Storia dei Vichinghi: fatti e miti

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Storia dei Vichinghi: fatti e miti

Di Ryan Goodrich – Collaboratore di LiveScience 29 agosto 2018

‘Calling of Vikings‘, di Viktor Vasnetsov, inizi del ‘900

(Immagine: © WikiPaintings)

 

 

I Vichinghi erano un popolo marinaro, vissuto tra la fine dell’VIII e l’inizio dell’XI secolo, che si affermarono come commercianti, esploratori e guerrieri. Scoprirono le Americhe molto prima di Colombo e si spinsero fino all’Estremo Oriente, così come nelle zone più distanti della Russia. Anche se costoro sono stati spesso considerati come selvaggi, che facevano irruzione nelle nazioni più civili in cerca di tesori e di donne, i motivi e la cultura del popolo vichingo erano molto diversi da questa nomea. Questi predoni permisero anche molti cambiamenti in tutte quelle terre, dal punto di vista economico e militare.

 

L’era vichinga

Molti storici associano comunemente il termine “vichingo” al termine scandinavo “vikingr”, una parola che vuol dire “pirata”. Tuttavia, il termine è inteso con riferimento alle spedizioni oltremare, ed è stato usato dal popolo scandinavo come un verbo, per indicare il tempo che gli uomini tradizionalmente si riservavano, durante le loro estati, per diventare “vichinghi”. Mentre molti credono che queste spedizioni comportassero l’incursione in città e monasteri lungo le coste, molte spedizioni avevano in realtà l’obiettivo di mercanteggiare e quello di arruolarsi come mercenari stranieri.

Un gruppo di figuranti vichinghi carica la folla allo Stotfold Steam Mill Country Fayre in Inghilterra. (Credito dell’immagine: i4lcocl2 / Shutterstock.com)

 

L’era vichinga si riferisce in genere al periodo dall’800 d.C., pochi anni dopo il primo raid registrato, fino agli anni 1050, alcuni anni prima della conquista Inglese della Normandia del 1066, secondo Angelo Forte, Richard D. Oram e Frederik Pedersen, autori di “Viking Empires” (Cambridge University Press, 2005).

Durante questo periodo, l’estensione del popolo scandinavo si estese a tutti gli angoli del nord Europa, e molte altre nazioni trovarono vichinghi che razziavano le loro coste. Le più lontane registrazioni riferite dei vichinghi furono a Baghdad, per lo scambio di merci come pellicce, zanne e grasso di foca.

Un’incursione vichinga del 793, contro i monaci di Lindisfarne, una piccola isola situata al largo della costa nord-orientale dell’Inghilterra, segnò l’inizio della migrazione vichinga dalla Scandinavia. Questa località era una nota abbazia per gli studi, famosa in tutto il continente per i suoi monaci ben istruiti e per la sua grande biblioteca. Durante questo raid, i monaci vennero uccisi, gettati in mare o presi come schiavi, insieme a molti tesori della chiesa, e la stessa biblioteca venne rasa al suolo. Questo singolo evento pose le basi per il modo in cui i vichinghi sarebbero stati percepiti durante l’età vichinga: guerrieri selvaggi, senza rispetto per la religione, né apprezzamento per l’apprendimento.

Negli anni che seguirono il raid iniziale, i villaggi costieri, i monasteri e persino le città si trovarono assediati da questi stranieri marinai invasori. A causa della frequenza dei loro attacchi marittimi, vennero promossi molti sviluppi nelle fortificazioni, tra cui i porti murati e le mura in pietra rivolte verso il mare — difese che si rivelarono abbastanza efficaci, nello scoraggiare le loro incursioni.

Il motivo di questi attacchi è una questione dibattuta, tra gli accademici, sebbene le ragioni spesso risiedano in eventi come la persecuzione cristiana e il battesimo forzato dei pagani, o la riduzione della produzione agricola nella regione scandinava. Molte altre documentate ragioni potrebbero aver spinto queste persone a lasciare le loro case, ruvide e fredde, per cercare i mezzi per sopravvivere altrove. Eppure, nonostante la loro patria potesse essere stata intollerabile, la maggior parte dei Vichinghi tornò ancora in patria, al termine di ogni stagione, con tesori, schiavi e merci, per sopravvivere un altro inverno ancora.

