Rapida diffusione del vaccino contro la COVID in Cina

https://www.nature.com/articles/d41586-020-02807-2

 

08 ottobre 2020

Aggiornamento 09 ottobre 2020

 

Che cosa significa, per la pandemia, la rapida diffusione del vaccino contro la COVID in Cina

La Cina ha promesso vaccini a molti Paesi, ma non è chiaro se riuscirà a rispettare i suoi impegni.

David Cyranoski

La Sinovac, produttore cinese di vaccini, sta sperimentando il suo vaccino contro la COVID-19 in Brasile. Credit: Silvio Avila/AFP/Getty

 

Nella corsa per il vaccino contro il coronavirus, la Cina sta facendo audaci promesse. Un funzionario sanitario cinese ha promesso pubblicamente che un vaccino efficace contro il coronavirus sarà disponibile entro la fine dell’anno. Il Paese si è inoltre impegnato a condividere i suoi vaccini con più di una dozzina di nazioni, in particolare con i Paesi in via di sviluppo con cui intrattiene stretti legami. Ma, anche qualora un vaccino fosse pronto a breve termine, alcuni scienziati si chiedono se il Paese sarà in grado di produrne dosi sufficienti per rispettare i suoi impegni internazionali e, inoltre, se gli accordi con quei singoli Paesi siano il modo migliore per garantire un’equa distribuzione del vaccino.

Wu Guizhen, la maggior esperta in biosicurezza presso il Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Pechino, ha dichiarato il mese scorso ai media statali cinesi che due vaccini, sviluppati dal gruppo farmaceutico Sinopharm di Shanghai, saranno disponibili a novembre o dicembre. I vaccini sono in fase di sperimentazione in Paesi quali Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Perù e Argentina.

Il 9 ottobre, la Cina ha anche annunciato di aver aderito al COVID-19 Vaccine Global Access (COVAX), lo sforzo collaborativo della Gavi, la Lega per i Vaccini, insieme alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mira a fornire due miliardi di dosi di vaccino alle persone più vulnerabili e agli operatori sanitari, soprattutto nei Paesi poveri. Circa 80 Paesi, ricchi di “autofinanziamenti”, si sono impegnati a sostenere l’iniziativa, con la notevole eccezione degli Stati Uniti.

Non è ancora chiaro se la Cina impegnerà denaro o vaccini, né in quale misura lo farà.

I produttori cinesi di vaccini hanno sviluppato quattro dei circa dodici vaccini principali candidati, che si trovano nelle fasi finali dei test in tutto il mondo. Nessun vaccino ha ancora completato gli studi cruciali di fase III, necessari per stabilire con certezza la loro sicurezza ed efficacia. Ma ciò non ha impedito a centinaia di migliaia di persone, in Cina e all’estero, di essere testate con uno dei quattro vaccini cinesi, candidati nell’ambito di politiche note come “autorizzazione all’uso di emergenza”. Tali vaccini includono quelli sviluppati dalla Sinopharm, più una vaccinazione sviluppata dal produttore di vaccini Sinovac, con sede a Pechino, e un’altra della CanSino Biologics di Tianjin.

Gli scienziati affermano che il gesttore dei farmaci del Paese, che fa parte del Ministero della Salute, deve attendere dati di prova affidabili, che dimostrino che i vaccini siano sicuri ed efficaci, prima di concedere agli stessi la piena approvazione.

In una e-mail a Nature, la Wu ha detto che il Ministero della Salute attenderà i risultati di ampi studi, prima di approvarli per la vendita. “Prima di quel momento, vi sono ancora incertezze”.

Al di fuori della Cina, vi sono notevoli aspettative sul fatto che sarà presto disponibile un positivo vaccino cinese. Le sperimentazioni su larga scala della Sinopharm in Argentina, iniziate il mese scorso, hanno ricevuto un’ampia copertura mediatica – afferma Eduardo Spitzer, direttore scientifico del Laboratorio Elea Phoenix a Buenos Aires, che sta organizzando i test. “Stiamo lavorando il più velocemente possibile, ma senza perdere la qualità dei dati ottenuti dalle prove”.

 

Domanda e offerta

Il leader cinese, Xi Jinping, a maggio, ha dichiarato all’Assemblea Mondiale della Sanità che i vaccini di questa sarebbero un “bene pubblico globale“, e l’elenco dei Paesi con cui la Cina ha promesso di condividere i suoi vaccini continua a crescere. Ma gli scienziati si chiedono se i produttori di vaccini avranno dosi sufficienti per adempiere a tali impegni.

Negli ultimi mesi, i leader del governo, tra cui Xi e il premier Li Keqiang, si sono impegnati pubblicamente a rendere il vaccino cinese accessibile a Filippine, Cambogia, Birmania, Thailandia, Vietnam e Laos, nonché ai paesi dell’Africa e dell’America Latina.

