Podcast di “Awards Chatter” – Sean Combs (“Two Distant Strangers”)

https://www.hollywoodreporter.com/race/awards-chatter-podcast-sean-combs-two-distant-strangers

05 febbraio 2021, 12:03 PT; di Scott Feinberg

Podcast di “Awards Chatter” – Sean Combs (“Two Distant Strangers”)

 

L’uomo che ha reso popolare l’hip-hop riflette sul diventare un magnate a 23 anni, sulla faida tra East Coast e West Coast – che ha ucciso il suo migliore amico – e sull’ampliamento del suo marchio nella moda, sulla vodka e sui film socialmente importanti, come un nuovo cortometraggio sulla brutalità della polizia, di cui lui è un produttore esecutivo.

“È sempre la stessa cosa: un altro corpo, marciare, fermare la marcia, un altro corpo”, dice un esasperato Sean “Diddy” Combs, il leggendario imprenditore dell’hip-hop, mentre registriamo un episodio del podcast di The Hollywood Reporter’s Awards Chatter e discutiamo dei ripetuti casi di brutalità della polizia, che hanno causato la morte di giovani neri in America.

All’indomani dell’uccisione di George Floyd, nel maggio 2020, e delle successive marce del #BlackLivesMatter, Travon Free e Martin Desmond Roe hanno deciso di realizzare Two Distant Strangers, un cortometraggio in live-action su un giovane uomo di colore (interpretato dal rapper Joey Bada$$), che si ritrova in una distorsione temporale simile a quella del “Ricomincio da capo”, in cui costui viene ripetutamente ucciso senza motivo da un ufficiale del NYPD, indipendentemente dal suo comportamento. Dopo aver completato il film in pochi mesi, i registi lo hanno mostrato a un numero di personaggi neri di spicco, tra cui Kevin Durant e Combs, che lo hanno rapidamente sottoscritto in qualità di produttori esecutivi, per accrescerne il profilo.

“Ero tipo, «Wow, questo lo spiega davvero»”, dice Combs, “perché qualunque sia il modo in cui agivamo prima, non penso che lo stessero davvero capendo – non solo i bianchi, ma anche i neri e la gente di tutti i colori. Ma, quando ho visto questo film, ho pensato: «Spero che questa sia l’ultima volta che dobbiamo spiegare come ci si sente a vivere come una persona di colore in America».

Questo è un giovane uomo di colore, un tipo normale, un artista, che vuole solo tornare a casa dal suo cane. E questa era la bellezza del film: non ha cercato di spiegarlo in un modo del tipo: «Oh, il ragazzo spaccia droga» o è qualcuno che vive pericolosamente. Stiamo parlando della persona che è uno dei cosiddetti «bravi neri», che è un modo folle di pensare, okay – loro sono sotto pressione. Io sono sotto pressione. Ad esempio, se un poliziotto mi si avvicina, io dico: «Woah, ciò potrebbe davvero finire in qualunque modo, non importa quanto sarò gentile».

Così, nessuno è esente da questo”.

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ASCOLTA: Puoi ascoltare qui sotto l’intervista di Combs, a partire dal minuto 24:36, a seguito di una conversazione con Travon Free, co-regista di Two Distant Strangers, vincitore dell’Emmy.

https://awardschatter.simplecast.com/episodes/sean-combs-two-distant-strangers?share=true

