lenzuola pulite e altri trattamenti per la salute, tutti pagati dallo Stato.

“I lazzaretti sono strutture di salute pubblica piuttosto ragguardevoli, in cui il governo investe ingenti somme di denaro”, afferma Stevens Crawshaw. “A prescindere dal fatto che vi sia una pestilenza a Venezia, questi ospedali sono permanentemente presidiati, pronti e in attesa delle navi in arrivo, che potrebbero essere sospettate di portare malattie infettive”.

 

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Pandemie

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Dave Roos

 

 

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