Il non indossare mascherine per proteggersi dal coronavirus è un grave errore

https://www.sciencemag.org/news/2020/03/not-wearing-masks-protect-against-coronavirus-big-mistake-top-chinese-scientist-says#

A Wuhan, in Cina, le persone con lievi casi di COVID-19 sono state portate in strutture di grandi dimensioni e non sono state autorizzate a vedere le loro famiglie.

“Le persone infette devono essere isolate. Ciò dovrebbe accadere ovunque”, afferma George Gao.

STR/AFP via Getty Images

 

Non indossare maschere per proteggersi dal coronavirus è un ‘grande errore’, afferma il più grande scienziato cinese

Di Jon Cohen. 27 Marzo 2020 , 6:15 PM

 

Il reporting di Science sul COVID-19 è supportato dal Pulitzer Center.

Gli scienziati cinesi, all’inizio dell’epidemia di coronavirus in quel Paese nel 2019 (COVID-19), non sono stati particolarmente disponibili per i media stranieri. Molti di loro sono stati sopraffatti, nel tentativo di comprendere l’epidemia, di combatterla e di rispondere alle richieste dei media, soprattutto a quelle dei giornalisti al di fuori della Cina; questa non è stata una priorità assoluta per loro.

Science, per 2 mesi, ha cercato di intervistare George Gao, direttore generale del Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC). La scorsa settimana, quest’ultimo ha risposto.

Il Dr. Gao supervisiona 2000 dipendenti – un quinto delle dimensioni del personale dei Centri Statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie – e lui stesso è un ricercatore attivo. A gennaio, faceva parte di un team che ha effettuato il primo isolamento e il sequenziamento della sindrome respiratoria acuta grave-2 (SARS-CoV-2), il virus che causa il COVID-19. È stato co-autore di due articoli ampiamente letti, pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM), che fornivano alcune delle prime epidemiologie dettagliate e delle caratteristiche cliniche della malattia, e ha pubblicato altri tre articoli sul COVID-19, in The Lancet.

Il suo team ha anche fornito dati importanti a una commissione congiunta tra ricercatori cinesi e un team di scienziati internazionali, organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha scritto un rapporto di riferimento, dopo aver girato il Paese per comprendere la risposta all’epidemia. Inizialmente addestrato come veterinario, in seguito il dr. Gao ha conseguito un dottorato di ricerca in biochimica, all’Università di Oxford, e si è ulteriormente formato lì e presso la Harvard University, specializzandosi in immunologia e virologia. La sua ricerca si è specializzata sui virus che hanno fragili membrane lipidiche, chiamate ‘buste’ — un gruppo che include la SARS-CoV-2 — e su come essi entrano nelle cellule e si spostano anche tra specie diverse.

Il dr. Gao ha risposto alle domande di Science per diversi giorni, tramite messaggi di testo, messaggi vocali e conversazioni telefoniche. Questa intervista è stata editata per ragioni di brevità e chiarezza.

George Gao, capo del Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie

Stephane AUDRAS/REA/Redux

 

D: Cosa possono imparare gli altri Paesi dal modo in cui la Cina si è avvicinata a COVID-19?

R: Il distanziamento sociale è la strategia essenziale per il controllo di eventuali malattie infettive, specialmente se si tratta di infezioni respiratorie. Innanzitutto, abbiamo utilizzato “strategie non-farmaceutiche”, perché non abbiamo specifici inibitori, né farmaci, né vaccini.

In secondo luogo, devi assicurarti di isolare tutti i casi.

Terzo, i contatti stretti dei contagiati dovrebbero essere messi in quarantena: dedichiamo molto tempo a cercare tutti questi contatti stretti e ad assicurarci che siano posti in quarantena e isolati.

In quarto luogo, sospendere le riunioni pubbliche.

In quinto luogo, limitare i movimenti, e questo è il motivo per cui si ha la quarantena; in francese: il cordon sanitaire.

 

D: Il blocco in Cina è iniziato il 23 gennaio a Wuhan ed è stato esteso alle città vicine nella provincia di Hubei. Altre province in Cina hanno avuto blocchi meno restrittivi. In che modo è stato coordinato il tutto, e quanto sono stati importanti i “supervisori” che hanno controllato tali sforzi nei quartieri?

