Pandemia SARS del 2003

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Aggiornato: 17 marzo 2020

Originale: 30 gennaio 2020

 

Pandemia della SARS: come si diffuse questo virus in tutto il mondo nel 2003

 

La lenta segnalazione in Cina e un’epidemia in un hotel di Hong Kong provocarono oltre 8.000 infezioni in oltre 20 Paesi.

Becky Little

 

Nel novembre del 2002, i medici della provincia del Guangdong, nella Cina sud-orientale, iniziarono a riscontrare i primi casi di quella che sarebbe diventata nota come SARS, o grave sindrome respiratoria acuta.

Nel corso dei mesi successivi, 8.096 persone in 26 Paesi contrassero la nuova malattia virale, che causò 774 morti. Sebbene la lenta segnalazione dei casi iniziali di SARS abbia favorito la diffusione della malattia, alla fine le pratiche mediche applicate a livello globale hanno contribuito a porre fine all’epidemia.

Le ragioni della lenta segnalazione della SARS sono intricate. I medici non avevano mai visto prima quella malattia virale e, all’inizio, quelli nella provincia del Guangdong pensavano che i casi di SARS – che stavano vedendo – potessero essere una polmonite atipica.

“Nessuno – probabilmente, nemmeno le persone che vivevano a Pechino – ne era a conoscenza”, afferma Arnold S. Monto, professore di epidemiologia e sanità pubblica globale all’Università del Michigan. Anche quando i medici iniziarono a rendersi conto del fatto che c’era qualcosa di nuovo, nelle malattie che stavano vedendo, questa malattia “venne mantenuta per un po’ a livello locale, e ciò ha costituito uno dei problemi”.

È stato anche riferito che i funzionari potrebbero aver incoraggiato i medici a non segnalare i nuovi casi, quando la SARS si diffuse a Pechino. Nell’aprile del 2003, la rivista Time ottenne una lettera da Jiang Yanyong, un medico di un ospedale militare di Pechino, con cui si affermava che il numero effettivo di casi di SARS nella capitale era molto più alto, rispetto al conteggio ufficiale. Ciò si rivelò vero e, in quel mese, i funzionari cinesi pubblicarono i numeri reali (e iniziarono anche a monitorare Jiang).

 

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La SARS, originaria della Cina, si espande ad Hong Kong

Persone che indossavano maschere per proteggersi dal virus della SARS, nella metropolitana di Hong Kong, il 31 marzo 2003.

Il bilancio delle vittime, al momento di questa fotografia, era di 13 persone, con 530 persone infette.

Peter Parks/AFP/Getty Images

 

La SARS saltò dalla Cina continentale ad Hong Kong nel febbraio 2003, quando Liu Jianlun, un professore di medicina del Guangdong, il quale aveva inconsapevolmente contratto la SARS, è entrato nella Sala 911 del Metropole Hotel di Hong Kong. Il professore, di 64 anni, si ammalò presto di questa malattia e andò in ospedale, dove morì dopo due settimane. Ma, durante il suo breve soggiorno in hotel, infettò involontariamente molti altri ospiti.

Quelle persone hanno poi portato con loro la SARS a Singapore, Toronto e Hanoi. Da allora, l’hotel fu ribattezzato ‘Room 911’, a causa dello stigma.

“È una storia straordinaria, che identifica anche una questione che è stata chiaramente identificata come ‘problema’, nel 2003”, afferma Monto, “per cui c’erano quelli che chiamiamo ‘super-diffusori’, persone che sembrano infettare molte altre persone”. Gli scienziati non comprendono ancora il motivo biologico per cui alcune persone infette diffondano più di altre la malattia, nelle stesse condizioni, ma esse sono state un fattore cruciale nella diffusione della SARS.

“L’altra caratteristica molto importante della SARS era l’associazione o il particolare problema delle infezioni ospedaliere, ossia le infezioni degli operatori sanitari”, afferma Monto. “E questa fu una manifestazione del fatto che i pazienti malati e, particolarmente, i pazienti molto malati, rilasciano molto virus nell’ambiente”.

Durante l’epidemia di SARS, i professionisti medici come il dottor Liu erano a maggior rischio di trasmettere la malattia a persone al di fuori degli ospedali.

 

La trasmissione della SARS fu interrotta dalle quarantene e dalla cooperazione internazionale

I medici e il personale ospedaliero, che parlano all’interno dei reparti speciali di nuova costruzione per pazienti con SARS, presso l’Ospedale per le Malattie Infettive a Nuova Delhi, in India, Il 1° maggio 2003.

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Le malattie come la SARS creano panico, poiché presentano molte incognite. Nel mezzo dell’epidemia, gli scienziati non erano sicuri se sarebbero stati in grado di eliminare completamente la SARS o se questa sarebbe diventata una malattia stagionale come l’influenza, che uccide centinaia di migliaia di persone ogni anno. Fortunatamente, i medici e gli scienziati furono in grado di eliminare completamente la SARS, isolando e mettendo in quarantena le persone fino a quando il virus non abbandonò il loro sistema, cosicché costoro non furono più in grado di trasmetterlo ad altri.

Grazie alla cooperazione internazionale, intenta ad isolare e mettere in quarantena le persone con la SARS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i Paesi colpiti furono in grado di contenere la SARS entro il luglio del 2003. Dopo quell’anno, gli unici casi di SARS provenivano da focolai isolati di laboratorio, in cui gli scienziati stavano studiando il coronavirus SARS (SARS -CoV), che causa la malattia. Ancora una volta, i funzionari hanno contenuto queste infezioni attraverso l’isolamento e le quarantene.

La Cina e Hong Kong hanno sofferto di più, durante l’epidemia di SARS. In Cina, ci sono stati 5.327 casi e 349 decessi e, ad Hong Kong, ci sono stati 1.755 casi e 299 morti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Una delle lezioni, apprese durante l’epidemia di SARS, è stata quella per cui, in futuro, la Cina dovrà usare una maggior trasparenza tra le sue province e il suo governo nazionale.

 

Lezioni apprese dalla SARS

I lavoratori disinfettano la sala d’attesa di una stazione ferroviaria di Pechino, durante la lotta contro la SARS, il 25 maggio 2003.

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“La SARS è stata un avviso di quanto essa potesse essere grave”, afferma Monto. “Negli ultimi 15 anni, la Cina ha avuto l’esperienza di affrontare piccoli focolai di influenza aviaria – che non si sono trasmessi in modo estensivo, ma che hanno continuato a verificarsi in Cina; pertanto, ha imparato a gestirli”.

Anche la preparazione alle pandemie è migliorata a livello globale, afferma Anne W. Rimoin, professoressa di epidemiologia presso la School of Public Health dell’UCLA, specializzatasi per il virus Ebola.

“Dopo l’epidemia della SARS, abbiamo visto molti altri focolai”, afferma costei. “Abbiamo avuto la MERS; l’H1N1 (ovvero, l’influenza suina); la chikungunya; la Zika e, da allora, abbiamo avuto diversi focolai di Ebola.

Quindi, penso che il mondo sia notevolmente migliorato, nel coordinamento della risposta”.

Nel dicembre 2019, è comparso in Cina un nuovo coronavirus. Entro il 2 febbraio 2020, il bilancio delle vittime del nuovo virus nella Cina continentale ha superato quello dell’epidemia di SARS 2002-2003, secondo la Commissione Sanitaria Cinese.

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Di

Becky Little

 

 

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