I produttori cinesi di vaccini hanno anche accordi con i Paesi in cui i vaccini vengono testati. La Sinovac, che ha un vaccino in fase III di sperimentazione e che afferma che i risultati dovrebbero essere pubblicati entro la fine di novembre, ha un accordo per fornire 60 milioni di dosi a San Paolo, in Brasile, e ha promesso 40 milioni di dosi in Indonesia entro marzo. Spitzer dice che i dettagli, per quanto riguarda l’accordo che la Sinopharm ha fatto per fornire vaccini in Argentina, sono riservati.

Zheng Zhongwei, il capo della task force sul vaccino COVID-19 del governo cinese, ha detto il mese scorso che la Cina avrà la capacità di produrre 600 milioni di dosi entro la fine dell’anno, nonché un miliardo l’anno prossimo. Ma, dato che il Paese ha una popolazione di 1,4 miliardi di persone, la maggior parte delle quali non è stata vaccinata, non vi sarebbero molte dosi disponibili per l’esportazione.

I numeri non tornano, dice Klaus Stöhr, che ha guidato per 15 anni l’unità di risposta alle epidemie presso l’OMS ed è ora in pensione. “Il numero di dosi disponibili in Cina sarà di gran lunga troppo basso, per consentirne l’esportazione, a meno che non venga presa la decisione politica di spedire i vaccini all’estero, nonostante siano ancora esistenti in Cina le esigenze di vaccino”, afferma costui.

La Cina potrebbe anche utilizzare i suoi accordi con i singoli Paesi, per ottenere una futura leva politica o economica, afferma Jerome Kim, direttore generale dell’International Vaccine Institute di Seoul. Egli dice che “ciò sarebbe deplorevole”.

Ma Kim ha lodato la decisione della Cina di unirsi al COVAX. “Quando Xi ha detto che avrebbe reso i vaccini un “bene pubblico globale”, ha detto le parole giuste. L’adesione al COVAX trasforma quelle parole in azioni”, ha affermato.

Se la Cina impegnasse dosi di vaccini, queste dovranno essere approvate dall’OMS e dalla CEPI. Attualmente, nessuno dei quattro principali candidati cinesi è nell’elenco dei vaccini supportati dalla CEPI. Se la Cina fornirà vaccini, dovrà anche aumentarne la capacità. “Rimangono molti interrogativi”, dice Kim.

 

La sicurezza in primis

Prima che i vaccini cinesi vengano somministrati a più persone, la loro sicurezza e la loro efficacia dovranno essere stabilite con fermezza, affermano Kieny e altri scienziati.

Essi hanno anche criticato la Sinopharm per aver affermato che le sue vaccinazioni, diffuse in base alle disposizioni sull’uso di emergenza, dimostrano che le loro due somministrazioni sono sicure ed efficaci.

L’azienda afferma che non ci sono state infezioni, tra le decine di migliaia di persone, vaccinate prima di andare all’estero in Paesi colpiti dal coronavirus, anche se non sono stati resi disponibili dati a sostegno di questa affermazione.

“Personalmente non darei alcun merito ai risultati”, afferma Marie-Paule Kieny, ricercatrice sui vaccini presso l’INSERM, l’agenzia nazionale francese di ricerca biomedica a Parigi.

È difficile trarre delle conclusioni da tali osservazioni, perché c’è un forte rischio di pregiudizio, dice Paul Offit, un ricercatore di vaccini presso il Children’s Hospital di Philadelphia in Pennsylvania. Si potrebbe presumere che qualsiasi sintomo simile all’influenza, per i pazienti che sono stati vaccinati, non possa essere derivato da un’infezione da SARS-CoV-2, e che costoro potrebbero non segnalarli. «Essi potrebbero semplicemente pensare: ‘Mi sono vaccinato, quindi probabilmente non è niente’», dice Offit.

La Sinopharm non ha risposto alle richieste di commento di Nature.

In risposta alle domande di Nature sull’eventualità che i vaccini possano essere approvati sulla base di quei dati preliminari, la Wu ha detto che tali dati sarebbero solo una “piccola parte” delle prove che il gestore cinese utilizza per valutare i vaccini. “È necessario ottenere anche i dati validi degli studi clinici di fase III, per valutare appieno la sicurezza e l’efficacia dei vaccini”, ha detto costei.

La Wu ha affermato che il programma per l’uso di emergenza è iniziato su piccola scala e si è ampliato gradualmente da luglio. Le persone che sono state vaccinate vengono accuratamente monitorate per le reazioni avverse e viene detto loro di continuare a cercare di evitare l’esposizione al virus.

Le informazioni disponibili al pubblico, in merito alle principali sperimentazioni dei vaccini, sono state limitate, afferma Stöhr, che ha espresso dubbi su tali sforzi. “È un peccato, poiché conosco molti colleghi in Cina che hanno lavorato secondo i più alti standard scientifici e medici”, dice costui.

 

doi: 10.1038/d41586-020-02807-2

 

 

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