R: Devi avere comprensione e consenso. Per questo motivo, è necessaria una leadership molto forte, a livello locale e nazionale. Sono necessari un supervisore e un coordinatore che lavorino a stretto contatto col pubblico. I supervisori devono sapere quali sono i contatti stretti, quali sono i casi sospetti. I supervisori della comunità devono essere molto vigili. Sono fondamentali.

 

D: Quali errori commettono gli altri Paesi?

R: Il grande errore degli Stati Uniti e dell’Europa, secondo me, è che le persone non indossano mascherine. Questo virus viene trasmesso tramite le goccioline e il contatto stretto. Le goccioline svolgono un ruolo molto importante: devi indossare una mascherina perché, quando parli, vi sono sempre goccioline che escono dalla tua bocca. Molte persone hanno infezioni asintomatiche o pre-sintomatiche. Se costoro indossano mascherine per il viso, ciò potrà impedire alle goccioline che trasportano il virus di fuoriuscire e di infettare altre persone.

 

D: E le altre misure di controllo? La Cina, ad esempio, ha fatto un uso molto intenso dei termometri agli ingressi di negozi, edifici e stazioni di trasporto pubblico.

R: Sì. Ovunque vai, in Cina, troverai dei termometri. Devi cercare di misurare la temperatura delle persone il più spesso possibile, per assicurarti che i soggetti con febbre alta rimangano fuori dai locali pubblici.

E una questione davvero importante è la seguente: quanto è stabile questo virus nell’ambiente? Poiché si tratta di un virus ‘avvolto’, ‘imbustato’ le persone pensano che esso sia fragile e particolarmente sensibile alla temperatura superficiale o all’umidità. Ma, sia dai risultati statunitensi che dagli studi cinesi, sembra che esso resista molto alla distruzione, su alcune superfici. Potrebbe essere in grado di sopravvivere in molti ambienti. Dobbiamo avere risposte scientifiche.

 

D: Le persone che sono risultate positive a Wuhan, ma che hanno avuto una malattia appena lieve, sono state mandate in isolamento in strutture di grandi dimensioni, presso cui non hanno potuto ricevere visite dalla famiglia. Questo è forse l’approccio che altri Paesi dovrebbero considerare?

R: Le persone infette devono essere isolate. Ciò dovrebbe accadere ovunque. Puoi controllare il COVID-19 solo se riesci a rimuovere la fonte dell’infezione. Ecco perché abbiamo costruito ospedali modulari e trasformato alcuni stadi in ospedali.

 

D: Ci sono molte domande sull’origine dell’epidemia in Cina. Dei ricercatori cinesi hanno riferito che il primo caso risale al 1° dicembre 2019. Cosa ne pensa del rapporto del South China Morning Post, che dice che i dati del governo cinese mostrano che ci sono stati casi nel novembre 2019, col primo di questi che risale al 17 novembre?

R: Non vi sono prove concrete per sostenere che abbiamo già avuto gruppi a novembre. Stiamo cercando di capirne meglio l’origine.

 

D: I funzionari sanitari di Wuhan hanno collegato un ampio gruppo di casi al mercato del pesce di Huanan, che hanno chiuso il 1° gennaio. L’ipotesi era quella per cui un virus era passato agli umani da un animale venduto e forse macellato al mercato. Ma, nel suo articolo su NEJM, che includeva uno sguardo retrospettivo sui casi, lei ha riferito che quattro, delle prime cinque persone infette, non avevano legami col mercato del pesce. Pensa che il mercato del pesce fosse un probabile luogo di origine, o è un diversivo, un fattore di amplificazione ma non la fonte originale?

R: Questa è un’ottima domanda. Lei sta lavorando come un detective. Sin dall’inizio, tutti pensavano che il luogo di origine fosse il mercato. Ora, penso che il mercato potrebbe essere il luogo iniziale o un luogo in cui il virus è stato amplificato. Quindi, questa è una domanda scientifica. Vi sono due possibilità.

 

D: La Cina è stata anche criticata per non aver condiviso immediatamente la sequenza del virus. La storia di un nuovo coronavirus è stata pubblicata sul Wall Street Journal l’8 gennaio; essa non proveniva da scienziati del governo cinese. Perché no?