 

Le navi vichinghe

Al centro della cultura vichinga, si trova la nave vichinga. Queste navi straordinarie – in particolare, le Drakkar, le lunghe navi – hanno plasmato le vite dei marinai norvegesi e hanno cambiato il corso della storia europea.

Le abilità dei norvegesi nel costruire le navi, affinate per oltre 10 secoli, portarono a una varietà di vascelli – dalle piccole barche da pesca, alle navi da carico dal grosso ventre, fino alle veloci e famose Drakkar, utilizzate per gli assalti. Ma, a prescindere dalle dimensioni, la maggior parte delle navi era progettata in forma stretta, con una breve distanza verticale tra la linea di galleggiamento e il fondo della nave; tali caratteristiche fornivano loro un’alta adattabilità, per poter essere usate nell’oceano e nei fiumi.

L’ abilità dei Vichinghi nella costruzione delle navi raggiunse il culmine nel VII secolo, quando essi inventarono la chiglia, una trave strutturale che corre da prua a poppa e si trova più in basso, rispetto al corpo principale della nave. Questa caratteristica aumentò la velocità e la stabilità e impedì gli indesiderati movimenti laterali, a parere di Yachting & Boating World. La chiglia, insieme all’aggiunta di un grande albero e di una vela, avrebbe infine permesso ai norvegesi di compiere lunghi viaggi attraverso il Nord Atlantico. Queste navi sono ora considerate come rivoluzionarie nel design, oltre che un miracolo tecnologico.

Per iniziare il processo di costruzione navale, i Vichinghi guidavano i cunei all’interno deli alberi appena tagliati, fino a quando il legno si spaccava lungo la venatura. Avrebbero potuto abbattere fino a 20 grandi querce, per ciascuna nave. Il legno veniva modellato e disposto in modo tale che le assi si incastrassero perfettamente in una costruzione di clinker, sovrapponendosi come in un ventilatore.

Nella costruzione navale dei clinker, l’esterno veniva avviato per primo; quindi, veniva inserito il telaio al suo interno, secondo il sito Regia Anglorum. La nave veniva rivestita con una miscela impermeabile, in pelo di animali, imbevuto di catrame, lana o muschio, e stabilizzata con rivetti in ferro. Il risultato finale era una lunga nave, incredibilmente veloce e flessibile, praticamente inarrestabile.

Gli uomini remavano con una serie di remi, integrati da una grande vela – molto probabilmente di lana.

Piuttosto che un timone, i Drakkar avevano un tribordo fissato a poppa, sul lato destro della nave, secondo il Royal Museums Greenwich.

Entro la metà del IX secolo, aumentarono le incursioni, man mano che si diffondeva nella regione nordica la notizia delle ricchezze depredabili in Europa. I villaggi e le comunità norvegesi si unirono per costruire delle navi, con l’intenzione di migliorare la propria vita attraverso i raid. Nell’842, i Vichinghi attaccarono spietatamente Nantes, sulla costa francese e, a causa della loro abilità nel navigare lungo i fiumi, essi continuarono a razziare le città dell’entroterra, tra cui Parigi, Limoges, Orleans, Tours e Nîmes, secondo History.com.

I Vichinghi prestarono grande attenzione all’arte, quanto all’artigianato. I drakkar erano solitamente adornati con teste di drago scolpite a prua, che si credeva tenessero lontani gli spiriti maligni. Quelle teste di drago, unita a una grande vela quadrata a strisce rosse, sarebbero divenute note come la firma dei Vichinghi. Il loro avvistamento avrebbe colpito con paura il cuore degli europei, per tre secoli.