Tra gli ospiti passati: Steven Spielberg, Oprah Winfrey, Lorne Michaels, Barbra Streisand, George Clooney, Meryl Streep, Robert De Niro, Jennifer Lawrence, Eddie Murphy, Gal Gadot, Warren Beatty, Angelina Jolie, Snoop Dogg, Jessica Chastain, Stephen Colbert, Reese Witherspoon, Aaron Sorkin, Margot Robbie, Ryan Reynolds, Nicole Kidman, Denzel Washington, Julia Louis-Dreyfus, Matthew McConaughey, Kate Winslet, Jimmy Kimmel, Natalie Portman, Chadwick Boseman, Jennifer Lopez, Elton John, Judi Dench, Quincy Jones, Jane Fonda, Tom Hanks, Amy Schumer, Justin Timberlake, Elisabeth Moss, RuPaul, Rachel Brosnahan, Jimmy Fallon, Kris Jenner, Michael Moore, Emilia Clarke, Lin-Manuel Miranda, Helen Mirren, Tyler Perry, Sally Field, Spike Lee, Lady Gaga, J.J. Abrams, Emma Stone, Al Pacino, Phoebe Waller-Bridge, Jerry Seinfeld, Dolly Parton, Will Smith, Taraji P. Henson, Sacha Baron Cohen, Carol Burnett, Norman Lear, Keira Knightley, David Letterman, Sophia Loren, Hugh Jackman, Melissa McCarthy, Kevin Hart, Carey Mulligan, Seth MacFarlane, Amy Adams, Ben Affleck, Julia Roberts, Jake Gyllenhaal, Glenn Close, Will Ferrell, Cate Blanchett, Sacha Baron Cohen, Greta Gerwig, Conan O’Brien e Kerry Washington.

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Combs, 51 anni, è nato e cresciuto ad Harlem ed è, ovviamente, una delle figure più significative nella storia dell’industria musicale. Non ha mai studiato musica, né ha imparato a suonare uno strumento, ma ha dimostrato di essere un notevole scopritore di talenti, un genio del marketing e un produttore che sa come plasmare una canzone e una carriera, come chiunque altro.

Il suo primo lavoro nel settore è stato quello di stagista non retribuito alla Uptown Records di Andre Harrell, quando aveva 18 anni. A 23 anni, lui era già un magnate con la sua etichetta, la Bad Boy Records, che persiste ancora oggi e che ha introdotto artisti come Mary J. Blige, Jodeci, Craig Mack, the Notorious B.I.G., Mase, Faith Evans, Lil Kim, the LOX, Cassie, Janelle Monae, Machine Gun Kelly e sì, lui stesso.

Ha prodotto tre dei 500 migliori album di tutti i tempi di Rolling Stone: Ready to Die (1994) e Life After Death (1997) di The Notorious B.I.G., nonché My Life (1994) di Mary J. Blige – e lui stesso è apparso in 15 singoli che hanno raggiunto la top 15 degli Hot 100 di Billboard, di cui cinque hanno raggiunto il numero uno: “I’ll Be Missing You” (una canzone-tributo a Biggie, il suo migliore amico, dopo l’omicidio di Biggie nel 1997, che è rimasto irrisolto), “Mo Money Mo Problems”, “Shake Ya Tailfeather”, “Can’t Nobody Hold Me Down” e “Bump, Bump, Bump”.

Come disse una volta il New York Times, lui è l’uomo che ha venduto l’hip-hop al mainstream americano.

 

Nel corso della nostra conversazione, l’uomo dai molti nomi – è passato, di volta in volta, come “Puff”, “Puffy”, “Puff Daddy”, “P. Diddy” e “Diddy”, ma che dice che attualmente preferisce essere chiamato “Love” – ​discute le radici dei suoi impareggiabili affari; perché l’essere licenziato in giovane età fu forse la cosa migliore che gli sia mai capitata; come la Bad Boy Records arrivò a rappresentare l’hip-hop della East Coast e si trovò coinvolta in una faida con la Death Row Records della West Coast che, alla fine, uccise Tupac Shakur della Death Row e Biggie della Bad Boy (e come, negli anni successivi, si sono evolute le sue relazioni con artisti della West Coast, quali Dr. Dre e Snoop Dogg); e perché ha proceduto all’insolita transizione dalla produzione al rap, al grande successo, e poi ha iniziato a espandere il suo marchio, fino a un successo ancora maggiore, in settori come la moda, con la Sean John, azienda di abbigliamento maschile; ai liquori, con la lussuosa vodka Ciroc; ai film, quale produttore esecutivo del documentario del 2011 Undefeated, che ha vinto l’Oscar per il miglior documentario; e ad altro ancora.

 

Scott Feinberg

scott.feinberg@thr.com ScottFeinberg

 

 

 

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