R: Questa è stata un’ottima ipotesi del Wall Street Journal. L’OMS è stata informata della sequenza, e penso che il tempo tra la pubblicazione dell’articolo e la condivisione ufficiale della sequenza sia stato forse di alcune ore. Non credo sia passato più di un giorno.

 

D: Ma, in seguito, un database pubblico di sequenze virali ha mostrato che la prima è stata presentata da ricercatori cinesi il 5 gennaio. Quindi, sono passati almeno 3 giorni, prima che si sapesse dell’esistenza di un nuovo coronavirus. Ora, ciò non cambierà il corso dell’epidemia; tuttavia, ad essere sinceri, qualcosa è successo, a proposito del riferire pubblicamente la sequenza.

R: Non credo. Abbiamo condiviso prontamente le informazioni coi colleghi scientifici, ma ciò ha riguardato la salute pubblica e abbiamo dovuto attendere che i responsabili politici lo annunciassero pubblicamente. Dovremmo evitare che il pubblico si faccia prendere dal panico, giusto? E nessuno, in nessun Paese, avrebbe potuto prevedere una pandemia causata dal virus. Questa è la prima pandemia non-influenzale di tutti i tempi.

 

“Le persone infette devono essere isolate. Ciò dovrebbe accadere ovunque”.

George Gao, Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie

 

D: Fino al 20 gennaio, non è stato possibile che gli scienziati cinesi dichiarassero ufficialmente che c’erano prove chiare della trasmissione del virus da uomo a uomo. Perché pensa che gli epidemiologi in Cina abbiano avuto così tante difficoltà, nel vedere che stava accadendo?

R: I dati epidemiologici dettagliati non erano ancora disponibili. E stavamo affrontando un virus molto folle e nascosto fin dall’inizio. Lo stesso vale in Italia, altrove in Europa e negli Stati Uniti: fin dall’inizio, tutti gli scienziati pensavano: “Beh, è solo un virus“.

 

D: La diffusione in Cina si è ridotta a una traccia, e i nuovi casi confermati si riferiscono principalmente a persone che entrano nel Paese, giusto?

R: Sì. Al momento, non abbiamo alcuna trasmissione locale, ma ora il problema per la Cina sono i casi importati. Così tanti viaggiatori infetti stanno arrivando in Cina.

 

D: Ma cosa succederà, quando la Cina tornerà alla normalità? Lei pensa che sia stato infettato un numero sufficiente di persone, in modo tale che l’immunità di gregge possa mantenere il virus sotto controllo?

R: Sicuramente, non abbiamo ancora un’immunità da gregge. Ma stiamo aspettando risultati più definitivi dai test sugli anticorpi, che potranno dirci quante persone sono state realmente infettate.

 

D: Allora, qual è la strategia ora? Avere il tempo di trovare medicine efficaci?

R: Sì; i nostri scienziati stanno lavorando su vaccini e farmaci.

 

D: Molti scienziati ritengono che il remdesivir sia attualmente il farmaco più promettente in fase di test. Quando pensa che vi saranno, in Cina, dei dati sugli studi clinici del farmaco?

R: Ad aprile.

 

D: Gli scienziati cinesi hanno sviluppato modelli animali che lei ritiene siano abbastanza robusti da consentire uno studio della patogenesi e i test di farmaci e vaccini?

R: Al momento, stiamo usando scimmie e topi transgenici, che hanno l’ACE2, il recettore umano per il virus. Il modello di topo è ampiamente usato in Cina per la valutazione di farmaci e vaccini, e penso che presto ci saranno almeno un paio di articoli sui modelli di scimmie. Posso dirle che il nostro modello di scimmia funziona.

 

D: Cosa pensa del presidente Donald Trump, che si riferisce al nuovo coronavirus come al “virus cinese” o al “virus della Cina”?

R: Non è sicuramente positivo chiamarlo virus cinese. Il virus appartiene alla Terra. Il virus è il nostro nemico comune, non il nemico di una singola persona o nazione.

 

doi:10.1126/science.abb9368

Jon Cohen

Jon è uno scrittore appartenente al personale di Science.

 

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