Una replica di una nave vichinga si trova nella baia di Pegwell nel Kent, in Inghilterra. (Crediti dell’immagine: Shutterstock di Alan Gordine)

Incursioni nel Nuovo Mondo

I Vichinghi fondarono colonie sulla costa occidentale della Groenlandia, durante il X secolo. Le saghe vichinghe raccontano di viaggi intrapresi da queste colonie della Groenlandia nel Nuovo Mondo. Esse citano luoghi chiamati “Helluland” (diffusamente ritenuto essere l’Isola di Baffin), “Markland” (si pensa fosse il Labrador) e “Vinland” (un luogo più misterioso, che alcuni archeologi ritengono possa essere l’odierno Newfoundland).

A tutt’oggi, l’unico sito vichingo confermato del Nuovo Mondo si trova a L’Anse aux Meadows, sulla punta settentrionale del Newfoundland. Quel sito venne sterrato negli anni ’60. Ci sono, poi, altri tre possibili siti vichinghi, che gli archeologi hanno recentemente identificato in Canada. Due di questi si trovano nel Newfoundland, mentre il terzo si trova sull’isola di Baffin, nell’Artico canadese.

Un sito presumibilmente vichingo si trova a Point Rosee, nel sud del Newfoundland; in questo sito, gli archeologi hanno trovato un possibile focolare di torrefazione del ferro da palude, accanto a una struttura realizzata in torba.

Un altro possibile sito vichingo si trova nel Braccio di Sop, nel Newfoundland, e comprende una serie di trappole, che sarebbero state utilizzate per catturare grandi animali come il caribù.

Queste trappole sono disposte in linea retta, e gli archeologi ritengono che i Vichinghi spingessero gli animali verso queste insidie, per poterli intrappolare e uccidere.

Nel terzo possibile sito vichingo, situato a Nanook, sull’isola di Baffin, i ricercatori hanno reperito degli artefatti che potrebbero essere stati utilizzati nella produzione del metallo, nonché i resti di una struttura che potrebbe essere stata costruita dai Vichinghi.

 

Miti vichinghi

Molte, delle moderne conoscenze sui vichinghi, hanno trovato le loro origini nella propaganda cattolica.

Dopo la destituzione di molteplici strutture cristiane e la perdita di innumerevoli reliquie e tesori, il ministero cattolico cercò di screditarli. Fino al dominio britannico della Regina Vittoria, i Vichinghi erano ancora ritratti come un popolo violento e barbaro. Durante il XIX e XX secolo, le percezioni cambiarono fino al punto in cui i vichinghi erano considerati glamour, come dei nobili selvaggi dagli elmi cornuti, una cultura orgogliosa e coraggiosa in battaglia.

Per quanto riguarda i più popolari miti vichinghi, creati attraverso queste errate percezioni, i seguenti si dimostrano chiaramente falsi, secondo i dati storici:

  1. I vichinghi indossavano caschi cornuti – I vichinghi, tradizionalmente, giravano a testa scoperta, oppure indossavano dei semplici caschi in pelle con montature metalliche, con un’occasionale protezione per il viso. L’idea dietro i caschi cornuti nacque dal revival vichingo, durante il regno di Vittoria.
  1. Erano sporchi e spettinati – Gli archeologi trovano regolarmente prove di pettini, cucchiai e altri utensili per la cura, che indicano che i vichinghi erano molto fanatici dell’igiene personale.

Poiché le condizioni di vita, nelle regioni scandinave, erano certamente dure e difficili, molti vichinghi soffrivano per la scarsità di risorse, e le persone edificavano le loro case a grandi distanze, senza una vera leadership unitaria. Durante l’era vichinga, il popolo scandinavo fu in grado di spingersi maggiormente verso il mondo esterno e di costruirsi una reputazione che andasse oltre la semplice barbarie. Mentre alcuni vichinghi erano spinti dalla brama di ricchezza, molti cercavano relazioni economiche più pacifiche con le nazioni circostanti.

In effetti, come scrisse Forte et al., non vi fu una fine drammatica dell’era vichinga. Gli autori sostengono che i regni scandinavi furono lentamente acculturati e integrati nella “più ampia politica europea della Cristianità”.

 

Rapporti aggiuntivi di Traci Pedersen, collaboratrice di Live Science.

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https://www.livescience.com/32087-viking-history-facts-myths.html

 

Viking History: Facts & Myths

By Ryan Goodrich – LiveScience Contributor August 29, 2018

‘Calling of Vikings,’ by Viktor Vasnetsov, early 1900s

(Image: © WikiPaintings)

 

The Vikings were a seafaring people from the late eighth to early 11th century who established a name for themselves as traders, explorers and warriors. They discovered the Americas long before Columbus and could be found as far east as the distant reaches of Russia.

While these people are often attributed as savages raiding the more civilized nations for treasure and women, the motives and culture of the Viking people are much more diverse. These raiders also facilitated many changes throughout the lands from economics to warfare.

 

The Viking Age

Many historians commonly associate the term “Viking” to the Scandinavian term vikingr, a word for “pirate.” However, the term is meant to reference oversea expeditions, and was used as a verb by the Scandinavian people for when the men traditionally took time out of their summers to go “a Viking.” While many would believe these expeditions entailed the raiding of monasteries and cities along the coast, many expeditions were actually with the goal of trade and enlisting as foreign mercenaries.

A group of Viking re-enactors charges the crowd at the Stotfold Steam Mill Country Fayre in England. (Image credit: i4lcocl2 / Shutterstock.com)

 

The Viking Age generally refers to the period from A.D. 800, a few years after the earliest recorded raid, until the 1050s, a few years before the Norman Conquest of England in 1066, according to Angelo Forte, Richard D. Oram and Frederik Pedersen, authors of “Viking Empires” (Cambridge University Press, 2005). During this time, the reach of the Scandinavian people extended to all corners of northern Europe, and many other nations found Vikings raiding their coasts. The farthest reported records of Vikings were in Baghdad for the trading of goods like fur, tusks and seal fat.

A Viking raid on the monks of Lindisfarne, a small island located off the northeast coast of England, marked the start of the Viking migration from Scandinavia in 793. This location was a well-known abbey of learning, famous throughout the continent for the knowledgeable monks and its extensive library. During this raid, monks were killed, thrown into the sea or taken as slaves along with many treasures of the church, and the library itself razed. This single event set the stage for how Vikings would be perceived throughout the Viking Age: savage warriors with no respect for religion or appreciation for learning.

In the years that followed the initial raid, coastal villages, monasteries and even cities found themselves besieged by these sea-based foreign intruders. Due to the frequency of sea attacks, many developments were made in developing fortifications in the forms of walled-in harbors and sea-facing stone walls, defenses that proved to be quite effective at deterring raids.

The reason behind these attacks is a topic of debate among academics, though the reasons often stem from such things as the Christian persecution and forced baptism of pagans to reduced agricultural outputs in the Scandinavian region. Many more documented reasons might have prompted these people to leave their cold and harsh homes to seek out the means to survive elsewhere. Yet, despite how unforgiving their homeland may have been, most Vikings still returned to their homeland at the end of each season with treasure, slaves and goods to survive yet another winter.

 

The Viking ship

At the heart of the Viking culture lies the Viking ship. These extraordinary vessels — longships in particular — shaped the lives of the sea-faring Norse and changed the course of European history.

Honed for more than 10 centuries, the ship-building skills of the Norse led to a variety of vessels — from small fishing boats and big-bellied cargo vessels to the famous lightning-fast longships used for raiding. But no matter the size, most of the ships were designed to be narrow in shape with short drafts (vertical distance between waterline and bottom of ship), features that gave them high adaptability for use in the ocean and rivers.

The Vikings’ ship-building craft reached a high point in the 7th century when they invented the keel, a structural beam that runs from the bow to the stern and sits lower than the main body of the ship. This feature increased speed and stability and prevented unwanted lateral movement, according to Yachting & Boating World. The keel, along with the addition of a large mast and sail, would ultimately allow the Norsemen to make long journeys across the North Atlantic. These vessels are now looked back upon as revolutionary in design and a technological miracle.

To begin the ship-building process, the Vikings would drive wedges into freshly-cut trees until the wood split along the grain. Up to 20 great oaks might be cut down for a ship. The wood was shaped and arranged so that the planks fit together perfectly in a clinker construction, overlapping like a fan. In clinker shipbuilding, the outside is started first, and then the frame is put inside it, according to the living history site Regia Anglorum. The ship was coated with a watertight mixture of tar-soaked animal hair, wool or moss and stabilized with iron rivets. The end result was an incredibly fast and flexible longship that nothing could catch.

The men rowed with a series of oars, supplemented with a large sail most likely made of wool. Rather than a rudder, the longships had a steerboard fastened to the right-hand side of the ship at the stern, according to Royal Museums Greenwich.

By the middle of the 9th century, the raids really picked up as word spread across the Norse region of Europe’s removable wealth. Norse villages and communities came together to build ships with the intention of improving their lives through the business of raiding. In 842, Vikings ruthlessly attacked Nantes on the French coast, and because of their ability to maneuver up rivers, they went on to raid towns as far inland as Paris, Limoges, Orleans, Tours and Nimes, according to History.com.

The Vikings paid as much attention to art as to craft. The longships were usually adorned with carved dragon heads at the bow, which were believed to keep evil spirits away. The dragon head coupled with a large square, red-striped sail would come to be known as the signature of the Vikings. The sight would strike fear into the hearts of Europeans for three centuries.

A replica of a Viking ship sits at Pegwell Bay in Kent, England. (Image credit: Alan Gordine Shutterstock)

New World expeditions

The Vikings set up colonies on the west coast of Greenland during the 10th century. The Viking sagas tell of journeys they undertook from these Greenland colonies to the New World. They mention places named “Helluland” (widely believed to be Baffin Island), “Markland” (widely believed to be Labrador) and “Vinland” (a more mysterious location which some archaeologists believe could be Newfoundland).

At present the only confirmed Viking site in the New World is located at L’anse aux Meadows on the northern tip of Newfoundland. That site was excavated in the 1960s. Additionally there are three possible Viking sites that archaeologists have recently excavated in Canada. Two of the possible sites are located in Newfoundland while a third site is located on Baffin Island in the Canadian Arctic.

One possible Viking site is located at Point Rosee in southern Newfoundland; at the site, archaeologists found a possible bog iron roasting hearth beside a structure made with turf. Another possible Viking site is located at Sop’s arm in Newfoundland and includes a series of “pitfalls” that would have been used to trap large animals such as caribou. These pitfalls are arranged in a straight line, and archaeologists believe that the Vikings could have driven the animals toward these pitfalls where the animals could have been trapped and killed. At the third possible Viking site, located at Nanook on Baffin Island, researchers found artifacts that may have been used in metal production and the remains of a structure that may have been built by the Vikings.

Viking myths

Many modern perceptions of Vikings found their origins through Catholic propaganda. Upon the sacking of multiple Christian facilities and the loss of countless relics and treasures, the Catholic ministry sought to dehumanize them. Until Queen Victoria’s rule of Britain, the Vikings were still portrayed as a violent and barbaric people. During the 19th and 20th centuries, perceptions changed to the point where Vikings were glamorized as noble savages with horned helmets, a proud culture and a feared prowess in battle.

With regards to the more popular Viking myths created through these misperceptions, the following are proven to be clearly false according to historical record:

  1. Vikings wore horned helmets Vikings traditionally went bareheaded or wore simple leather and metal-frame helmets with the occasional face guard. The idea behind horned helmets came about from the Viking revival during Victoria’s reign.
  2. They were filthy and unkempt Archaeologists find evidence on a regular basis of combs, spoons and other grooming utensils that indicate the Viking people were very keen on maintaining personal hygiene.

While the living conditions in Scandinavian regions were certainly harsh and made a hard people, many Vikings suffered from the scarcity of resources and the people set up their homes over great distances with no real unified leadership. During the Viking Age, the Scandinavian people were able to make a stronger push to the outside worlds and create a reputation for themselves beyond simple barbarism. While some Vikings were driven with the lust for riches, many sought more peaceful economic relationships with the surrounding nations.

Indeed, as Forte et al wrote, there was no dramatic end to the Viking Age. The authors contend that the Scandinavian kingdoms were slowly acculturated and integrated into the “wider body politic of European Christendom.”

 

Additional reporting by Traci Pedersen, Live Science contributor.

 

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